FABRIS BELLAVITIS ELENA

FABRIS BELLAVITIS ELENA (1861 - 1904)

scrittrice

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La scrittrice Elena Fabris Bellavitis.

Elena Laura Eleonora Anna nacque il 25 luglio 1861 a Lestizza (Udine) dalla baronessa Felicita del Mestri di Schönberg e dal conte Nicolò Francesco, sindaco del comune di Lestizza e poi deputato alla Camera per la circoscrizione di Palmanova. F., settima di nove figli, trascorse l’infanzia nella villa di famiglia a Lestizza, dove la casata dei Fabris risiedeva da lungo tempo: qui, infatti, già a partire dalla prima metà del secolo XV, si stabilì il capostipite Gian Domenico Brianti. A Udine F. frequentò l’Istituto Uccellis, dando poi nel suo secondo romanzo, Brutta, una vivida testimonianza del periodo che vi aveva trascorso; mentre qualche anno più tardi avrebbe ricordato come nello stesso istituto ebbe occasione di incontrare Caterina Percoto, sua maestra e modello letterario. Nel 1883, a ventidue anni, F. convolò a nozze con il conte Antonio Pio Bellavitis (1848-1927), che a Udine fu impiegato presso l’ufficio metrico del Ministero dell’agricoltura, industria e commercio. La coppia, che ebbe tre figli, Felicita Anna Elisabetta Francesca, Mario Nicolò Riccardo ed Egle Benvenuta, visse tra il capoluogo friulano, la villa di Lestizza e Sarone, la località del pordenonese scelta da F. per trascorrervi alcuni periodi di villeggiatura. Il figlio Mario, laureato in giurisprudenza a Padova e docente presso lo stesso Ateneo e all’Università di Ca’ Foscari, a Venezia, mantenne un forte legame d’affetto con la madre e a lui si devono l’individuazione e la stesura dell’elenco completo degli scritti di F. e la pubblicazione postuma della raccolta Novelle e bozzetti (1927). Tra il 1887 e il 1891 la scrittrice diede alle stampe tre romanzi, tutti pubblicati a Udine: Un genio, dolore, amore ed arte (1887), Brutta (1889) e Zia Lavinia (1891). In essi cercò di dare una rappresentazione delle diverse classi sociali, ma non sempre gli esiti raggiunti furono all’altezza delle aspettative. ... leggi Nello stesso torno d’anni iniziò a collaborare con quotidiani e periodici locali, in particolare con il «Giornale di Udine» e «Pagine friulane», pubblicando sia scritti letterari, molti dei quali verranno in seguito riuniti nella raccolta Pro parvulis (1899), sia articoli di cronaca, descrizioni di gite e di paesaggi, articoli di critica artistica e letteraria, oltre a biografie e necrologi. A causa di un’improvvisa malattia F. morì il 25 febbraio 1904, all’età di soli quarantadue anni, mentre si trovava con il marito a Bologna. Le sue ceneri furono accolte nel cimitero di Lestizza, dove una lapide ricorda la vita e l’arte della scrittrice. Dal 1884, anno di pubblicazione del suo primo romanzo, al 1904, F. si dedicò con impegno e passione alla scrittura e, attraverso la sua opera, raccontò la vita e i costumi della nobiltà udinese, cercando di descrivere con altrettanta attenzione le vicende e le sofferenze delle comunità rurali del Friuli, riproducendone anche la lingua. Celebrò la saggezza e l’umanità del mondo contadino, ma ne denunciò anche i «rigidi pregiudizi e i malevoli pensieri», annotando scrupolosamente «le anacronistiche superstizioni, le credenze magiche agrarie arcaiche, i modi di dire e di vita». Le sue considerazioni erano frutto di un atteggiamento paternalistico di matrice cattolica, tipico del tempo e della classe sociale a cui la scrittrice apparteneva, che considerava la realtà contadina come un mondo astratto da redimere dalla superstizione e dall’ignoranza, senza cercare di comprenderne sino in fondo la complessità. Il comune di Lestizza ha voluto intitolarle la Biblioteca civica, mentre a Udine le è stata dedicata una scuola media. Anche il paese di Sarone ha ricordato la sua illustre ospite intestandole una via.

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Bibliografia

Opere di E. Fabris Bellavitis: Un genio, dolore, amore ed arte, Udine, Bardusco, 1887; Brutta, Udine, Candoni, 1889; Zia Lavinia, Udine, Gambierasi, 1891; Pro parvulis, Udine, Doretti, 1899; Novelle e Bozzetti, Vicenza, Arti grafiche G. Rossi, 1927.

DBF, 324; A. MANDER CECCHETTI, In memoria di Elena Fabris-Bellavitis nell’anniversario della morte 25 febbraio 1905. Commemorazione, «AAU», s. III, 12 (1904-1905), 63-79 (contiene la bibliografia di F.); B. CHIURLO, Lo «specchio a’ successori» degli a’ Fabris di Lestizza, «MSF», 9 (1913), 95-102; F. FATTORELLO, Storia della letteratura italiana e della coltura nel Friuli, Udine, La Rivista Letteraria, 1929, 239; Donne friulane, «Avanti cul brun!», 31 (1964), 61; MARCHETTI, Friuli, 754; P. BELTRAME, Elena Fabris Bellavitis: con penna leggera scrisse storie di anime, «Las Rives», [2] (1998), 27-34; Specchio a’ successori. Memorie della famiglia Fabris raccolte da E. F. B., a cura di EAD. - C. PAGANI, Lestizza, Comune di Lestizza, 1999; P. BELTRAME, Elena Fabris Bellavitis (1861-1904) narratrice e saggista, [s.l., s.n.], 2004; E. FABRIS BELLAVITIS, Sarone, la mia Svizzera, a cura di F. DORIGO, Caneva, Comune di Caneva, 2004; Le tradizioni popolari nell’opera di Elena Fabris Bellavitis e nel territorio di Lestizza, a cura di P. BELTRAME, Lestizza, Comune di Lestizza/Biblioteca comunale E. Bellavitis, [2005]; EAD., Elena Fabris Bellavitis arleve de Percude: un confront, «Las Rives», 11 (2007), 27-34; G. P. GRI, Ritualità, mitologia e credenze magiche nel Friuli contadino, «Ce fastu?», 83 (2007), 205-208.

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