CARNERA PRIMO

CARNERA PRIMO (1906 - 1967)

pugile, attore

Immagine del soggetto

Un ritratto hollywoodiano di Primo Carnera (Sequals, Archivio comunale).

Maggiore di tre fratelli (Secondo e Severino, rispettivamente più giovani di due e sei anni), C. nacque a Sequals (attualmente in provincia di Pordenone) il 25 ottobre 1906 da Isidoro Sante (di professione mosaicista-terrazziere, all’epoca emigrante in Germania) e Giovanna Mazziol. Appena venuto al mondo la figura assunse già una connotazione mitica: a seconda delle fonti, sembra infatti che il peso dell’infante si aggirasse tra i sette, gli otto, o addirittura i dieci chilogrammi. La prima guerra mondiale tolse alla povera famiglia di Sequals l’unica fonte di sostentamento, spedendo Sante al fronte: il giovane C. fu così costretto ad abbandonare la scuola al termine della quarta elementare, per poter guadagnare qualche soldo accettando ogni lavoro gli venisse offerto. Nel 1922 decise di emigrare in Francia presso uno zio, a Le Mans, dove s’impiegò come garzone falegname, ma era in perpetua penuria di cibo per alimentare un corpo che nel frattempo aveva già superato i due metri d’altezza e i centoventi chili di peso. All’età di venti anni fu ingaggiato da un circo, dove si esibiva interpretando il gigante «Juan lo spagnolo, il terrore di Guadalajara». C. venne presto notato da un allenatore di boxe, Paul Journée, che lo convinse a entrare nella sua squadra e infine lo presentò al manager parigino Léon Sée. Compiuta una preparazione approssimativa, C. debuttò nel professionismo alla Sala Wagram di Parigi il 12 settembre 1928, battendo per k.o. tecnico al secondo round Léon Sebilo. Iniziò così una serie di match vincenti, molti di quali “accomodati” preventivamente, concepiti per lanciare il “fenomeno Carnera”, consentendogli via via di affinare la tecnica ancora piuttosto rozza. Fama e ingaggi (in gran parte intascati dai manager) aumentarono rapidamente e agli inizi del 1930 C. lasciò l’Europa per intraprendere un fitto tour d’incontri negli USA, preannunciato e accompagnato da una formidabile campagna pubblicitaria, sponsorizzata dal potente “syndicate” vicino alla mafia. ... leggi Damon A. Runyon, celebre “columnist” sportivo e scrittore di largo successo (Angeli con la pistola, Bulli e pupe), coniò per lui l’appellativo «Ambling Alp» (la “montagna che incede”) e, a significare quanto C. fosse ormai diventato un’icona pop, nel 1931 comparve in una lunga serie di strisce Disney dove – nelle sembianze del gattone Catnera – incrociava i guantoni con Mickey Mouse. Dopo un paio d’anni di perfezionamento tecnico, ebbe molti match al di qua e al di là dell’Atlantico, in molti risultò vincitore, ma subì anche un paio di sconfitte. C. sembrò pronto per puntare al titolo mondiale dei pesi massimi. Sotto l’attenta regia del nuovo procuratore italoamericano Lou (Luigi) Soresi, tornò nel 1933 per la terza volta negli States: il 10 febbraio batté in semifinale, al Madison Square Garden, Ernie Schaaf (che, a due giorni dall’incontro sarebbe morto per un’emorragia cerebrale, alimentando così il mito del “gigante friulano”) e il 29 giugno, al Garden Bowl di New York, stese al sesto round l’iridato Jack Sharkey (al secolo Josef Zukauskas, di origini lituane). La fama di C. era all’apice: il suo cognome era sulla bocca di tutti (e presto anche nei dizionari), usato come eponimo, alla stregua di un Ercole o un Maciste; i suoi tratti ispirarono Jerry Siegel e Joe Shuster nella creazione del personaggio di Superman; il regime fascista si appropriò del suo corpo scultoreo presentandolo come un “doppio” di Mussolini «primo sportivo d’Italia», la cui forza rispecchiava quella di tutto un popolo, rigenerato e unificato dal governo del duce (una velina del Minculpop datata 16 febbraio 1933 ordinava alla stampa di «non dire che Carnera è friulano: ma di ricordare soltanto che è italiano»). C. non poteva che difendere il titolo in patria, nella capitale, in una piazza Siena sapientemente agghindata a fini propagandistici: alla vigilia delle celebrazioni della marcia su Roma, il 28 ottobre, strappò un non molto entusiasmante verdetto ai punti contro il basco Uzcudun. Già l’anno successivo perdette malamente la cintura contro Max Baer (il match reale venne fatto precedere da una versione cinematografica, interpretata sempre dai due, nel film L’idolo delle donne): C. dimostrò buone doti di incassatore, ma poco altro. La carriera di boxeur prese velocemente una china discendente: abbandonato dall’entourage, fra incontri con avversari sempre più improbabili, nel 1938 gli venne asportato un rene, a causa del diabete, e nel 1946 appese definitivamente i guantoni al chiodo. Continuò però a calcare il tappeto del ring, riconvertendosi al wrestling, che praticò fino al 1961 negli USA, dove era emigrato nel dopoguerra. Parallelamente a questo sport – che in sé non aveva nulla di agonistico e molto di coreografico, alla “stuntmen” – C. s’impegnò anche nel mondo del cinema, comparendo, sempre in ruoli di secondo piano, in numerose pellicole girate tra Hollywood e Cinecittà (basti citare una delle ultime, Ercole e la regina di Lidia, del 1958, per esemplificare il genere). Sentendo vicina la morte, volle tornare a Sequals, nella villa Liberty fatta costruire nel 1932 (recentemente adibita dall’amministrazione comunale a museo). A poco più di un mese dal rientro in patria, C. perse il match definitivo contro diabete e cirrosi epatica, il 29 giugno 1967, lasciando la moglie Pina Kovacic (slovena italianizzata in Cavazzi), sposata nel 1939, e due figli. Scorrere la vita di C. significa saltare continuamente dal piano della realtà a quello del romanzo (alcuni ne ispirò: fra tutti Il colosso d’argilla The harder they fall – di Budd Schulberg, la cui trasposizione cinematografica vide l’ultima apparizione sul grande schermo di Humphrey Bogart). Il mito mondiale è stato rilanciato ultimamente dal film ad alto budget di Renzo Martinelli Carnera. The walking mountain (2008), mentre a livello locale va segnalato che l’amministrazione provinciale di Pordenone, seguendo la moda dei “marcatori” territoriali a scopo turistico, ha voluto inserire sui dieci “totem” alti sei metri e mezzo installati nel 2007 in corrispondenza dei principali punti di accesso della rete stradale, lo slogan «Prima… come Carnera» e a Udine gli è stato intitolato il principale palazzetto dello sport, eretto nel 1970.

