CHAMATERÒ DI NEGRI IPPOLITO

CHAMATERÒ DI NEGRI IPPOLITO (1535 - ?)

maestro di cappella, compositore

In mancanza di documenti si ritiene per congettura che I. C. sia nato intorno al 1535-40, molto probabilmente a Roma, ove forse ricevette anche la sua formazione musicale. Personaggio inquieto sempre alla ricerca di nuove e più gratificanti sistemazioni, solido e prolifico polifonista, fece la sua prima comparsa a Padova nel 1560 e 1561 da dove firmò le dedicatorie dei suoi due primi libri di madrigali, indirizzati rispettivamente ai nobili Gilberto Sanvitali conte di Sala e Giovangiacomo Trivulzio. Il primo gennaio del 1562, su segnalazione di Giovanni Nasco, fu eletto maestro di cappella dell’Accademia Filarmonica di Verona ove rimase fino al dicembre dell’anno seguente (o al gennaio 1564) per poi iniziare a peregrinare come maestro di cappella in diverse cattedrali dell’Italia settentrionale e non solo: il 16 gennaio 1565, dopo la rinuncia di don Nicola Vicentino, venne eletto maestro di cappella in duomo a Vicenza; ma il 17 novembre seguente il capitolo lo rimosse dalla carica obbligandolo tuttavia a rimanere in servizio fino alla fine dell’anno come prevedeva il contratto. Da lì si trasferì a Treviso per dirigervi la cappella del duomo (1565-67). Fu poi maestro della cattedrale di Udine (dall’11 ottobre 1567 al 22 febbraio 1570), Cremona (dal 1571 al 1573 circa), di nuovo Udine (dal 17 agosto 1574 al 25 marzo del 1577); quindi fu a Padova (dal 31 dicembre 1578 al 22 luglio 1580), per due anni a Bergamo presso la basilica di S. Maria (1580-81), e poi a Graz (1583), a Portogruaro nella chiesa di S. Andrea nuova sede del vescovo e del capitolo di Concordia (dal 19 giugno 1586, probabilmente solo per qualche mese), e, infine, a Roma nel 1592 al servizio di papa Clemente VIII (Ippolito Aldobrandini). Dopo tale anno si perdono definitivamente le sue tracce. ... leggi Di lui ci sono pervenute le seguenti opere a stampa, tutte edite a Venezia: 1) composizioni sacre: Liber primus missarum cum 5 et 7 vocibus (1569); Salmi corista a otto voci per le feste di Natale, di Pasqua et altre feste dell’anno […] secondo l’ordine del Concilio di Trento, […] accompagnate anco con ogni sorte di istrumenti musicali (1573); Li introiti fondati sopra il canti fermo del basso […] secondo l’ordine del messal novo […] a 4, a 5, e a 6 voci (1574); Li Magnificat a otto, a nove, et a dodeci voci (1575); 2) composizioni profane: Il primo libro di madrigali a cinque voci con doi madrigali a 6 voci (1560); Il primo libro di madrigali a quatro voci (1561); Il secondo libro delli madrigali a cinque voci (1569); Il terzo libro delli madrigali a cinque voci (1569); Il quarto libro delli madrigali a cinque voci (1569); Il secondo libro delli madrigali a quatro voci (1569); un madrigale, Non v’ammirat’alma, a cinque voci, in Mussicale essercitio di L. Balbi (1589) e una padovana, Dio ve aiaga e mantegna in allegria, a quattro voci, in Mascherate di A. Gabrieli (1601). Restano inoltre diverse composizioni sacre manoscritte (una raccolta di venti Introitus et Alleluja super cantu plano a quattro, cinque e sei voci del 1578, conservata ad Augsburg, Staats- und Stadtbibliothek; tre messe, nove antifone, un Magnificat e un inno a Treviso, Bibl. capitolare; due Magnificat a Berlino, Staatsbibliothek) e alcune profane (Bruxelles, Bibl. Royale; Berlino, Staatsbibliothek; Verona, Acc. Filarmonica); di altre composizioni, infine, come ad esempio quelle da lui composte per una commedia rappresentata nel febbraio del 1575 nel salone del castello di Udine, o il Magnificat che inviò da Venezia il