GRABEN (VON) VIRGIL

GRABEN (VON) VIRGIL (1430 - 1507)

capitano del castello di Gorizia

È figura di primo piano, anche se per molti aspetti enigmatica, dell’ultimo cinquantennio della contea di Gorizia. La sua famiglia, originaria della Carniola (la tradizione vuole che derivasse da un figlio naturale di un conte, forse anche di Enrico IV), aveva dapprima nello stemma un badile (Grabscheit), il che fa pensare al “Graben” o “grapa”, fors’anche a quello ben noto di Gorizia; fu poi sostituito con uno stemma tagliato in verticale, avente a sinistra il rosso e a destra il nero alle due fasce d’argento. Il G., «dominus Virgilius de Graben», nacque verosimilmente tra il 1430 e il 1440, se già nel 1457 ebbe incarichi dal conte Giovanni; suo padre, Andrea, era signore di Ortenburg. Dal 1460 in poi crebbero rapidamente la sua capacità di operare e quindi anche la sua carriera che lo vide impegnato in compiti sempre più prestigiosi, specialmente al servizio del conte Leonardo, per il quale, ad esempio, intervenne a Mantova in occasione delle trattative per le nozze con Paola Gonzaga. Non fu secondaria la sua maestria in campo economico. Il suo castello a Lengberg, ottenuto da Salisburgo, viene descritto con ampiezza di particolari dal cancelliere patriarcale Paolo Santonino (illustra anche i cibi offerti durante i lauti banchetti ai quali era invitato col vescovo Pietro di Caorle), quando costui nel 1485 incontrò il G. con il conte Leonardo e con Paola. Viene descritto come «generosus et prestantissimus miles, aurea indutus veste et viridi ornatus pileo»; i visitatori ottennero un trattamento nobile «a prefato magnifico domino Virgilio, viro profecto probatissimo et non minus munifico paratis»; nel suo comportamento si distingue per finezza ed eleganza dallo stesso conte e probabilmente esso riflette un suo modo di essere e di pensare più proprio della cultura rinascimentale, forse per effetto dei contatti che egli ebbe di frequente col mondo adriatico. ... leggi Oltre che consigliere del conte e suo legato (gli fu accanto un’altra figura goriziana notevole: Simon von Hungersbach/Ungrispach), egli fu anche «gubernator der graffschaft Görz und am Karst», reggendo il capitanato del castello di Gorizia. Tra i suoi molti interventi furono decisivi quelli presi tra il 1497 e il 1500, quando Leonardo, rimasto vedovo e senza figli, dovette affrontare il serio problema dell’eredità della contea. In queste circostanze la figura del G. appare talora ambigua, al punto che egli poté essere giudicato tendenzialmente traditore del conte: è vero però che Venezia tentò di corromperlo proponendogli, in cambio della consegna della contea alla Signoria, il governatorato a vita sui possessi goriziani, l’inserimento nel patriziato veneto e 30.000 ducati; tale era l’interesse veneziano di avanzare contro l’Impero appropriandosi della contea di Gorizia che allora furono fatti passi anche presso il medico di Leonardo per affrettarne la scomparsa. Dopo un falso allarme della scomparsa del conte (1498) che svelò trame predisposte allo scopo, la catastrofe goriziana seguì alla morte di Leonardo (12 aprile 1500), quando la contea fu rivendicata ed ereditata da Massimiliano I. Affidate le cure del castello di Gorizia al figlio Lukas (lo dice Rigo Todesco, che apparve nelle circostanze da Udine), il G. si ritirò precipitosamente a Lienz, dove rese note le operazioni veneziane e svelò il patto ereditario contratto dal conte Leonardo con gli Absburgo, che gli sarebbe stato fatto conoscere segretamente e sotto giuramento dallo stesso Leonardo, il che non esclude però del tutto un’operazione di sua iniziativa. Nel 1501 il G., ormai stabilmente a Lienz, istituì un beneficio (con fondi per celebrazioni liturgiche di suffragio dei Goriziani e dei Graben) presso la chiesa di S. Michele a Lienz, da lui restaurata e rinnovata secondo i modelli del «cantiere goriziano» e destinata a mausoleo della famiglia. Deceduto nel 1507, vi venne sepolto come fa vedere la sua pietra tombale che lo mostra cavaliere armato in piedi secondo orientamenti formali della cultura rinascimentale. Egli ebbe quattro figli naturali, tra cui è noto Christoph († 1506), parroco di Gorizia, così come Leonhard († 1531): ambedue furono sepolti nella chiesa di S. Michele. Probabilmente al primo (se non anche allo stesso V.) si deve la commissione dei dipinti della cappella di S. Acacio, sorta di fianco al duomo di Gorizia: nella volta c’è lo stemma dei Graben. Discendenti della famiglia Graben ebbero spesso incarichi autorevoli a Lienz; la famiglia si estinse nella seconda metà del Settecento.

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Bibliografia

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