FURLAN GIANLUIGI (GIANNINO)

FURLAN GIANLUIGI (GIANNINO) (1935 - 1998)

architetto

Immagine del soggetto

L'architetto Gianluigi Furlan.

Nato a Pordenone nel 1935, condivise con il padre scultore, Ado, l’interesse per le arti e compì gli studi a Venezia, presso l’Istituto universitario di architettura (IUAV), dove si laureò nel 1961. L’Istituto veneziano, diretto da Giuseppe Samonà, contava un gruppo di docenti che si sarebbero rivelati importanti nella sua formazione, basti citare Bruno Zevi, Carlo Scarpa, Franco Albini e Ignazio Gardella, impegnati nel comune tentativo di “superamento” del funzionalismo. A Venezia, F. fu assistente di Daniele Calabi nel corso di elementi costruttivi: l’approfondimento sui materiali e le tecniche, in una Facoltà che ancora aveva le dimensioni della “bottega”, segnò il suo approccio, al contempo diretto e sapiente, alle questioni della progettazione. Dopo esperienze di studio e lavoro negli Stati Uniti e in Finlandia, l’inizio dell’attività professionale, alla metà degli anni Sessanta, ebbe come sfondo Pordenone e le profonde modifiche che investirono la città a seguito dello sviluppo industriale e del forte incremento demografico: gli edifici multipiano, tema d’obbligo per gli studi professionali del tempo (condominio Attico, con Mario Scaini, 1968; torri residenziali San Valentino, 1970; condominio Park Crescent, 1971), risolvevano il problema delle quantità residenziali con attenzione ai materiali e alla relazione con l’intorno. In casi significativi, per lo stesso tema, le dimensioni più ridotte dell’intervento (palazzina Stendhal, 1972, e residenza Ai Cedri, 1981, a Pordenone) permisero riflessioni più compiute sul linguaggio, con riferimenti – a Frank Lloyd Wright, innanzitutto, ma anche ad Alvar Aalto – allora condivisi dalla cultura architettonica, articolati ancor più a fondo nelle case e ville unifamiliari (casa Furlan, case Pighin e Bonacini a Pordenone, casa Presot a Porcia, Ros ad Aviano, realizzate fra il 1970 e il 1980), dove la progettazione spesso si estendeva con coerenza all’arredo degli interni. ... leggi Negli stessi anni, gli interventi nel settore pubblico (Centro di riferimento oncologico, con Federico Marconi e Vittorio Zanfagnini, Aviano, 1972; Istituto di igiene e profilassi, Pordenone, 1975) risolvevano con il rigore linguistico il carattere del tema progettuale. Dalla metà degli anni Ottanta, la ricerca personale lo condusse ad approfondire ora il problema dell’appartenenza del linguaggio architettonico negli interventi sull’esistente (restauro di casa Sina, Spilimbergo, e ristrutturazione di casa Bembo per l’Istituto autonomo case popolari, Azzano Decimo, nel 1990), ora il tema, solo apparentemente in contraddizione con il primo, della tradizione del moderno (Copper Hause, 1981, e condominio Villa Lavinia, 1984, a Pordenone; Banca popolare Friuladria, Azzano Decimo, 1984). Nelle ultime opere, in un coerente percorso improvvisamente interrottosi nel 1998 con la sua scomparsa, è possibile cogliere, accanto allo sguardo costantemente rivolto alla tradizione disciplinare, la forza dell’invenzione e della libera citazione (condominio De Luca, 1988, edifici d’abitazione in via Damiani, con Luciano Campolin, 1991, e aule per il Consorzio universitario, 1993, sempre a Pordenone). F. è stato membro dell’Istituto nazionale per l’urbanistica (INU) e, dal 1990 al 1997, presidente dell’ordine degli architetti di Pordenone.

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Bibliografia

R. CELIO, La nuova banca popolare (Azzano X), «Frames», 17 (1987), 42-45; Architetti friulani e giuliani, a cura di A. AVON - L. CAMPOLIN, Pordenone, Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 1989, 139-144; S. TESSADORI, Edificio per abitazioni e negozi a Pordenone, «D’A», 9 (1993), 36-41; 1945-1995. Architettura nel Friuli Occidentale, a cura di W. BIGATTON et al., Pordenone, Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 1995, 40-43, 52-53, 197-200, 227-230, 234-236; Giannino Furlan architetto, testimonianze di G. VALLE - B. PODRECCA - G. TAMARO, Pordenone, Camera di Commercio/Banca popolare Friuladria, 2001.

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