HOFMANN ALBERTO

HOFMANN ALBERTO (1908 - 1988)

funzionario forestale, botanico, fitosociologo

Immagine del soggetto

Il fitosociologo Alberto Hofmann.

Nacque nel 1908 a Tokio, dove il padre Amerigo, ingegnere forestale nato a Trieste da famiglia di origine boema e diplomato a Vienna, era stato chiamato ad insegnare selvicoltura e sistemazioni idraulico-forestali presso l’Università della capitale nipponica. Rientrò con la famiglia l’anno successivo in Italia. Si laureò in scienze agrarie nel 1931 a Firenze e l’anno successivo ottenne la specializzazione forestale. Nel 1932, seguendo le orme paterne, si inserì nell’amministrazione forestale statale e fu destinato a Sondrio. Nel 1938 fu inviato in Etiopia, addetto ai servizi forestali dell’Africa orientale italiana. Allo scoppio della guerra fu fatto prigioniero ed inviato in Kenia, dove le autorità britanniche lo inserirono nei servizi forestali della colonia inglese. Rientrò dalla prigionia nel 1946 e fu destinato a Tarvisio quale amministratore della foresta demaniale. Nel 1954 dirigeva i servizi forestali regionali a Napoli, quattro anni più tardi quelli di Torino. In seguito fu posto a disposizione della direzione dell’Azienda delle foreste demaniali e destinato a non meglio precisati uffici studi. H. non aveva un carattere facile e le sue idee non sempre collimavano con quelle dei vertici della amministrazione: da qui un progressivo allontanamento dalla responsabilità attiva di uffici forestali. In questi casi il personaggio veniva posto fuori ruolo a dirigere un ufficio studi presso un ispettorato e, nei casi più fortunati, incaricato di funzioni di rappresentanza in occasione di convegni internazionali. ... leggi Grazie alla perfetta conoscenza del tedesco, H. fu mandato in Austria (1954) ed in Cecoslovacchia (1956) per “missioni scientifiche”. La mancanza di funzioni ispettive e direttive impegnative gli permise di coltivare studi nei settori che gli erano più congeniali, quelli della tipologia forestale esaminata con metodo fitosociologico. Nel 1938 aveva avuto l’occasione di trascorrere un periodo di studio presso la Stazione internazionale di geobotanica di Montpellier, in Francia, indirizzandosi verso gli studi della fitosociologia che considerava uno strumento di ricerca ecologica. Fino al 1938 la produzione scientifica di H. fu di stampo classico per le scienze forestali: L’assestamento della foresta demaniale del Cansiglio (1931), Le faggete europee (1933), La Valtellina forestale (1938). In seguito le sue pubblicazioni furono più legate alla geobotanica ed alla tipologia forestale. Nel 1957 pubblicò Contributo ad una selvicoltura su basi naturalistiche e La vegetazione quale espressione dell’ambiente. Tipologia e fitosociologia al servizio dell’economia forestale. Affrontava due temi: la selvicoltura basata su criteri naturalistici e non solo economici, e un approccio all’esame delle cenosi forestali con metodo fitosociologico, che rappresentavano punti di vista non coincidenti con quelli dell’amministrazione forestale e del mondo accademico fiorentino che, in campo geobotanico, rifiutava il metodo fitosociologico. Nel secondo lavoro H. affermava: «…l’aver considerato un solo strato di vegetazione, quello erbaceo-arbustivo o quello arboreo, al lume di una moderna interpretazione delle biocenosi, costituisce una evidente lacuna». E questo anche perché «Più si va a Sud e verso le alte catene montuose, più i fattori ecologici diventano numerosi e complessi e più complessa diventa anche la sistematica fitosociologica». La sua posizione, che ovviamente escludeva i principi strettamente economici e semplificativi della selvicoltura del dopoguerra, determinò il declino della sua carriera di forestale. Nel 1963 ottenne la libera docenza in fitosociologia e per quattro anni insegnò fitogeografia in un corso libero presso la Facoltà di agraria di Torino. Conclusa la quarantennale carriera nell’amministrazione statale, H. si ritirò a Tarvisio, in mezzo ai boschi che aveva amministrato nel 1947. Il suo ultimo lavoro lo dedicò ai boschi del Carso, che aveva conosciuto da ragazzo: I boschi del Carso ieri, oggi, domani (1984). Morì a Tarvisio nel 1988, come era avvenuto per il padre in pieno inverno del 1945, quando «Il Popolo del Friuli» lo ricordò «nobile pioniere della selvicoltura italiana». Lo stesso necrologio avrebbe potuto essere scritto per il figlio. L’opera di H. fu molto apprezzata anche all’estero, dove egli aveva rapporti di amicizia e di collaborazione con alcuni dei più eminenti botanici e fitogeografi, quali Braun-Blanquet, Aichinger, Mayer e Furrer. Nel 1991 è stata pubblicata postuma, per cura del figlio Amerigo, la sua opera più apprezzata per completezza e ricchezza di spunti applicativi: Il faggio e le faggete in Italia, materia in cui H. è stato certamente uno specialista.

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Bibliografia

A. HOFMANN, La vegetazione quale espressione dell’ambiente. Tipologia e fitosociologia al servizio dell’economia forestale, «Annali dell’Accademia italiana di scienze forestali», 6 (1957), 259-281.

Su le orme della cultura forestale. I Maestri, a cura di A. GABBRIELLI, «Annali dell’Accademia italiana di scienze forestali», 54 (2005), 201-203.

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