DIVERSI FILIPPO

DIVERSI FILIPPO (1350 - ?)

rettore di scuola

Esiliato da Lucca, città ove era nato negli ultimi decenni del secolo XIV, si portò a Venezia. Nella città lagunare, ove la comunità lucchese era folta e ben organizzata, impartiva l’insegnamento di grammatica, retorica e filosofia; lo troviamo citato nel 1421 come “rector scolarum”, nel 1427 quale “magister”. Nonostante il successivo ritiro e, nel 1431, la cassazione del decreto di bando pronunciato dai Lucchesi, il D. non ritornò nel suo luogo di origine, accettando invece nel 1434 la chiamata al professorato a Ragusa di Dalmazia (odierna Dubrovnik). Durante la sua permanenza, nel 1440, scrisse per questa Repubblica un’ampia Descrizione in prosa, dedicandola al locale Senato. Il D. vi menzionò l’idioma romanzo autoctono, la «lingua vetus ragusea», dialetto dell’antico dalmatico che si andava estinguendo in varie località della Dalmazia dal secolo XII in poi; compose inoltre tre orazioni, ma l’attività di scrittore rimase in ogni caso marginale rispetto a quella didattica. All’offerta di una cattedra presentata dal consiglio di Lucca nell’ottobre 1441 oppose un rifiuto, avanzando inoltre tre anni dopo, da Venezia, la richiesta della restituzione dei beni a suo tempo sequestrati alla famiglia, che aveva conosciuto l’esilio da più di una generazione. Nell’agosto 1452 il D. è registrato a Venezia, in un atto della cancelleria, come «Magister Filippus de Diversis artium doctor rector scolarum in contrada S. Pauli». Nel 1457 si recò dalla città lagunare a Cividale del Friuli, ove si trova citata la sua presenza dal primo agosto, per assumere la condotta triennale delle scuole pubbliche. ... leggi Qui si presentò reiteratamente davanti ai rettori cittadini, dolendosi fortemente della concorrenza esercitata dal presbitero Bartolomeo, che teneva scolari in casa, contravvenendo palesemente all’esclusività dell’insegnamento stabilita nei patti della comunità con il D., unico “magistro” ufficialmente incaricato e stipendiato. Nonostante i reiterati ordini al presbitero di sospendere la sua attività scolastica non autorizzata, accompagnati da minacce di forti pene pecuniarie, estese anche ai genitori degli allievi, giungendo sino a paventarne il bando dalla città, l’inobbediente Bartolomeo continuò a impartire senza sosta le sue lezioni, fomentando ulteriori, acri doglianze del D. All’approssimarsi dello scadere dell’impegno, il 5 gennaio 1460 il D. presentò al Magnifico consiglio cividalese la richiesta di potersi ritirare dal ruolo, rimanendo fino al giorno di san Michele se la comunità non avesse trovato prima il suo successore; oltre al rilascio di un attestato “de bono servitio”, chiese di ricevere dagli scolari non poveri i pagamenti pattuiti. Pur sottolineando il dispiacere per tale decisione, visto l’apprezzamento di cui godeva per la qualità dell’insegnamento impartito, i Cividalesi acconsentirono e, seguendo una prassi consolidata, gli misero anche a disposizione i carri per il trasporto del bagaglio, qualunque fosse stata la sua destinazione. Poco prima della sua partenza, il 23 aprile 1461 avvenne un increscioso episodio: sulla porta della sua abitazione fu affisso un libello diffamatorio contro una sua figliola; in breve ne fu scoperto l’autore che, dopo essere stato condannato dai giudici cittadini ed aver restituito l’onorabilità della famiglia di fronte alla comunità, si genuflesse pubblicamente davanti all’offeso e ricevette dal D. l’implorato perdono. Non sono noti gli spostamenti successivi del D., né se sia morto in esilio o se infine abbia fatto ritorno in patria.

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Bibliografia

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