FERRETTI GIOVANNI

FERRETTI GIOVANNI (1530 - ?)

maestro di cappella, compositore

Non si conoscono né la data di nascita (collocata congetturalmente intorno al 1540, tenendo presente l’anno delle sue prime stampe musicali), né il luogo d’origine di questo compositore (i suoi primi impieghi farebbero pensare ad Ancona, ma v’è chi propone Venezia o addirittura le Fiandre), né dove e con chi abbia maturato la sua formazione musicale. Di sicuro dal 1569 (se non dal 1567) visse per alcuni anni ad Ancona ove fu anche maestro di cappella del duomo dal 1575 al 1579; il 26 luglio 1580 cambiò sede e venne assunto, sempre in qualità di maestro di cappella, presso la S. Casa di Loreto, succedendo a C. Porta, ma il 17 giugno 1582 vi fu allontanato, in circostanze poco chiare. Sui successivi movimenti non si hanno riscontri certi (tranne la presenza ad Ancona il 2 agosto 1582 per vendere la sua casa) fino alla sua comparsa in Friuli nell’ottobre del 1586, quando fu assunto come maestro di cappella nel duomo di Gemona. Qui il F., durante la sua breve permanenza, diede impulso alla “schola” facendo anche acquistare opere di grandi polifonisti dell’epoca (messe, mottetti, compiete, salmi, introiti, Magnificat, e altro, di A. Gabrieli, G.P. da Palestrina, G.M. Asola, C. Morales, O. Colombani, C. Porta, M.A. Ingegneri). Passate le feste di Natale del 1588 e intascata la prima rata dell’anno incipiente, «insalutato hospite» se ne partì alla volta di Cividale, lasciando insoluti diversi debiti. Nella nuova residenza, è attestato sin dal 1589 al servizio della cappella musicale, ma ne assunse la direzione solamente il 5 marzo 1591 mantenendola poi fino al 2 ottobre 1596. La documentazione disponibile non fornisce alcuna informazione circa questo suo periodo, limitandosi a ricordare che il F. se ne fuggì da Cividale «con haver portato seco una buona somma di danari di detto capitolo». Il 14 ottobre seguente risultava di nuovo alla guida della cappella lauretana, incarico che mantenne fino al 24 ottobre 1603, dopo di che se ne perdono definitivamente le tracce. ... leggi Non si conosce il luogo e neppure la data della sua morte, ma la presenza di un suo brano in una raccolta musicale del 1609 prevalentemente di autori romani e l’evidenza di alcuni contatti con quell’ambiente potrebbero suggerire un suo passaggio a Roma. Il F. fu compositore prolifico ed ebbe notevole fama non tanto per la musica sacra, ma per i sette libri di canzoni alla napolitana, a cinque e a sei voci, stampati e ristampati tra il 1567 e il 1634, dapprima a Venezia e in seguito anche ad Anversa, Norimberga e Londra, in un numero di volte davvero notevole per l’epoca. Le sue canzoni (basate su testi d’intonazione popolare, spesso giocosi ma anche parodistici o politici, e portate quasi a confondersi con il madrigale del quale spesso assunsero gli artifici giungendo anche talvolta ad abbandonare la struttura strofica) influenzarono, sia pur in modo diverso, molti autori italiani (tra i quali, O. Vecchi, G.G. Gastoldi, L. Marenzio, R. Giovannelli, F. Anerio) ed anche stranieri, T. Morley in primis. Queste le prime edizioni, tutte veneziane, dei suoi libri: Canzone alla napolitana, a cinque voci (1567); Il secondo libro delle canzoni alla napolitana, a cinque voci (1569); Il terzo libro delle napolitane, a cinque voci (1570); Il quarto libro delle napolitane, a cinque voci (1571); Il primo libro delle canzoni alla napolitana, a sei voci (1573); Il secondo libro delle canzoni, a sei voci (1575); Il quinto libro delle canzoni alla napolitana, a cinque voci (1585). Inoltre sue composizioni profane si trovano sparse anche in antologie edite tra il 1566 e il 1610 e in antologie manoscritte conservate in diverse biblioteche europee (Londra, Münster, Lipsia, Wolfenbüttel, Udestedt, Stoccolma, Winhöring, Samedan, Basilea). La produzione sacra superstite è rimasta perlopiù manoscritta e si conserva per buona parte nell’Archivio storico del santuario della S. Casa di Loreto (una messa a quattro voci, tre salmi a quattro voci, cinque Magnificat a cinque e otto voci, tre antifone a cinque e sei voci, diciannove inni a quattro e cinque voci, due mottetti a cinque voci) e nel codice n. 1678 dell’Archivio del duomo di Gemona (tredici inni a quattro e a cinque voci, due antifone mariane a quattro voci e tre salmi a quattro voci, un Magnificat a otto voci per doppio coro). È probabile che le composizioni del F. presenti (insieme a musiche di G.M. Asola, A. Feliciani, C. de Morales, G.P. da Palestrina, V. Ruffo, F. Soriano e G. Gallino) nel codice gemonese siano state da lui composte per le necessità della cappella musicale durante il biennio della sua direzione; si tratta di brani piuttosto semplici dal punto di vista contrappuntistico, ma non privi di fascino, che furono oggetto di studio e di trascrizione da parte di G.B. Candotti nel 1849 e di F. Elia nel 1882. Del F. si conserva anche un O salutaris hostia a 5 voci in copia manoscritta del secolo XIX presso la Biblioteca civica di Udine.

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Bibliografia

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