GIOVANNI ROSSO

GIOVANNI ROSSO

ecclesiastico, notaio

Immagine del soggetto

Segno di tabellionato e sottoscrizione del notaio Giovanni Rosso.

G. R. figlio di Giuliano da Rizzolo notaio e canonico di Cividale, fu notaio e mansionario del capitolo di Cividale. Visse a Cividale fra la seconda metà del secolo XIII e la prima del XIV. Sappiamo che la madre, Maria, morì il 31 gennaio 1284, mentre una figlia, Elisabetta, morì il 28 marzo 1339. In diversi documenti da lui rogati si trovano segnalazioni riguardanti manoscritti. Il 13 gennaio 1286 rogò il testamento del canonico Rinaldo detto Pizzul, maestro di grammatica il quale dispose che tutti i suoi libri venissero assegnati al monastero benedettino di Rosazzo. Il primo maggio 1292 registrò l’acquisto da parte di Bonifacio da Verona, chirurgo, di un evangeliario ricoperto di tavole d’argento e di un altro libro che erano appartenuti al decano del capitolo di Cividale Bernardo di Ragogna. Nel testamento del citato Bonifacio, datato 24 gennaio 1293, G. R. registrò il lascito dei ferri del mestiere e di tutti i suoi libri al nipote Bonmartino, mentre il figlio Giacomo, evidentemente degenere, veniva diseredato. Per la moglie Galiana, oltre all’alloggio, il testatore dispose che venisse devoluta parte della somma che si sarebbe ricavata dalla vendita del codice contenente l’opera di Avicenna. Il primo maggio 1294 G. sottoscrisse un documento in cui Ottolino da Cremona restituiva a Beatrice Tebaldi da Parma i libri che aveva avuto in prestito dal fratello Guido. G. R. risulta poi testatore in due documenti: nel primo, datato 7 settembre 1336, è citata una Summa magistri Cesaris, un’opera di Albertano da Brescia, Papias, una Summa synonimorum, l’Antidotarium di Nicolò Salernitano (?) e il Graecismus di Eberardo da Béthune lasciati al notaio Nicolò Landuccio da Cividale. ... leggi Nel secondo, di tre anni dopo, rogato dal notaio Pietro di Giovanni del fu Giuliano da Cividale, si precisa che quattro di questi libri avrebbero dovuto essere venduti per adempiere ad alcuni legati, mentre gli altri dovranno servire agli scolari poveri ai quali evidentemente il notaio faceva da precettore. Questa competenza in materiali librari sembra essere stata trasmessa da G. al figlio Pietro, che il 22 settembre 1346, quando G. era ormai defunto, registrava un lascito librario di Sigfrido di Altenburg, pievano di Tuniz.

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Bibliografia

SCALON, Necrologium, 267-268; SCALON, Produzione, 72, 73, 98, 149 n° 25, 150 n° 26, 151 n° 28, 152 n° 30, 154 n° 33, 158 n° 42, 160 n° 46, 166 n° 58, 169 n° 65, 175 n° 76.

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