CORONINI CRONBERG GUGLIELMO

CORONINI CRONBERG GUGLIELMO (1905 - 1990)

storico, collezionista

Immagine del soggetto

Il conte Guglielmo Coronini Cronberg (Gorizia, Fondazione Palazzo Coronini Cronberg).

Figlio terzogenito di Carlo Maria Ernesto e di Olga Westphalen zu Fürstenberg (1869-1958), fu l’ultimo esponente del ramo goriziano della nobile famiglia di origine lombarda, ma a perpetuarne la memoria egli istituì la Fondazione Palazzo Coronini Cronberg, con il compito di conservarne il patrimonio storico, artistico, archivistico e librario. Nato il 7 luglio 1905 a Ruffrè (Trento), C. trascorse l’infanzia nella residenza di Cronberg (Moncorona, ora Kromberk, in Slovenia). Ricevette un’istruzione privata, che gli permise di apprendere e padroneggiare cinque lingue oltre al latino: italiano, francese, tedesco, sloveno e inglese. In quegli anni, i beni di famiglia furono incrementati da importanti lasciti, tra cui la villa Louise, ereditata da Ada Löhneyssen nel 1912. Nel 1913 morì a San Pietroburgo Eduard Cassini, legando per testamento alle nipoti Olga e Teresa Westphalen zu Fürstenberg un ingente patrimonio in gioielli, mobili, dipinti, argenteria e proprietà fondiarie, quest’ultime requisite dal governo bolscevico nel 1918. Durante la prima guerra mondiale il castello di Cronberg fu quasi completamente distrutto da un incendio e subirono vari danni anche gli altri immobili siti in Gorizia, tra cui il palazzo di Grafenberg, acquistato nel 1820 dal trisavolo Michele Coronini, e residenza dei nonni Alfredo e Carolina Ritter. Nel dopoguerra la famiglia, composta oltre che dai genitori anche dalla sorella Nicoletta e dal fratello Francesco (1899-1964), si stabilì nella villa Louise. C. frequentò per quattro anni il Liceo ginnasio Vittorio Emanuele II, affrontando l’esame di maturità da privatista. ... leggi Iscrittosi poi a Firenze all’Istituto superiore agrario e forestale, si laureò nel 1930, discutendo una tesi su Zootecnica e Apicoltura nella provincia di Gorizia. Negli anni del soggiorno fiorentino fu ospite del marchese Filippo Serlupi di Crescenzi, cui lo legavano una lontana parentela (la moglie del marchese era una Ritter de Zahony, come la nonna di C.) e la passione per il collezionismo. Conobbe e frequentò personaggi influenti come Bernard Berenson, Roberto Longhi, Francesco Valcanover. Nel 1929 i genitori gli concessero di iscriversi alla Facoltà di filosofia dell’Università Ludwig Maximilian di Monaco di Baviera, dove frequentò i corsi di storia dell’arte, senza peraltro proseguire gli studi oltre il 1930, né conseguire la laurea. Nel 1936 si iscrisse, sempre a Firenze, alla Facoltà di giurisprudenza, laureandosi nel giugno del 1940. Fin dal suo primo arrivo a Firenze, iniziò a fare acquisti presso noti antiquari, spinto dall’amore per l’arte, ma anche dal desiderio di concludere affari vantaggiosi, grazie al suo intuito e alla sua competenza, che trovava sostegno nei consigli di esperti e storici dell’arte come Giuseppe Fiocco, Antonio Morassi, Rodolfo Pallucchini. Al 1936 risale l’inizio dei lavori di restauro del castello di Cronberg, di cui C. si occupò in prima persona, collocandovi numerosi elementi architettonici provenienti da edifici di Gorizia, bombardati e in seguito demoliti, come il portale d’ingresso della facciata sud, appartenuto all’ex collegio dei gesuiti di piazza Grande, o quello della facciata est e la scalinata semicircolare della chiesa del Monastero delle orsoline. Intanto si approfondiva l’interesse per la ricostruzione della storia del proprio casato, di cui riuscì, tra il 1940 e il 1941, a rintracciare notizie nel luogo d’origine, a Berbenno, in territorio bergamasco, dove acquistò un caminetto che fece collocare nel castello di Cronberg. Le ricerche genealogiche lo portarono spesso ad individuare, e a cercare di comperare, ritratti e documenti relativi non solo ai Coronini, ma anche alle famiglie loro legate, come i Cobenzl e i Rabatta. Con altrettanto impegno si adoperò affinché opere d’arte appartenute a parenti più o meno lontani entrassero in suo possesso. In quest’ottica va vista l’acquisizione di due busti di Franz Xaver Messerschmidt dalla contessa Eleonora Palffy Daun, nata Nugent, residente nel castello di Stubing presso Graz e cugina di suo padre. Le due preziose sculture furono comperate nel 1937 e trasportate a Gorizia nella primavera del 1940. La morte del padre, nel 1944, sancì ulteriormente il ruolo di cultore delle memorie familiari di cui C. si sentiva investito. Ad esso si dedicò con sempre maggiore fervore su più fronti: il collezionismo d’arte, gli interventi sul patrimonio immobiliare, infine le ricerche d’archivio e gli studi storici, divenuti col tempo preponderanti e ampliati fino a privilegiare, oltre a quella della famiglia, la storia di Gorizia. Nel dicembre 1943 il castello di Cronberg fu devastato da un incendio che distrusse irreparabilmente la biblioteca e vanificò i lavori di restauro ormai ultimati. Al termine del conflitto C. si rimise subito all’opera sia per ricostituire la biblioteca sia per recuperare la dimora cui era più affezionato, ma la nuova definizione dei confini la assegnò alla Jugoslavia. Da