CADEL VITTORIO

CADEL VITTORIO (1884 - 1917)

pittore, poeta

Immagine del soggetto

Autoritratto con serpe, pastello di Vittorio Cadel, 1909 ca. (Udine, Galleria d’arte moderna).

Nato a Fanna (Pordenone) nel 1884, morì appena trentatreenne (1917) durante la prima guerra mondiale nei cieli della Macedonia, dove il suo aeroplano da ricognizione venne attaccato e abbattuto. Dimostrò fin da giovanissimo disposizione artistica, ma solo nel 1901 riuscì a frequentare a Udine lo studio dei fratelli Filipponi e la scuola serale d’arti e mestieri Giovanni da Udine. Il percorso successivo fu costellato di conferme al suo talento: nel 1903 si iscrisse all’Accademia di belle arti di Venezia, tra il 1905 e il 1907 frequentò quella di Firenze, nel 1908 vinse la borsa di studio Marangoni e si perfezionò presso la scuola del Sartorio a Roma, ottenendo riconoscimenti e certificati di lode, nel 1912 fu terzo al concorso per la decorazione dell’Altare della Patria. Si abilitò all’insegnamento del disegno artistico nel 1905 all’Accademia di Modena, nel 1907 all’Accademia di Firenze e nel 1912 concorse per una cattedra di ornato a Cremona e successivamente per quella di disegno presso la scuola tecnica di Chivasso (Torino), dove insegnò fino allo scoppio della guerra. Richiamato alle armi nel 1915, ottenne di passare all’aviazione, nei reparti di osservazione a favore dell’artiglieria. Prese così parte alla battaglia di Gorizia, ottenendo in seguito la medaglia di bronzo. Nel 1917 era con la sua squadriglia in Macedonia, dove compì l’ultimo tragico volo (la medaglia d’argento al valor militare ne ricostruì la dinamica evocando il «singolare ardimento» del pilota). Di C., a Fanna, si possono osservare l’affresco del soffitto e dell’abside della chiesa della Madonna di Strada, mentre presso la parrocchiale si trova un quadro rappresentante Gesù che cammina sulle acque, ma buona parte della produzione pittorica, che rientra nel filone figurativo, è conservata presso il Museo civico udinese. ... leggi Accanto a due noti quadri a colori (Il rammendo, Il vecchio e il giovane), è presente una serie di studi (nudi, teste, paesaggi) dai quali emergono la maestria nella resa espressiva del ritratto e il gusto per il paesaggio campestre. Altre opere sono a Roma, Venezia, Firenze, Chivasso, Torino. La poesia in friulano, quasi completamente nella varietà nativa (qualche tentativo è in veneto e in italiano, ma con valore più storico-patriottico che letterario), è parallela alla pittura, tanto che la raccolta Fueiz di ’leria [Foglie d’edera] uscì a Udine nel 1908. Il corpus si ampliò, ma di poco, con uscite su «La Patria del Friuli» e «Forum Iulii». Edizioni successive, che non integrano del tutto i testi comparsi sulle riviste, sono a cura della Società filologica friulana (1929) e del comune di Fanna (1968, entro un ricordo complessivo ma con notevoli interventi grafici e nell’ordine delle poesie). Prevalgono i sonetti, ma non manca l’influsso della villotta e di altri schemi cantabili; alcuni componimenti di C. sono stati musicati da Carlo Conti. L’insieme comprende versi d’amore (le tappe di una alterna vicenda sullo sfondo del paese: da La Balconela [La finestrella] e Bruta ciuita [Brutta civetta]), quadretti ironici dialogati (La comarona [La pettegolona]), scorci di vita contadina e di paesaggi campestri, «dove si fanno attivi l’occhio e la sensibilità coloristica del pittore, ma dove si propongono anche dichiarazioni d’affetto e nostalgie un po’ di maniera» o cadute in direzione di Zorutti (Pellegrini). Si veda Matinada [Mattinata], Il troi [Il sentiero], ’A plouf [Piove], I doi pôi [I due pioppi] («Recuarditu? Il sorêli in miec’ li cimiz / al sclipignava di oru i ciò biei vôi… / […] sul prât la nostra ombrena lùngia lùngia / ’a si bussava in zomp cun ché dai pôi» [Ricordi? Il sole tra le cime / spruzzava di oro i tuoi begli occhi… / […] sul prato la nostra ombra lunga lunga / si baciava insieme a quella dei pioppi]). Faggin lo accosta a Salvatore di Giacomo per la «disponibilità al canto e il prezioso senso musicale della parola» e ne ricorda, accanto all’entusiasmo giovanile, la tentazione nichilista e disperante (Pâs [Pace], Dal scur al lustri [Dal buio al chiaro]).

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Bibliografia

Opere di V. Cadel: Fueiz di ‘leria, Udine, Del Bianco, 1908; Fueiz di léria e altre poesie, ed. riveduta con Introduzione e glossario di A. Marcuzzi, Udine, SFF, 1929; Fueis di lèria (Foglie d’edera), ed. riveduta e corretta con Introduzione e versioni del prof. D. Penzi, Fanna, Comune di Fanna, 1968.

DBF, 136; G. FAGGIN, La cise in flôr, Udine, Edizions dal Moviment dal Friûl, 1972, 43-51; BELARDI - FAGGIN, Poesia, 41; PELLEGRINI, Tra lingua e letteratura, 284; L. STRAULINO, Vittorio Cadel, poeta e aviatore, «Ce fastu?», 43/2 (1987), 393-402; Cadel da Fanna. L’uomo, l’artista e il suo paese, a cura di A. PICOTTI, Reana del Rojale, Chiandetti, 1990; A. M. BULFON, Per un Dizionario dei Fannesi. Repertorio biografico, in Fanna. La sua terra, la sua gente, a cura di P. GOI, Fanna, Comune di Fanna, 2007, 477-479.

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