GRASSO VINCENZO

GRASSO VINCENZO (1510 - ?)

frate minore, organista

Nato a Udine, presumibilmente intorno al 1520, abbracciò la regola francescana conventuale, ma poi per lunghi anni visse fuori dai conventi, a suo dire, per sostenere alcuni nipoti. Personalità inquieta, divisa tra musica, magia e negromanzia, fu organista dapprima nella chiesa del Santissimo Corpo di Cristo a Valvasone dal 1543 al primo semestre del 1546; quindi per cinque mesi nella chiesa di S. Francesco a Gorizia (dal marzo 1547?); dodici anni e cinque mesi – a partire dal 7 agosto 1547, stando alla sua testimonianza – a Spilimbergo, ove, oltre a suonare nella chiesa di S. Maria Assunta, celebrava le domeniche e le feste in casa del conte per le figlie e andava a scuola di lettere dal sandanielese Leonardo Corinzio; successivamente per un anno fu organista della chiesa di S. Maria Assunta a Fagagna del Friuli, dalla quale passò, prima del Natale 1560, a San Daniele del Friuli, nella chiesa di S. Michele, e qui nel gennaio 1561 fu raggiunto dall’ingiunzione di presentarsi al tribunale dell’Inquisizione. Gli atti del processo – oltre ad informarci sulle sue idee teologicamente eterodosse, sul possesso di libri d’autori eretici, sulla frequentazione di persone eretiche, sulle pratiche di magia e sui tentativi di convincere alle proprie idee allievi ed amici – ci dicono anche che egli suonava «benissimo d’arpicordo [può indicare il clavicembalo o la spinetta] et è bonissimo musicho et con queste virtù si sostenta sé et i suoi parenti» e che egli teneva lezioni private di questo strumento: tra i suoi allievi figurano Giovanni Maria da Gradisca, il conte Guglielmo Asquino, don Giacomo Bertolotto, tutti di Fagagna, oltre a don Francesco Contardo da Rive d’Arcano, nonché il nipote Costantino Venereo. ... leggi Durante il processo, trascorse molti mesi di domicilio coatto in una camera del convento di S. Francesco di Dentro a Udine finché il primo marzo 1562, emessa la sentenza di condanna, fu costretto ad abiurare pubblicamente nella chiesa di Fagagna. Da questo momento se ne perdono le tracce per alcuni anni, finché nel settembre 1572 ricomparve come organista a Tricesimo, nuovamente con licenza di celebrare e confessare. Il 30 aprile del 1573 ottenne, grazie ai buoni uffici dei deputati della comunità di San Daniele, l’autorizzazione del provinciale dei conventuali a tornare come organista in San Daniele con l’obbligo però di risiedere in convento. Vi rimase diversi anni, tra negligenze e problemi di tipo disciplinare, ripetuti interventi del patriarca e del padre provinciale che gli ordinavano di andare ad abitare in convento e di osservare con diligenza i propri impegni, finché, in obbedienza ai superiori, il 18 aprile 1586 presentò le proprie dimissioni e partì per una destinazione a noi ignota. Il 9 ottobre 1594, quando suo nipote Costantino Venereo, suo successore all’organo di San Daniele, venne condannato come eretico, il G. era già morto.

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Bibliografia

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