Cronberg poté però trasferire, anche attraverso degli scambi, una statua antica di Ecate Triforme, ora nel parco Coronini, diversi arredi e il caminetto di Berbenno, smontato in cinquantaquattro pezzi e ricomposto nella biblioteca di Grafenberg, che divenne la residenza definitiva della famiglia e alla cui sistemazione avrebbe dedicato da allora in avanti tutte le sue energie, i suoi studi, i suoi progetti. Nel dopoguerra C. fu a Belgrado, come esperto agronomo nei lavori della Commissione italo-jugoslava per le trattative sui beni degli italiani, e dal 1951 al 1960 fu a Roma, come membro effettivo della Commissione interministeriale per la liquidazione degli indennizzi dei beni italiani all’estero. A partire dagli anni Cinquanta, il suo impegno culturale e civile si estrinsecò da un lato nell’ideazione e organizzazione di alcune grandi mostre in collaborazione con l’amministrazione provinciale di Gorizia, dall’altro nelle battaglie per la tutela del patrimonio storico e ambientale della città e del suo territorio, sfociate nella nascita, nel 1969, della sezione di Gorizia dell’associazione Italia Nostra, di cui fu presidente fino al 1987. Nel 1956 progettò e realizzò la mostra sul Settecento Goriziano, prestando diverse opere di sua proprietà, rintracciandone altre presso vari collezionisti privati, curando il catalogo, scegliendo l’allestimento e gli addobbi, volti a ricreare l’atmosfera del tempo. Nel 1966 propose un’ampia rassegna di dipinti e disegni di Giuseppe Tominz, il cui catalogo (anche nella versione slovena per la mostra di Lubiana del 1967) resta insuperato per intelligenza e competenza, pur con le dovute correzioni e precisazioni della storiografia recente. Nel 1981-1982 organizzò la grande mostra dedicata a Maria Teresa e il Settecento goriziano, come curatore di alcune delle sezioni e dei relativi saggi in catalogo, ma di fatto responsabile in toto delle scelte espositive e dell’allestimento. Paragonato all’assiduo ed enorme lavoro di ricerca storica e storico-artistica e alla mole di appunti manoscritti e dattiloscritti superstiti, il numero degli scritti pubblicati appare esiguo: pochi sono i saggi firmati. Una sorta di aristocratica ritrosia gli impediva di apparire quale autore di testi notevoli per profondità e acume, come la guida in tedesco Burg Görz (Gorizia, 1965), uscita, sempre anonima, in italiano col titolo Guida al Castello di Gorizia (Gorizia, 1978), oppure i testi su temi di urbanistica e di tutela storica e ambientale, quasi sempre in volumi dell’associazione culturale Italia Nostra, ideati e curati da lui, come in particolare i saggi o i commenti alle immagini in Grado (1971), Gorizia viva. I secoli e le ore della città (1973), Gorizia ottocentesca (1975), Gorizia 1915-1918 (1975), Una visione d’insieme (in Il verde urbano e la città di Gorizia, Gorizia, 1977), Il centro storico di Cormons («Iniziativa Isontina», 20, 1/69, 1978), L’Isonzo nel diritto internazionale (1979), Il nostro Isonzo. Immagine, funzione e vita di un fiume (1980), Un impegno ecologico comune a due città (in Il Corno. Problema aperto, 1984). Per conto dell’associazione allestì mostre fotografiche incentrate su problemi di conservazione del patrimonio architettonico e artistico della città, come quelle intitolate Civile contestazione del 1970 e Gorizia città giardino del 1972, non corredate di cataloghi. Gli studi pubblicati annoverano l’illuminante saggio su Giorgio Liberale (1971), le recensioni della monografia di Antonio Morassi sui Guardi (1967) e del volume di Luigi Bader sull’esilio goriziano dei Borboni di Francia (1977), l’intervento al convegno per il centenario della nascita di P. S. Leicht e di E. del Torso, con un originale studio di carattere storico-giuridico sugli Stati provinciali goriziani (1977). Fondamentale per l’affermazione della complessità culturale di Gorizia, contro le interpretazioni univoche e nazionalistiche, fu il suo saggio dal titolo molto significativo Una sintesi culturale in Gorizia e l’Isontino (1980). Per meglio chiarire la genesi della specificità storica di Gorizia, si dedicò per decenni ad un’opera che non riuscì a pubblicare: la raccolta e l’edizione critica dei documenti medioevali sulla Gorizia comitale, per la quale consultò biblioteche e archivi italiani ed europei, raccolse materiali, individuò e trascrisse migliaia di documenti inediti. Dopo la morte della sorella Nicoletta (1984) attese al progetto, già formulato nel testamento del 1967, di istituire una fondazione per la conservazione e la pubblica fruizione del patrimonio storico, artistico e archivistico ereditato dagli avi e arricchito nel corso di tutta la vita. Pochi mesi dopo aver preso accordi con la Soprintendenza del Friuli Venezia Giulia per la definizione di un progetto di fondazione culturale, il 13 settembre 1990 C. morì improvvisamente a Vienna. La Fondazione Palazzo Coronini Cronberg fu riconosciuta il 29 maggio 1991. Dopo i necessari restauri, la dimora storica è aperta al pubblico e svolge intensa attività culturale, in particolare in campo editoriale, volta alla valorizzazione di intere collezioni o di singole opere e alla conoscenza degli studi e del pensiero di C.