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Bibliografia

P. CARNERA, Io, Primo Carnera: il manoscritto ritrovato, a cura di F. NARDUCCI - D. REDAELLI - I. MALFATTO - P. BERGONZI - C. VALLARDI, Milano, La Gazzetta dello Sport, 2003.

DBF, 163; Carnera, Primo, in DBI, 20 (1977), 460-461; C. BORGHI, Primo Carnera: l’uomo, il pugilatore, Milano, La tipotecnica, 1932; Carnera campione del mondo di pugilato, Milano, Rizzoli & C., 1933 (supplemento a «Il secolo illustrato», luglio 1933); L. SÉE, Le mystère Carnera, Paris, Gallimard, 1934; F. SCOZZARI, Primo Carnera, Milano, P. Carnera, 1982; F. MULLALLY, Primo: the story of ‘Man Mountain’ Carnera, London, Robson, 1999; C. ALBEDO - C. TOLAZZI, Primo Carnera, secondo me, Pasian di Prato, Leonardo, 2000; G. V. FANTUZ - I. MALFATTO, Mio padre Primo Carnera: la carriera sportiva, il personaggio, l’uomo nei ricordi di Umberto e Giovanna Maria Carnera, Cassina de Pecchi, SEP, 2002; D. TOFFOLO, Carnera: la montagna che cammina, Pordenone, Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 20022(= Bologna, Coconino Press, 2006); Dizionario del cinema italiano: testi e strumenti per la scuola e l’università, 3, Gli attori dal 1930 ai giorni nostri, 1, A-L, a cura di E. LANCIA - R. POPPI, Milano, Gremese, 2003, 119; Primo Carnera: biografia di un campione. Catalogo della mostra (Sequals, 18 luglio-24 ottobre 2004), Udine, AGF, 2004; A. SANTINI, Primo Carnera: l’uomo piu forte del mondo, Milano, Oscar Mondadori, 2004; E. DEL BEL BELLUZ, Carnera e i miei campioni, Milano, Ritter, 2006; La leggenda di Primo Carnera, a cura di R. FESTI, Civezzano, esaExpo, 2006; D. MARCHESINI, Carnera, Bologna, il Mulino, 2006; I. MALFATTO - D. REDAELLI, Primo Carnera, Pordenone, Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 2008.

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