GALENO GIOVANNI BATTISTA

GALENO GIOVANNI BATTISTA (1540 - ?)

ecclesiastico, cantore, compositore

Immagine del soggetto

Frontespizio del Primo libro de madrigali a cinque voci di Giovanni Battista Galeno, Anversa 1594.

Nato a Udine intorno al 1550, era figlio di mastro Vincenzo calzolaio e, in seguito, amministratore delle poste a Gorizia. Si ignora ove abbia compiuto la sua formazione musicale: la notizia di un suo apprendistato (con pagamento di cauzione da parte del padre) a Venezia, riferita solamente da Pressacco, sinora non ha trovato riscontri, mentre il G. in una lettera premessa ai madrigali del 1598 ricorda che fin dai primi anni della sua giovinezza era stato al servizio degli Asburgo. In effetti documenti contabili provano la sua presenza come cantore “alto” perlomeno dal 1572 alla corte di Carlo II a Graz. Il 16 giugno di quell’anno il G. si presentò al capitolo di Aquileia con lettere di raccomandazione dell’arciduca volte ad ottenergli qualche beneficio ecclesiastico; da queste risulta che aveva già sostenuto la prescritta prova «in lectura et cantu» e che era risultato idoneo. Nell’attesa si rendesse disponibile un beneficio, prestò servizio come cantore a Udine presso l’Ospedale di S. Maria della misericordia (dal settembre 1572 al giugno 1573) e il 15 agosto 1572 fu assunto come organista per un anno nella pieve di S. Maria Assunta a Fagagna. Finalmente il 16 marzo 1573 ottenne una cappella presso la cattedrale di Aquileia, con la condizione però di abbracciare quanto prima gli ordini sacri e di celebrare messa; il 9 aprile 1574, quando venne ordinato diacono, figurava già tra i mansionari capitolari, venne poi ordinato prete il 25 febbraio 1575. La sua decennale permanenza ad Aquileia, accanto ad altri validi musicisti come D. da Conegliano, G. Mainerio e P. Ragno, fu caratterizzata da frequenti assenze, spesso giustificate con ragioni di salute, che andavano ben oltre i permessi richiesti e da problemi economici che lo spinsero a compiere anche atti illegali: il 12 agosto 1576 chiedeva e otteneva di farsi sostituire per il mese di settembre, ma il 29 ottobre non risultava ancora rientrato; nel luglio 1578 mandò suo padre a dire che era molto ammalato e che non avrebbe potuto presentarsi ad agosto in Aquileia; nel dicembre del 1580 i canonici non vollero neppure accettare il certificato del chirurgo Ortensio Agresta che ne attestava la malattia; il 2 aprile 1581 gli fu concesso un mese per recarsi a Padova per cure mediche; il 7 febbraio 1582, i canonici, saputo che se ne stava lontano dalla patria da parecchie settimane, gli intimarono di riprendere il suo posto entro sei giorni, pena la decadenza; il 4 novembre 1582 il capitolo lo condannò al carcere per avere preteso illegalmente frumento dai coloni, salvo poi sospendere la pena in considerazione dell’estremo bisogno in cui versava; il 10 novembre lo condannò alla restituzione di quanto pignorato illegalmente a un villico; il 23 novembre gli concesse un permesso di quindici giorni per andare fuori patria a trattare alcuni suoi affari, ma il 15 gennaio 1583, essendo ancora assente, gli intimò di rientrare entro quindici giorni, pena la privazione di ogni beneficio; il 28 gennaio il padre Vincenzo produsse un certificato medico rilasciato a G. in Padova ottenendo un’ulteriore proroga fino al 23 febbraio; da ultimo, il 30 marzo 1583, il G. rassegnò la mansioneria di Aquileia, «ob aëris intemperiem», e passò come cantore presso la cappella del duomo di Padova (è probabile vi si trovasse già dalla fine del novembre precedente); lì venne contattato da Simone Gatto maestro di cappella alla corte di Graz, allora in Italia per reclutare cantori ed acquistare strumenti musicali per conto dell’arciduca Carlo II d’Austria, e partì con lui alla volta di Graz verso la fine del 1584. Dopo più di dieci anni il G. ebbe così modo di tornare al servizio di Carlo II come cappellano e musico e vi rimase fino alla morte dell’arciduca nel 1590; in seguito dal 1591 al 1594 fu a Monaco alla corte di Guglielmo V duca di Baviera sia come cappellano sia come controtenore; già nel 1594 risultava però essere primo cappellano dell’arciduca Ernesto d’Austria reggente dei Paesi Bassi cui indirizzò il suo Primo libro di madrigali. Morto l’arciduca nel febbraio del 1595, divenne il primo settembre seguente cappellano e controtenore dell’imperatore Rodolfo II in Praga, ma solo per poco più di due anni, dal momento che nell’ottobre del 1597 fu eletto maestro di cappella del duomo di Udine. Questa nuova sistemazione, nonostante gli permettesse di rientrare nella città natale, non rispose alle sue aspettative, forse perché poco remunerata, tanto che non sembra essere andata oltre maggio dell’anno seguente. ... leggi Ripreso il posto alla corte imperiale, lo mantenne fino alla morte di Rodolfo II nel 1612, quando fu sciolta la cappella. Dopo questo anno non si sa dove abbia operato e il suo nome non compare tra i musicisti dell’imperatore Mattia, successore di Rodolfo; tuttavia, stando a un documento della corte praghese, nel 1626 era ancora in vita. Appare invece poco plausibile tentare di identificarlo con quel Giovan Battista Gallina, maestro di cappella in duomo a Rieti nel 1635-36, ricordato da Sacchetti Sassetti. Della sua opera compositiva ci sono pervenuti: Il primo libro de madrigali a cinque voci, Anversa, P. Phalèse & J. Bellère, 1594 (secondo Fétis è la seconda edizione di un Primo libro stampato a Venezia da Ang. Gardano nel 1587, ma l’affermazione è priva di qualsiasi riscontro; dedicato all’arciduca Ernesto d’Austria, contiene 16 madrigali a cinque e un dialogo a dieci voci, Io v’amo e v’amo assai, nel quale magistralmente si contrappongono un coro a sei che interpreta la parte dell’uomo ed uno a quattro voci che interpreta la parte della donna creando uno splendido effetto vocale; nella dedicatoria il G. afferma di aver cominciato a comporli mentre serviva Carlo II); Il primo libro de madrigali a sette voci, Venezia, R. Amadino, 1598 (dedicato all’imperatore Rodolfo II, contiene 19 madrigali, due dei quali bipartiti); un mottetto profano Musa praecor facilis a sei voci nella raccolta Odae suavissime in gratiam et honorem […] D. Jacobi Chimarrhei […] a diversis excellentissimis musicis partim V, partim VI vocibus decantatae edita forse verso il 1610; Litanie mariane a quattro e a sei voci (ms Graz, Universitätsbibliothek, 97). L’opera madrigalistica del G., prevalentemente di intonazione pastorale, appare armoniosa nella forma e, se pur priva di sperimentazioni armoniche e cromatiche, è disinvolta ed elegante nella conduzione dell’ordito polifonico grazie anche al sapiente utilizzo delle risorse ritmiche. Nelle composizioni a sette voci, i passaggi per gruppi opposti di voci ricordano gli ultimi madrigali del fiammingo Ph. de Monte, attivo come il G. nella cappella imperiale di Rodolfo II.

