CECONI ANGELO

CECONI ANGELO (1862 - 1944)

ingegnere, imprenditore agricolo

Immagine del soggetto

L’ingegnere Angelo Ceconi.

Nacque il 1° settembre 1862 a Unterdrauburg, oggi Dravograd (Slovenia), primogenito di Giacomo Ceconi. Rimasto orfano all’età di due anni della madre Katalin Rácz, di origine ungherese, seguì, sorvegliato da una governante, le peregrinazioni del padre impresario impegnato in grandi costruzioni stradali e ferroviarie in quasi ogni parte del vasto Impero asburgico. Giacomo Ceconi ebbe, in seguito, da tre matrimoni altri otto figli, ma il primogenito fu l’unico che in qualche modo gli assomigliò per talento imprenditoriale e intelligenza tecnica. Studiò a Kalksburg in un collegio gesuitico di grande prestigio per il rigore disciplinare e per l’alto livello della preparazione scolastica offerta e si laureò poi in ingegneria idraulica a Graz. Da giovane ingegnere seguì il padre in vari lavori fra cui anche alcuni interventi nel porto di Trieste. L’impresa Ceconi si interessò agli inizi del Novecento anche ad alcune commesse per lavori di sistemazione del porto di Cagliari. In occasione di un sopralluogo, C. conobbe la Sardegna e ne rimase talmente affascinato da decidere di rimanervi, e precisamente ad Assemini, per iniziare una nuova attività imprenditoriale. Appena appreso della messa in vendita in quella località della vastissima proprietà terriera dei conti Orrù che al tempo offriva una scarsissima rendita, trattandosi per lo più di pascoli e di fondi acquitrinosi, l’ingegnere non si limitò ad acquistare quei poderi, ma comprò anche altri appezzamenti da diversi piccoli proprietari del luogo riuscendo, tramite permute, ad unificare l’intera proprietà, che raggiunse in breve un’estensione di oltre 1.200 ettari. ... leggi Con la sua nuova azienda, C. rappresentò per Assemini e i suoi dintorni il passaggio da una cultura agraria dalle radici feudali a quella di un’azienda agricola moderna che introduceva tutti i progressi dell’epoca in campo agricolo e zootecnico. A tal fine volle al suo fianco, in veste di fattore, un tecnico diplomato della Scuola agraria di Pozzuolo in Friuli. La sua attività di imprenditore agricolo suscitò sin dagli inizi interesse e ammirazione. Egli trasformò infatti in floridissime campagne steppe e paludi senza attendere dal governo i relativi premi, facendo praticare canali di sgrondo e di irrigazione, trivellazioni e vasche, e costruì inoltre stalle modello e case coloniche. Grazie ai lavori di bonifica e di trasformazione agraria, la tenuta, un tempo fortemente malarigena, registrava già negli anni Venti una attenuazione dei pericoli del morbo, che poteva dirsi, se non del tutto scomparso, grandemente mitigato. Oltre alle vaste migliorie ed alla realizzazione di pozzi artesiani, C. dimostrò di aver acquisito anche grande competenza in campo zootecnico: fu infatti tra i primi a importare sull’isola mucche da latte Simmenthal e a promuovere nella zona il consumo e la commercializzazione di latte vaccino, che soppiantò ben presto quello ovino, sino ad allora prevalente. C. introdusse inoltre le macchine agricole al tempo più moderne come le mietileghe. Molti contadini venivano anche dai paesi vicini per assistere ai nuovi metodi di aratura e di raccolta dei foraggi. La sua azienda venne riconosciuta sino agli anni Trenta come una delle più avanzate del Campidano. Nel 1909 accettò dal Ministero dell’agricoltura, industria e commercio un incarico di presidente di una commissione provinciale che in oltre due anni esaminò decine di aziende agrarie partecipanti ad un grande concorso a premi per miglioramenti fondiari. Il 1910 fu l’anno in cui una grande invasione di cavallette colpì oltre cento comuni dell’isola. Al termine della campagna di lotta, il 12 giugno «L’Unione sarda» pubblicava una lettera del prefetto Germanio, diretta al sindaco di Assemini, nella quale si esprimevano vivi elogi «alla amministrazione comunale tutta, ai proprietari e specialmente al benemerito conte Ceconi che tanto impulso ha dato alla lotta». Fu impegnato pure in opere di avanguardia, come le trivellazioni per la ricerca di acque profonde. Una testimonianza ufficiale si trova sul periodico «L’Agricoltura sarda», n. 16 del 1924, che pone in rilievo «risultati soddisfacenti delle perforazioni profonde eseguite nei primi di questo secolo ad Assemini», dove «il saggio e valoroso agricoltore conte Angelo Ceconi, in varie località della tenuta fece nuove trivellazioni relativamente a 70, 100 e 140 metri». Notevole fu la sua piantagione di Eucalyptus, intrapresa con successo per molti decenni e continuata attivamente con l’ausilio di un ricchissimo piantonaio, fornito di oltre trentamila piantine. Verso la fine degli anni Venti l’azienda agricola del conte C. aveva assunto le sue dimensioni definitive: quelle di una proprietà che si estendeva dal centro storico di Assemini sino ai confini col territorio di Capoterra e dal territorio di Uta sino alla foce del Mannu e, lungo le rive dello stagno di S. Gilla, sino quasi alle saline di Macchiareddu. Se i primi due decenni di attività furono contraddistinti da una intensa e febbrile attività di bonifica, impianto e edificazione, il successivo quarto di secolo si caratterizzò per un’attenta e sapiente gestione delle produzioni e per una scrupolosa e saggia amministrazione. Ricoverato all’ospedale di Iglesias a seguito di complicazioni sopravvenute all’incidente che lo vide travolto per strada da un cavallo imbizzarrito, C. morì ultraottantenne il 25 maggio 1944. È sepolto nel cimitero di Assemini.

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Bibliografia

G. SEGHETTI, Manodopera e colonizzazione in Sardegna, Roma, Tipografia del Senato, 1928; C. ERMACORA, Friulani in Sardegna, «Friuli nel Mondo», 3 (1953), 6-7; H. KITZMÜLLER, Angelo Ceconi, imprenditore agricolo ad Assemini dal 1902 al 1944, Cormons, Braitan, 2010.

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