FOLCHERO DA ERLA

FOLCHERO DA ERLA (? - 1218)

patriarca di Aquileia

Immagine del soggetto

Denaro scodellato con aquila del patriarca Folchero. L'aquila del rovescio è nimbata.

Nacque intorno al 1140 da “Wolfger de Herla” e presumibilmente da “domina Diemut”. Il luogo eponimo è Erla nell’Austria inferiore, vicino allo sbocco dell’Enns nel Danubio; le indicazioni di nascita a Ellenbrechtskirchen, Leubrechtskirchen e Köln sono state confutate. A quanto pare F. indossò l’abito ecclesiastico solo da vedovo; suo figlio Ottocaro divenne più tardi membro del capitolo del duomo di Passau. Il 19 gennaio 1183 era ancora laico, dal 21 luglio dello stesso anno compare come preposito di Münster (probabilmente Pfaffmünster presso Straubing), dal 29 novembre 1184 è inoltre preposito di Zell am See, nella regione di Salisburgo. In un momento imprecisato diventò anche canonico del duomo di Passau, anche se aveva preso solo gli ordini minori. L’11 marzo 1191 fu eletto all’unanimità vescovo di Passau. A differenza dei suoi predecessori, non disponeva di particolari conoscenze; la sua unanime elezione si spiega con il tentativo del capitolo del duomo di essere il più possibile indipendente dalle pressioni imperiali. Non si sa se F. si raccomandasse già allora per la sua particolare capacità di mediazione. Partì immediatamente per l’Italia per ricevere le regalie da re Enrico VI. Lungo il viaggio di ritorno, l’8 e il 9 giugno, fu ordinato sacerdote a Salisburgo e quindi elevato a vescovo, esempio della più scrupolosa osservanza del concordato di Worms del 1122. Il 12 giugno 1191 entrò a Passau. Questo episcopato ricevette lustro dalla politica filoimperiale del vescovo, come avvenne sempre anche ad Aquileia. F. si recò spesso dall’imperatore e dal papa come anche dal duca d’Austria, sotto il cui dominio temporale si trovava la maggior parte della sua diocesi. ... leggi Il 21 dicembre 1192 re Riccardo Cuor di Leone fu catturato a Vienna, e quindi nella diocesi di F.. Il vescovo non fece nulla per applicare l’interdetto inflitto da papa Celestino III; quando il duca Leopoldo V d’Austria, principale responsabile della cattura di Riccardo, si trovò pochi giorni più tardi in punto di morte, F. strappò a lui e al figlio Federico la promessa di osservare le condizioni per l’assoluzione papale, anche se non spinse poi fino all’effettiva esecuzione. Nelle trattative per la liberazione di Riccardo, F. ebbe un ruolo di primo piano, da cui ricavò grande utilità: il 28 marzo 1193 ricevette dall’imperatore per la sua chiesa, l’abbazia di Niedernburg, la cui ricca dotazione doveva diventare poi il fondamento del principato di Passau. Dal marzo del 1195 F. si trovava presso l’imperatore in Italia per mediare fra questo e Celestino III, realizzando poi l’accordo alla fine di aprile. La diffusa opinione che F. ottenesse in questa occasione l’annullamento dell’interdetto sulla sua diocesi non trova sostegno nelle fonti. È anche dubbio che egli perseguisse in questa circostanza il progetto di fondare un vescovato suffraganeo: così Passau avrebbe potuto diventare sede metropolitica, al prezzo di un rimpicciolimento della propria diocesi. Il 6 dicembre 1195, durante la dieta imperiale di Worms, F. si fece crociato. Si mise in cammino per la Terra Santa al più tardi nel giugno-luglio 1197, assieme al duca Federico d’Austria. Nel marzo 1198 partecipò ad Acri all’assemblea che decise la trasformazione della confraternita dell’ospedale di Gerusalemme in ordine cavalleresco. F. doveva ottenere assieme al maestro dell’ordine l’approvazione papale. Poiché il duca Federico d’Austria morì in Terra Santa il 16 aprile 1198, egli accompagnò la sua salma in Austria; si trovava di nuovo a Passau il 30 giugno 1198. Il 19 febbraio 1199 ottenne da parte di papa Innocenzo III l’approvazione dell’ordine cavalleresco teutonico e alcuni altri privilegi, tra i quali uno di capitale importanza. Aveva tentato a Passau di sottrarre la sua amministrazione della giustizia al vincolo secolare, al capitolo del duomo e agli abati dei grandi monasteri: in contrapposizione con il procedimento in uso fino a quel momento, doveva rimanere al solo vescovo la possibilità di emettere sentenze in giudizio in “causis ecclesiasticis”. La decisione papale entrò in diverse raccolte canoniche ancora vivo F., e fu quindi accettata come decretale di validità universale. Nel frattempo l’impero era giunto alla doppia elezione