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Bibliografia

ASG, Archivio storico Coronini Cronberg, Atti e documenti; ibid., Materiali di studio, 68/292, Nota biografica, dattiloscritto di G. C. C.

DBF, 229-230; S. TAVANO, Guglielmo Coronini per la cultura e per l’arte di Gorizia, «Studi Goriziani», 73 (1991), 9-19; S. CAVAZZA, L’opera storica di Guglielmo Coronini, ibid., 21-35; L. SPANGHER, Guglielmo Coronini presidente di “Italia Nostra”, ibid., 37-42; L. PILLON - M.B. DI COLLOREDO TOPPANI, Villa Coronini Cronberg, Gorizia, Roma, Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, 1997 (Itinerari dei musei, gallerie, scavi e monumenti d’Italia, n.s., 43); M. MALNI PASCOLETTI, Le collezioni Coronini Cronberg: l’arte, il feticcio, la nostalgia, Gorizia, Ed. Fondazione Palazzo Coronini Cronberg, 1998; S. FERRARI BENEDETTI, Guglielmo Coronini Cronberg collezionista e studioso, «Studi Goriziani», 89-90 (1999), 75-95; EAD., Ritratto di Coronini Cronberg (1905-1990) attraverso i suoi scritti, Gorizia, Italia Nostra - Sezione di Gorizia, 2000; Archivio Coronini Cronberg. Gorizia Comitale, a cura di E. CAPITANIO - L. PILLON, Monfalcone, EdL, 2001; S. FERRARI BENEDETTI, Guglielmo Coronini Cronberg sapiente regista della mostra di Giuseppe Tominz del 1966, «Studi Goriziani», 93-94 (2001), 129-140; L. DA LIO, Tra scritto e figurato. Le lettere di Gino de Finetti a Guglielmo Coronini e a Gilberta Serlupi Crescenzi. Note per gli acquerelli dell’“Albo Rilke”, Gorizia, BSI, 2004; L. PILLON, «Nell’intento di ricostituire la propria biblioteca distrutta». Contributo alla storia della biblioteca privata Coronini Cronberg, in Incunaboli e Cinquecentine. Catalogo a cura di A. GROSSI - S. VOLPATO, I, Torino, Allemandi, 2004, 13-29; C. BRAGAGLIA VENUTI, L’argenteria di casa Coronini Cronberg. ... leggi Uno sguardo ai documenti, in EAD. et al., Argenteria da tavola e posate, Torino, Allemandi, 2005, 15-34; V. SGARBI, Guglielmo Coronini Cronberg. La storia come ragione, il passato come sentimento, in Studi in onore di Guglielmo Coronini Cronberg nel centenario della nascita (1905-2005), Gorizia, Ed. Fondazione Palazzo Coronini Cronberg, 2006, 7-11; Palazzo Coronini Cronberg a Gorizia, a cura di C. BRAGAGLIA VENUTI - S. FERRARI BENEDETTI, Milano, Skira, 2007.

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