primo gennaio 1586 al duca di Mantova, resta solo la memoria. Come si può notare le sue pubblicazioni si concentrano in un arco cronologico abbastanza ristretto, dal 1560 al 1575, e ben sei, ossia più della metà, videro la luce durante i due periodi udinesi. Questo fatto si potrebbe forse spiegare con le condizioni particolarmente favorevoli nelle quali si trovò a lavorare a Udine (stabilità del posto, apprezzamento unanime nei suoi confronti espresso nelle lettere testimoniali che in più circostanze il capitolo e la comunità gli rilasciarono, concessione di permessi temporanei senza difficoltà), ma forse non bastano a giustificare l’edizione di quattro libri di madrigali e uno di messe nel solo 1569; probabilmente a Udine ebbe le opportunità per raccogliere e pubblicare opere composte negli anni precedenti (dal 1562 al 1568 infatti non aveva edito nulla). Quasi a voler rimarcare il legame con la città, nei frontespizi di cinque di questi libri il C. si fregia del titolo di «Maestro di capella nel domo di Udine»; resta il dubbio solo per il Liber primus missarum (1569) il cui unico testimone, peraltro mutilo, è stato smarrito in anni recenti senza che ne fosse stata fatta una descrizione accurata (verosimilmente era quel «quoddam opus musice, a se elegantissime editum» offerto dal C. il 30 dicembre 1569 ai canonici di Aquileia e non è da escludere che fosse dedicato proprio a loro). Inoltre due dei libri editi dopo il suo primo servizio udinese, quando era lontano dal Friuli, sono indirizzati, probabilmente per propiziarsi una nuova condotta, rispettivamente al vicario generale del patriarcato di Aquileia mons. Giacomo Maracco (i Salmi corista, con lettera datata primo novembre 1573) e ai canonici di Udine (Li introiti, con lettera datata primo dicembre 1573, ma stampati all’inizio dell’anno seguente). Entrambe queste dedicatorie offrono informazioni utili sia pur su temi diversi. Nella prima il C. dichiara di aver seguito le direttive sulla musica sacra emanate dal concilio di Trento e da Pio V; scrive infatti «ch’espressamente [nelle sue composizioni] si sentono le parole che si cantano nonostante che sieno a otto voci, modo nuovo et, fin qui, mai usato da altri (ch’io sappia)» anche se «accompagnati con ogni sorta di instrumenti musicali»; nella seconda ricorda le soddisfazioni provate durante il servizio a Udine e sottolinea l’originalità delle sue composizioni: «so, che V. S. illustri e reverende quando era al servitio del suo honorato domo, non poco si delettavano della Musica dell’introiti, e che gioivano à veder li miei scholari in choro nel far contraponti all’improviso l’un l’altro avanciarsi. Però io per sodisfar in parte all’obligo, che con quelle per la molta gentilezza verso di me usata tengo, e specialmente per le grand’accoglienze, che mi fecero, quand’io da Treviso, nel cui domo era maestro, veni alla magnifica città vostra di Udine, dove dall’amorevolezza sua, e da li gran partiti propostomi fui poi astretto à restar, e per mostrargli, che non meno di qual altro si voglia, per le sue non mai à bastanza lodate qualità, le amo, e osservo, e di aggradirle cerco, questa mia opera dell’introiti gli dedico, e dono: opera forse non mai più con tal ordine veduta, essendo ella fatta sopra li canti fermi del basso, e alcuni delli soprani, con li suoi verseti secondo l’officio novo, e con li Sicut erat in canto figurato, della qual’anco con diletto degl’Astanti nelle sue solenità V. S. illustri, e reverende si potrano servire».

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Bibliografia

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