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Bibliografia

Edizioni moderne: i madrigali Elpin baciando la sua cara Alcea, a cinque voci (1594) e Ama ben dice Amore a sette voci (1598) in Niederländische und italienische Musiker, 77-91; Il primo libro de madrigali a cinque voci (1594) in Favero, 1-134.

ACAU, Ordinazioni Sacre 1547-1599, 629, alla data 9 apr. 1574; Ibid., AOSM, Registri del ricevuto e speso in denari, 141 (1572-73), 142 (1573-74); BCU, CA, F XII, f. 15r-v, 21r, Archivio capitolare Aquileiese, Acta capituli Aquileiensis, 18, f. 122v, 123v, 140r, 181v; 19, f. 73r, 75v, 97v, 106v, 121v, 128v, 137v, 142r, 144v, 164v-165r, 195v, 214r, [221v], [222r], [233r], 237r; 20, f. 29r, 38r, 53r, 66v, 71r, 77v, 81v, 82r-v, 83v, 85v.

FÉTISB, III (1883), 383; DEUMM, III (1986), 97; M. VOLPE, Galeno, Giovanni Battista, in DBI, 51 (1998), 416; H. FEDERHOFER, Galeno Giovanni Battista, in NGii, IX, 435; CH. BETTELS, Galeno Giovanni Battista, in MGGna, VII (2002), col. 431-432; RISM A/I/3 G 122-123; RISM B/I [c. 1610/18]; NVOGEL, I, 693-694, ni 1052-1053.

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