GENNARO

GENNARO (? - 490)

vescovo di Zuglio

Immagine del soggetto

Copertura superiore di evangeliario, poi riutilizzato come pace, proveniente dalla pieve di S. Pietro di Zuglio. La placchetta eburnea risale probabilmente al X secolo (Udine, Museo diocesano).

G. è il primo vescovo di Zuglio di cui si ha una chiara notizia storica, come testimonia la sua epigrafe tombale che fu rinvenuta spezzata nel 1453, da Ciriaco Anconitano, presso la chiesa di S. Pietro. La lapide sepolcrale è scomparsa ormai da tempo, ma ne conosciamo comunque il testo (presente nel Corpus inscriptionum Latinarum, V, 1858) che risulta importante, anche perché l’unico elemento disponibile, per ricostruire la vicenda del presule: HIC IN PACE Q(IESCIT) | IENUARIUS H(UIUS) | S(AN)C(TAE) EC(C)L(ESIAE) PRESU(L QUI EAM) | REXIT ANN(OS) X[…] | DEPOSIT(US) PRID[IE IDUS] | NOBEMBR(E)S CO[NS(ULATU) FA]USTI V(IRI) C(LARISSIMI)IVNI(ORIS), (Qui in pace riposa Gennaro, presule di questa Santa Chiesa che governò per anni X[…] Fu deposto il 12 novembre, sotto il consolato di Fausto Iuniore, uomo chiarissimo). L’indicazione consolare riportata in questa epigrafe permette dunque di stabilire che la data di morte di G. fu il 12 novembre 490. Inoltre, vi si legge che il vescovo aveva retto la diocesi per un tempo superiore ai dieci anni, purtroppo non meglio definibile a causa di un lacuna nel testo. G. fu quindi nominato vescovo di Zuglio prima del 480: non ci allontana dunque dal vero se si inserisce la sua figura tra i presuli della seconda metà – ultimo quarto del V secolo. Probabilmente non fu però il primo vescovo della cittadina carnica che in quel momento era uno dei municipi della “Venetia et Histria”. La creazione di una sede episcopale e di una diocesi di “Iulium Carnicum” Zuglio è infatti solitamente attribuita all’opera pastorale di Cromazio di Aquileia (388-408), momento cui si fa risalire anche la creazione del vescovado concordiese. In realtà manca ogni tipo di riscontro sulla sua origine che comunque può realisticamente essere posta al principio del V secolo, in accordo con le tendenze della diffusione dell’organizzazione ecclesiastica in questi territori. ... leggi Un dato che sembra plausibile anche per la possibilità di inquadrare proprio nel V secolo, probabilmente ai suoi inizi, il complesso cultuale portato alla luce nel XIX secolo, in località Cjampon, con una grande basilica di tipo aquileiese riccamente ornata da mosaici pavimentali in cui compaiono i nomi dei donatori. Pare assai plausibile che in questo edificio vada infatti riconosciuta la chiesa episcopale di Zuglio, superando le obiezioni di una sua originaria funzione funeraria, mai dimostrata. In questa basilica anche G. doveva aver svolto il suo mandato apostolico. Il ritrovamento della lapide di G. nella chiesa di S. Pietro, posta sul colle che sovrasta la cittadina carnica, pone però dei problemi di interpretazione circa la sede vescovile e i destini della cittadina in quel particolare momento storico. Infatti, la collocazione della lastra iscritta, sempre che si tratti del luogo originario e non sia dovuta invece ad uno spostamento successivo, è stata spesso connessa all’ipotesi di un trasferimento della sede episcopale e di una parte della popolazione sull’altura, dove si vuole sia sorto un centro fortificato, del quale però mancano sinora chiare tracce. Se lo sviluppo insediativo e cultuale del colle di S. Pietro pare in linea con altri esempi di qualificazione delle alture in prossimità dei centri urbani, avvenuto appunto tra il V e VI secolo, come per esempio nel caso di Trento, Verona, Brescia e Bergamo, ciò non implica però necessariamente l’abbandono del nucleo cittadino o del complesso episcopale. La stessa presenza della tomba del vescovo presso la chiesa di S. Pietro non può essere considerata un segnale di questo fenomeno visto che potrebbe essere collegata non solo alla costruzione di un edificio con caratteri episcopali bensì anche alla creazione di una chiesa cimiteriale di iniziativa vescovile: forse proprio in relazione alle attività di qualificazione dell’area come possibile rifugio in caso necessità. Ciò che sembra abbastanza certo è infatti l’esistenza di un edificio di origine paleocristiana, al di sotto dell’attuale chiesa di S. Pietro che nei tratti principali tuttora conservati risale al XIV secolo. Il ritrovamento, durante i lavori di restauro, di un’abside semicircolare nella zona del presbiterio va senz’altro riferita ad una chiesa più antica, della cui origine però ancora poco si conosce. Alcuni elementi di arredo sembrerebbero ricondurre ad un periodo tra V e VI secolo. Non si può pertanto escludere che la chiesa sia nata proprio per volere di G. e che per tale motivo in quel luogo egli abbia voluto farsi seppellire. Sicuramente l’edificio ebbe una anche fase altomedievale, come documentano i frammenti scultorei rinvenuti pertinenti all’arredo liturgico di fine VIII e IX secolo. La fase altomedievale della chiesa di S. Pietro pare connessa ad un momento importante del vescovado carnico quando appunto nel 718 il vescovo Fidenzio, accettò l’invito dei duchi longobardi di Cividale trasferendo nella capitale del ducato la sede vescovile. Questa venne poi estinta verso la metà del secolo, dopo che nel 739 il vescovo Amatore, successore di Fidenzio entrato in contrasto con il duca Pemmone e con il patriarca di Aquileia Callisto che si trasferì a Cividale, fu espulso dalla capitale del ducato. È pertanto plausibile che non essendovi più a Zuglio una sede vescovile, la chiesa di S. Pietro, in riferimento alle necessità di riorganizzazione della struttura ecclesiastica nei territorio dell’interno, promossa nella seconda metà – ultimo quarto dell’VIII secolo, abbia assunto alcune prerogative della funzione episcopale, tra cui quella battesimale come attestato dalla presenza di un tegurio che in quel periodo doveva ornare un fonte esagono. Nella funzione di pieve matrice la chiesa di S. Pietro, memore dell’antica dignità vescovile della cittadina e della sua probabile origine, rimase un importante punto di riferimento per l’area carnica anche nei secoli successivi.

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Bibliografia

P. PASCHINI, La basilica cristiana di Forum Iulium Carnicum, «MSF», 35-36 (1939-1940), 1-9; P.M. MORO, Iulium Carnicum (Zuglio), Roma, L’Erma di Bretschneider, 1956; G.C. MENIS, La basilica paleocristiana di Iulium Carnicum. Dati e problemi ad un secolo dalla sua scoperta, in Darte e la Cjargne. Atti del 58° congresso della Società filologica friulana, Udine, Società filologica friulana, 1981, 71-83; J.P. CAILLET, L’évergétisme monumental chrétien en Italie et à ses marges, Roma, EFR, 1993 (Collection de l’École Française de Rome, 175); L. VILLA, Iulium Carnicum e Iulia Concordia: il destino di due centri urbani minori nell’altomedioevo, «Aquileia nostra», 73 (2002), 341-444.

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