del 1198. F. si associò a Filippo, ma con riservatezza. Quando a Spira il 28 maggio 1199 (non 1198 o 1200) i principi dell’impero favorevoli agli Hohenstaufen si dichiararono a favore di Filippo, F. fu nominato tra i principi che avevano aderito per iscritto o attraverso ambasciatori al partito di Filippo. Il 18 marzo 1200 comparve la prima volta (a Norimberga) a una dieta di Filippo. F. mediò tra i partiti, dapprima senza successo. Innocenzo III, quando il primo marzo 1201 si decise per il riconoscimento di Ottone IV come re, inviò in Germania il cardinale legato Guido da Palestrina. Contro il suo operato e contro una partecipazione papale all’elezione del re di Germania il 22 gennaio 1202 si alzò la protesta dei principi tedeschi. La paternità letteraria della protesta di Halle è sempre stata ascritta a F., anche se questa convinzione non trova adeguato riscontro nelle fonti. Di fronte al papa F. sostenne più tardi di non conoscere lo scritto incriminato, e di aver lasciato apporre il suo sigillo su un foglio bianco. Il giudizio degli storici, se F. volesse negare con ciò la sua partecipazione alla protesta di Spira o di Halle, è diviso. F. si adoperò anche in seguito per la pace a suo modo. Sulla base dei mandati papali senza dubbio falsificati chiamò in giudizio per la questione dello scisma di Magonza l’arcivescovo di questa città, Sigfrido, che rivestiva una posizione chiave nella lotta per il trono. Il 2 ottobre 1202 F. fu citato a Roma per rendere ragione di questa e di altre irregolarità. F. operò in modo diverso nella sua diocesi, rafforzandola internamente, più che curando i rapporti verso l’esterno. Anche la sistematica costruzione di castelli da parte di F. è più supposta che provata; è sicura soltanto l’edificazione della rocca di Obernberg am Inn, iniziata nel 1194. Egli non fu un innovatore, ma un tradizionalista che con talento politico e intuito sfruttava fino in fondo le occasioni che gli si presentavano. Non prese parte alla faida di Bogen del 1192, tuttavia concesse nell’ottobre 1192 al duca Leopoldo V d’Austria di passare attraverso il suo territorio contro gli Ortenburg. Nel 1199 costoro invasero il territorio di Passau. F. reagì con estrema durezza e li sconfisse definitivamente in alleanza con il duca di Baviera Ludovico I. I retroscena si possono solo intuire: nella Baviera orientale, dopo la scomparsa dei Sulzbach e dei Paboni, si trovavano a disposizione ricchi assi ereditari, alcuni anche nella sfera d’interesse vescovile. L’ingresso del preposito Poppone d’Aquileia a Salisburgo il primo settembre 1203 costituisce la prima traccia dei preparativi di un suo possibile trasferimento ad Aquileia, alla morte del patriarca Pellegrino II. F., che non era privo di ambizioni, si raccomandava come l’uomo più capace, con relazioni politiche di gran lunga migliori di Pellegrino e, se Poppone poteva essere ricompensato con il vescovato di Passau, ciò era anche nell’interesse del capitolo di Aquileia scontento del suo preposito. A Passau F. ottenne il favore dell’influente canonico Hertnid, preposito di Mattsee, nella prospettiva di succedere a Poppone nella prepositura di Aquileia. Per ottenere il consenso papale, F. si recò il primo aprile 1204 da Wiener Neustadt a Roma. A metà maggio del 1204 assicurò al papa per iscritto di disapprovare una limitazione del potere papale delle somme chiavi, prendendo le distanze dalla protesta – ma di Halle o di Spira? – del partito degli Hohenstaufen. Il 22 maggio 1204 il papa confermò che F. non aveva contratto nei suoi riguardi alcun impegno a carico dell’impero. Il 14 giugno 1204 F. era di nuovo a Passau. Egli probabilmente si candidò alla investitura di patriarca subito dopo la morte di Pellegrino II (15 maggio). Il 24 giugno 1204 Innocenzo III gli comunicò la sua elezione e rese possibile formalmente il trasferimento. Al 29 luglio 1204 risale l’ultimo documento datato, fatto redigere da F. come vescovo di Passau. Si ritiene che F. abbia preso possesso della cattedra patriarcale in Aquileia nell’agosto successivo. Il suo primo atto da patriarca risale a un giorno imprecisato del 1205, trovandosi F. a Venezia presso il suo “hospes” Bernardo (“Teutonicus”). Il 4 giugno 1205 Innocenzo III lo incaricò di risolvere la questione di Magonza. F. trattò con re Filippo probabilmente solo in occasione della dieta imperiale di Norimberga, dove l’11 giugno 1206 si fece investire delle regalie del