GRIMANI DOMENICO

GRIMANI DOMENICO (1461 - 26)

patriarca di Aquileia

Immagine del soggetto

Recto della medaglia in bronzo, con il ritratto del cardinale Domenico Grimani, 1493 (Udine, Civici musei).

Nacque a Venezia il 22 febbraio 1461, primogenito del futuro doge Antonio e di Caterina Loredan. A Padova, dove conseguì il titolo dottorale nel 1487, il G. soggiornò a lungo per approfondire gli studi filosofici e coltivare l’amicizia con personaggi di grande levatura, quali Gregorio Amaseo, Nicoletto Vernia, Pico della Mirandola, Poliziano. Quanto alla carriera politica, le prospettive non erano incoraggianti, dal momento che, in base alle leggi, la presenza del padre nell’ambito delle principali magistrature lo escludeva dalle cariche più prestigiose. Optò pertanto per una diversa soluzione: nell’ottobre 1491 Innocenzo VIII lo nominava segretario apostolico, e due anni dopo (20 settembre 1493) Alessandro VI gli conferiva il cappello cardinalizio, dietro versamento di una grossa somma di denaro. Assidua, da allora, la presenza del neo porporato a Roma e in rapida ascesa il suo prestigio nella curia, in ragione di una non comune cultura e delle ricchezze con le quali poteva enfatizzarla, traducendola in una prassi di mecenatismo e collezionismo di altissima levatura. Si deve a lui, infatti, la costruzione sul Quirinale della splendida “vigna Grimani”; nel corso dei lavori di scavo vennero alla luce sculture e reperti romani che formarono il primo nucleo di una raccolta più tardi destinata a costituire lo statuario pubblico della Repubblica, cui il G. accompagnò l’acquisto di dipinti di Michelangelo e di Bosch (questi ultimi ora esposti nel museo di palazzo Grimani, a Venezia), della biblioteca di Pico della Mirandola e del cosiddetto Breviario Grimani, conservato presso la Biblioteca Marciana, autentico capolavoro di miniatura fiamminga che il porporato ebbe modo di mostrare ad Erasmo, nel corso del suo soggiorno romano nel 1509. Accanto alle occupazioni culturali, le esigenze della ragion familiare e, congiuntamente, della politica. ... leggi Ché il G. non si limitò a collezionare opere d’arte, ma anche benefici ecclesiastici che poi cedeva, secondo una prassi allora usuale, ad altri membri della sua numerosa famiglia, fratelli o nipoti, in un frequente succedersi di subentri rinunce riserve. Spicca, fra le nomine così ottenute, quella di patriarca di Aquileia, conferitagli il 13 settembre 1497, prima ancora di essere ordinato sacerdote, la qual cosa si verificò nel marzo 1498. Dato il prestigio del patriarcato, tenuto in grande considerazione congiuntamente dalla Serenissima e dalla Santa Sede, il G. si recò a prenderne possesso di persona appena qualche mese più tardi: il 19 settembre faceva il suo ingresso a San Daniele, donde poi si recava a San Vito, Aquileia e Cividale. Rimase nella sua diocesi tutto l’inverno, quindi (marzo 1499) tornò a Roma, mentre i Turchi si apprestavano a devastare nuovamente il Friuli. C’era infatti la guerra tra Venezia e la Porta e al padre del G. era stato affidato il comando dell’armata marittima; senonché, dopo un pesante insuccesso, venne tradotto in patria coi ferri ai piedi. Nella circostanza, il G. mostrò tutta la sua devozione filiale, precipitandosi a Venezia per ottenerne la liberazione, avvenuta peraltro solo nel 1502 con la fuga di Antonio Grimani a Roma. Nonostante la gravità dell’atto, costui seppe recuperare la benevolenza del governo marciano mediante l’abile condotta del figlio cardinale in favore della Repubblica, sia durante le ultime fasi del conflitto, sia successivamente, nel corso dei contrasti con la Santa Sede per la penetrazione veneziana in Romagna e la conseguente guerra di Cambrai. Dopo il disastro di Agnadello, fu infatti il G. uno dei protagonisti del riavvicinamento veneto-pontificio, grazie all’influenza di cui godeva nella curia e che gli permise di giocare un ruolo di primo piano nei conclavi che portarono all’elezione di Leone X e di Adriano VI; in questa seconda circostanza anzi, essendo il padre divenuto doge, sfiorò lui stesso l’elevazione al soglio, nonostante le precarie condizioni di salute, o forse proprio per questo. Morì a Roma la notte tra il 26 e il 27 agosto 1523; sin dal 19 gennaio 1517 aveva rinunciato in favore del nipote Marino al patriarcato aquileiese, dove non aveva più messo piede dopo la presa di possesso, avvenuta diciott’anni prima.

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Bibliografia

M. SANUDO, Diarii, I-XXXIII, Venezia, Tip. del Commercio di M. Visinitini, 1879-1892, ad indices; E.A. CICOGNA, Delle inscrizioni veneziane raccolte ed illustrate da […], I-VI, Venezia, Orlandelli-Picotti, 1824-1853, ad indices; EUBEL, Hierarchia, II, 92; P. PASCHINI, Domenico Grimani cardinale di S. Marco († 1523), Roma, Edizioni di storia e letteratura, 1943; G. GULLINO, Marco Foscari (1477-1551). L’attività politica e diplomatica tra Venezia, Roma e Firenze, Milano, Angeli, 2000, indice; G. BENZONI - L. BORTOLOTTI, Grimani, Domenico, in DBI, 59 (2002), 599-609.

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