ERICO

ERICO (? - 799)

duca del Friuli

«Hericum mihi dulce nomen plangite, Sirmium, Pola, tellus Aquileiae, Iulii Forus, Cormonis ruralia Rupes Osopi, iuga Cenetensium, Astenis humus ploret et Albenganus». Con queste parole Paolino di Aquileia nel famoso Versus de Herico duce (2, 1-5) ricorda la morte di E., duca del Friuli, avvenuta nel 799. Un compianto molto partecipato per la morte di un amico, di un valido combattente, di un uomo di potere che doveva aver lasciato un importante segno di sé nelle più eminenti personalità dell’epoca, visto che anche alcune fonti carolingie ricordano la pena con cui le più alte sfere de regno, lo stesso Carlo Magno ed Alcuino, accolsero la notizia della morte del notabile. Sempre dallo scritto del patriarca friulano si apprende che E. era sotto tutti i punti di vista un franco, un uomo d’oltralpe di nobilissima stirpe alemanna: nato nelle vicinanze di Strasburgo, ricordata appunto con l’antico nome di «urbs dives Argentea, […] Barbara lingua Stratiburgus diceris». Le sue gesta militari suscitano il ricordo di un valoroso condottiero protagonista di numerose campagne che lo portarono dall’Europa continentale, tra la Drava e il Danubio, e dalla Dalmazia, fino alla Scizia e alla Tracia ed ancora ai porti del Mar Caspio. Al principio dell’ultimo decennio dell’VIII secolo E. risulta particolarmente impegnato nello scacchiere dell’Europa centro-orientale, tra la Baviera e la Pannonia, soprattutto contro gli Avari. Nel 791 condusse direttamente le operazioni al seguito del giovane Pipino nella repressione del duca di baviera Tassilone, marito di Liutgarda, figlia dell’ultimo re longobardo Desiderio. ... leggi Famosa, al di sopra delle altre, fu la campagna iniziata nel 795 e conclusasi con la vittoria del 796 contro il Ring degli Avari che permise ad E. di mettere le mani non solo sulla terra avarica – vale a dire la Pannonia superiore, tra Slovenia e Ungheria – ma anche sull’ingente tesoro accumulato da quelle popolazione nelle scorrerie dei secoli precedenti. La sua figura dovette assumere un particolare rilievo in quell’occasione soprattutto quando, nello stesso anno, consegnò a Carlo, nella residenza di Aix, il bottino della guerra. Probabilmente fu nella stessa occasione che il duca poté rendere visita ad Alcuino, che in una lettera ad E., di poco successiva, fa cenno al beneficio che lo stesso poteva avere dal legame con Paolino di Aquilea «eminente dottore e maestro di vita celeste». In seguito a questi sviluppi si può intuire che la presenza di E. a capo del ducato friulano, testimoniata appunto tra 795 e 799, doveva ormai costituire un fatto ormai ben radicato. Non è comunque chiaro quando il notabile franco sia giunto in Friuli: dopo la ribellione di Rotgauso del 776, la lista dei duchi friulani registra solo di nomi di Marcario (776) e Masselio (776-778), che non si esclude possano essere in realtà un’unica persona. È comunque plausibile che l’avvicinamento all’area nord orientale della penisola sia contestuale o una diretta conseguenza del suo impegno nelle vicende belliche prossime a quest’area che datano appunto dagli inizi dagli anni Novanta dell’VIII secolo. Il ducato friulano era in quel momento una zona di frontiera, una marca come viene ricordata dagli annali franchi, quindi con una particolare funzione militare nell’ambito del regno carolingio e non tanto in merito alla difesa dei confini quanto in relazione alle mire espansionistiche del nuovo impero che con E. giunse a spostare i propri limiti sino alla Sava. Si tratta di un quadro che ben si addice alla figura di un “vir potens in armis” quale era il duca del Friuli e alle sue gesta di conquista che hanno avuto come palco le aree danubiane, da sempre confinari con l’ambito orientale della penisola. In questa dimensione vanno compresi anche quelli che appaiono come i limiti dei territori che probabilmente risultavano direttamente soggetti al suo dominio, nella forma in cui risultano evocati dall’amico Paolino: si tratta di un’ampia fascia che dal Veneto orientale, Ceneda, e attraverso le terre di Aquileia, con il perno nel nucleo urbano di Cividale e nei “castra” di Osoppo e Cormons, giunge sino a Sirmio e Pola, comprendendo però forse anche la Pannonia superiore e la Carniola, riconquistate agli Avari. Un legame con l’ambito occidentale della penisola emerge invece dalla citazione di Asti e Albenga, forse in relazione a domini personali o familiari dello stesso E., se non anche a precedenti ruoli svolti in quei luoghi. Un personaggio dunque di grande prestigio e rilievo, con svariati interessi e funzioni di potere nell’impero carolingio, soprattutto in riferimento ad uno specifico ruolo militare, di primo piano, nell’estensione della supremazia franca. Ruolo svolto fino in fondo, che condusse il valoroso duca all’incontro con il destino in un agguato che gli venne teso nel 799 nei pressi di Tersatto/Tersatico, vicino a Fiume, in Istria. Probabilmente il fatto avvenne in seguito ad attività militari condotte in tempo di relativa tranquillità sempre con l’intenzione di affermare il suo potere dell’impero nelle zone dove un controllo effettivo forse mancava, come sembra succedesse in Istria, anche a causa delle spinte autonomistiche locali. Come narrano le cronache, una parte di ribelli che teneva Tersatto/Tersatico promise di consegnargli la cittadine se il duca fosse entrato di notte con un piccolo gruppo di armati. In realtà si trattò di un espediente per poter annientare il valoroso condottiero franco. Anche per questa azione particolarmente vile si levò con impeto la maledizione del patriarca Paolino nei confronti di quelle terre che erano state teatro della sciagura. Si può infatti comprendere il dispiacere e l’indignazione del patriarca, non solo perché sgorgava da un vivo sentire personale, cresciuto dallo stretto rapporto avuto con il duca, ma anche dalla consapevolezza della enorme perdita per l’impero e per l’ambito friulano in particolare. Sotto la guida di E., infatti, ed in comunione con le iniziative dello stesso Paolino, la “Civitas Austriae”, cardine del governo del notabile franco, visse un momento di particolare centralità nelle vicende del mondo carolingio, che costituì un momento importante per la sua crescita.

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Bibliografia

ALCUINUS, Epistolae, II, ed. E. DÜMLER, Berolini, Weidmann, 1883 (MGH, Epistolae Karolini aevi), 310-329; Versus Paulini de Henrico duce, I, ed. E. DÜMLER, Berolini, Weidmann, 1881 (MGH, Poetae Latini aevi Carolini, I), 31-133; Annales Regni Francorum inde ab anno 741 usque ad anno 829 qui dicuntur Annales Laurissenses maiores et Einhardi, VI, ed. G. PERTZ - F. KURZE, Hannover, 1895 (MGH, Scriptores rerum Germanicarum in usum scholarum, VI); Y.-M. DUVAL, Paulin d’Aquilée et le duc Eric. Des clerc et moines aux laïcs et des laïcs aux clercs et moines, in Aquileia e le Venezie nell’alto medioevo, Udine, AGF, 1988 (Antichità altoadriatiche, 32), 115-147; S. GASPARRI, Istituzioni e poteri nel territorio friulano in età longobarda e carolingia, in Paolo Diacono ed il Friuli altomedievale (secc. VI-X). Atti del XIV congresso internazionale di studi sull’alto medioevo (Cividale, 24-29 settembre 1999), I, Spoleto, CISAM, 2001, 105-128.

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