patriarcato. Ciò significava un implicito riconoscimento di Filippo, cosa che F. aveva evitato di fare fino a quel momento. Filippo chiarì che F. quale principe del regno imperiale d’Italia era dispensato dal venire in Germania per l’investitura, ridimensionando in tal modo lo scopo primario della sua presenza. Innocenzo disapprovava l’investitura, ma non prese provvedimenti, consapevole che altrimenti F. non avrebbe ottenuto nulla da Filippo. Il 30 novembre 1207 F. raggiunse ad Augusta l’accordo tra Filippo e i delegati papali. Già il 6 ottobre 1207 aveva ricevuto per i suoi servigi la rocca imperiale di Monselice. A metà marzo del 1208 a Roma ottenne per Filippo buone prospettive sulla corona imperiale. A maggio come legato imperiale recuperò anche alcuni ex possedimenti papali; il 23 dello stesso mese i Senesi gli giurarono fedeltà. L’uccisione di Filippo il 21 giugno 1208 tuttavia vanificò l’opera di conciliazione. F. poteva ora dichiararsi per Ottone, tanto che Innocenzo dovette richiamarlo due volte, l’ultima il 18 novembre 1208 quando era impegnato nelle trattative di nozze fra Ottone e Beatrice, figlia di Filippo. Nel gennaio del 1209, ad Augusta, Ottone gli confermò il ducato del Friuli e gli altri tradizionali diritti nonché le pretese sulla Carniola e l’Istria. Questa era stata sottratta al margravio Enrico della casata di Andechs per la sua partecipazione all’assassinio del re ed era stata concessa al duca Ludovico di Baviera. F. protestò e si richiamò con successo alle vecchie donazioni di Enrico IV. L’investitura era in primo luogo il compenso per il riavvicinamento a Ottone da parte del patriarca. I diritti del patriarcato non poterono tuttavia mai realizzarsi in Carniola, e solo in parte in Istria. Il 13 gennaio 1209 Ottone IV lo nominò legato imperiale in Italia, incarico documentato dal marzo fino a luglio del 1209. L’interruzione dell’attività di legato fu probabilmente dovuta a malattia. Dal primo settembre 1209 fino al 2 luglio 1210 F. accompagnò Ottone nel suo viaggio in Italia. Poiché l’imperatore dopo l’incoronazione non pensava più di mantenere le promesse fatte al papa, F. secondo le intenzioni del pontefice avrebbe dovuto influire sull’imperatore e in tal senso fu esortato a procedere meno rigidamente come legato imperiale. F. si giustificò facendo riferimento all’incarico papale che gli imponeva fedeltà a Ottone. Nell’aprile del 1210 apparve per l’ultima volta con il titolo di legato imperiale. Da quel momento non lo usò evitando così di apparire corresponsabile della politica di Ottone in Italia, la quale fruttò all’imperatore la scomunica. F. si ritirò nel patriarcato, dove lo raggiunsero delle lettere di Ottone che voleva garantire la fedeltà del patriarca alla sua fazione. Al momento dell’incoronazione di Federico II, il 9 dicembre 1212, F. non aveva ancora preso posizione fra i due contendenti. Solo il 14 febbraio 1214 si presentò a Federico e ricevette il 22 e il 23 febbraio la conferma dei diritti della sua Chiesa, compresi quelli sulla Carniola e l’Istria e quelli sulla rocca di Monselice. Egli non si impegnò più per il nuovo sovrano. Aveva raggiunto un’età avanzata e chiese perciò, anche per la mancanza di denaro, dispensa dal concilio convocato da Innocenzo III, che non accettò le sue ragioni; quindi F. prese parte nel novembre 1215 al Concilio Laterano che lo avvicinava ad una presa di posizione a favore di Federico II. Come la chiesa di Passau, anche quella di Aquileia in primo luogo trasse profitto dalla politica estera di F. Quando egli iniziò il suo governo, il patriarcato non godeva di una felice posizione: nel 1200 Pellegrino II si era servito dell’aiuto veneziano e per ottenerlo aveva dovuto fare molte concessioni; neanche l’accordo del 1202 con la casata dei conti di Gorizia fu vantaggioso e la pace di Lorenzaga (1204) era stata una piena ritrattazione di fronte al comune di Treviso. Il 21 dicembre 1206 F. concluse un nuovo patto con Venezia, senza le pesanti condizioni dell’accordo del suo predecessore, e con i fondamenti di tutti i successivi trattati con la città lagunare; con i Goriziani trovò caso per caso un’intesa. Accettò invece i patti precedenti con Treviso e curò i nuovi diritti in Istria, senza finire in conflitto con Venezia. Il 18 dicembre 1210 stipulò come margravio dell’Istria un’alleanza con Pirano; nel 1210 a Capodistria compare un “potestas marchionis” (la tregua istriana di un