GABELLI GIAN BATTISTA

GABELLI GIAN BATTISTA (1583 - 1644)

ecclesiastico, insegnante

La famiglia Gabelli giunse a Pordenone da Venezia nella seconda metà del Cinquecento. Mercanti di tessuti e di pellame, si ritagliarono ben presto un ruolo politico e sociale nel borgo sul Noncello, soprattutto grazie all’intraprendenza di Bernardo, che nel 1592 ricoprì la carica di massaro del comune. Dal fratello Giuseppe il 23 agosto del 1583 nacque G.B. che ricordava nel nome un congiunto, forse un prozio, rettore dei giuristi a Padova nel 1552. Il giovane decise di intraprendere ben presto la carriera ecclesiastica. Non si conosce la data della consacrazione sacerdotale. Il 18 luglio del 1610 il G., nella veste di gastaldo della scuola del Corpo di Cristo, consegnò al sacrestano Girolamo Pedana l’inventario dei beni di questa confraternita. Il 28 novembre dello stesso anno ottenne la cattedra di “humane lettere et boni costumi” nella scuola di Pordenone. Nel 1614 il consiglio comunale lo costrinse però a dimettersi, in quanto incapace di conciliare la sua attività di insegnante con la cura d’anime di Villanova, incarico che gli era stato affidato alla morte del precedente rettore Ottavio Polesini. Nel 1615, dopo la bocciatura della candidatura di prete Pietro Barbieri, il comune lo invitò a riassumere nuovamente il proprio incarico, che questa volta avrebbe mantenuto sino al 1619. In questo periodo risulta associato all’Accademia degli Sventati, con lo pseudonimo di Paziente. Divenuto parroco di Cormons, lasciò la sua città natale insieme con la sorella Leonarda, vedova, e al di lei figlio, prete Giovanni Daniele. Il Savino dice che il prete governò la chiesa di Cormons per venticinque anni, sino alla sua morte, che dovrebbe risalire, quindi, al 1644. Nel 1639 il G. pubblicò presso l’editore Schiratti di Udine la Vita del Beato Odorico, sul quale pubblicò successivamente anche un inno De Beato Odorico a Portu Naonis Iohannis Baptistae Gabelli a Portu Naonis hymnus. Di lui restano anche versi d’occasione come l’ode saffica in tredici strofe, dedicata al luogotenente Vincenzo Capello.

Bibliografia

LIRUTI, Notizie delle vite, IV, 394-395; A BENEDETTI, Brevi storie sui Pordenonesi illustri, «Il Noncello», 2 (1952), 27; ID., Storia di Pordenone, a cura di D. ANTONINI, Pordenone, Edizioni de “Il Noncello”, 1964, 290, 300; F. SAVINO, “Genealogiae mercatorum civitatis Portusnaonis”. Cultura, integralismo e pedanteria nella società pordenonese del Seicento, a cura di A. CASSINI, «Il Noncello», 62 (1986), 47-80; F. METZ, L’istruzione e la cultura, in Pordenone, una città, a cura di P. GOI, Pordenone, Savioprint, 1991, 141-177; P. GOI - F. METZ, “Terribilis est locus iste. Hic domus Dei est et porta coeli et vocabitur aula Dei”. Per una lettura dell’arredo liturgico del Duomo di San Marco, in San Marco di Pordenone, a cura di P. GOI, Pordenone, GEAP, 1993, 387-457.

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