margravio “W” non è da attribuire ad un Ulrico, ma a F.). Quando dopo uno scandalo a Treviso, nella pentecoste del 1214, scoppiò la guerra del castello d’amore, F. realizzò su incarico papale i trattati di pace tra Venezia, Padova e Treviso. Come il predecessore Pellegrino II, anche lui riunì nelle sue mani le dignità di patriarca di Aquileia e di preposito di Cividale, ma questo solo dopo l’8 febbraio 1208. F. viene considerato un eccellente amministratore ed esperto in questioni finanziarie; in quanto tale si preoccupò dell’economia, scarsamente regolata, per quanto ci è dato sapere, della sua cattedrale. Probabilmente intorno al 1210 fondò l’ospedale di S. Nicolò de Levata (San Nicolò di Ruda), si prese cura della manutenzione delle strade, della sicurezza dei viaggiatori e procurò mezzi finanziari ai cristiani catturati in oriente. Introdusse presumibilmente nel 1209 una nuova moneta, di qualità artistica molto più elevata dei precedenti coni patriarcali. Papa Onorio III delegò a lui il 30 settembre 1216 l’esame delle finanze del vescovado di Treviso. I famosi conti di viaggio di F. costituiscono il motivo principale della sua eccellente fama in materia finanziaria, sebbene la tradizione di tali fonti sia del tutto casuale. I suoi conti di viaggio forniscono un itinerario quasi senza lacune dal 22 settembre 1203 alla seconda metà di gennaio 1204 come dall’inizio di marzo fino al 30 luglio 1204. Per il resto la scrittura amministrativa di F. risulta tradizionale. A Passau egli si ricollegò ai suoi predecessori (solo i suoi successori furono degli innovatori); ad Aquileia all’inizio utilizzò il personale di cancelleria esistente e le forme documentarie tradizionali per avvicinarsi solo in seguito alle consuetudini documentarie del capitolo di Cividale. Fu un protettore della poesia e della letteratura come pochi altri principi. La più famosa opera poetica tedesca del medioevo, il Nibelungenlied, è nato negli anni intorno al 1200 nella diocesi di Passau. Il poeta conosceva bene Passau e la zona austriaca del Danubio, i luoghi da lui menzionati lungo questo fiume si trovavano allora quasi tutti nei possedimenti di Passau. Sotto le vesti poetiche di Pellegrino vescovo di Passau si leggono l’ospitalità, la generosità e la sensibilità di F.: una dedica mascherata. La cancelleria vescovile di Passau è stata vista in questo contesto come centro scrittorio e letterario. Nella biografia del più famoso poeta tedesco del medioevo, Walther von der Vogelweide, i conti di viaggio di F. rappresentano l’unica testimonianza non letteraria e, se consideriamo il regalo di gran pregio di F., provano nello stesso tempo, che questi sapeva valutare molto bene le espressioni artistico-letterarie. Quando Walther loda come ospitale la corte di Cividale è come se lodasse anche F. In uno stabile rapporto di servizio con questo, come suo “ministeriale”, stette anche il Minnesänger Alberto di Johannsdorf (oggi Jahrdorf, a nord di Passau). Tommasino dei Cerchiari, di madrelingua romanza, compose nel 1215-1216 alla corte di F. in tedesco il suo Welscher Gast. Di natura più temporanea dovettero essere i rapporti di F. con Boncompagno da Signa che nella sua Rhetorica antiqua del 1215 lo elogiava entusiasticamente come benefattore. Probabilmente Boncompagno recitò alla corte del patriarca qualcuna delle sue opere ricevendone grande onore. Le qualità di F. come giudice sono fuori discussione. La decretale che ottenne nel 1199 contribuì a diffondere la sua fama tra i giuristi. Sulla sua formazione giuridica non si sa tuttavia quasi niente e anche la protezione accordata a dotti giuristi è stata sopravvalutata. Eilberto da Brema gli dedicò il suo Ordo iudiciarius con la richiesta di migliorarlo. Questo Ordo è però assolutamente datato e Eilberto doveva soltanto aver cercato un nuovo protettore una volta tramontate le altre sue speranze di carriera. Il preposito Altmann di S. Floriano era ben al di sopra di Eilberto, ma il suo rapporto con la corte di Passau si può solo intuire, e la maggior parte dell’attività di Altmann cade nel periodo successivo a F. L’ultima azione giuridica patriarcale testimoniata porta la data 8 novembre 1217. Morì il 23 gennaio 1218. Sulla sua sepoltura sono fiorite leggende. La sua tomba nella basilica di Aquileia è andata distrutta.

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Bibliografia

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