LICHTENREITER JOHANN MICHAEL

LICHTENREITER JOHANN MICHAEL (1705 - 1780)

pittore

Immagine del soggetto

La partenza di Rebecca, olio su tela di Johann Michael Lichtenreiter del 1745 ca. (Gorizia, Musei provinciali).

Nacque a Passau il 23 settembre 1705 dal pittore bavarese Bernhard. Il cognome è attestato in numerose varianti, sia nella grafia della firma dei vari membri della famiglia sia nei documenti. Le notizie sulla formazione di J. M. L. sono molto scarse. Compì l’apprendistato nella bottega paterna come il fratello maggiore Franz (1700-1775), di cui la storiografia ricorda un soggiorno veneziano, nel terzo decennio del secolo. Le componenti italiane, in particolare veneziane e napoletane, della pittura di J. M. L. suggeriscono una sua partecipazione al viaggio in Italia del fratello. Agli inizi del quarto decennio erano entrambi in Baviera, Franz a Passau, dove nel 1731 firmò delle tele per la Residenz, mentre nel 1730 J. M. risultava residente ad Augsburg. Franz si stabilì poi a Praga dove operò fino alla morte. Nella chiesa di Sant’Ignazio di Gorizia si trova una pala con la Deposizione dalla croce (copia dal Jouvenet, attraverso una stampa di L. Desplaces), firmata F. LICHTEREITT PINXIT, ma non si sa come vi sia pervenuta, in quanto non risulta che egli sia mai stato a Gorizia. J. M. L. giunse invece a Gorizia alla metà degli anni Trenta. Sposatosi con Dorotea Dragogna nel 1737, fissò la residenza nel borgo San Rocco, dove la sua bottega fu attiva per più di quarant’anni. Il suo stile era caratterizzato dal marcato chiaroscuro di derivazione “tenebrosa”, dalla ristretta gamma cromatica con prevalenza dei toni brunastri, dalla secchezza delle linee di contorno e dei panneggi. Per l’iconografia le fonti d’ispirazione erano molto varie, veneziane, napoletane, olandesi, bavaresi. Molti dei primi dipinti furono commissionati da Sigismondo d’Attems Petzenstein per le sue dimore, erette, l’una in piazza Corno, l’altra a Podgora (Piedimonte), su progetto di Nicolò Pacassi, tra il 1745 e il 1748. Tra questi, tre piccole scene di soggetto veterotestamentario (già collezione G. Cossàr, ora Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia), due copie da P. Rotari (1730-40, Gorizia, Castello), quattro grandi scene di genere con La venditrice di fiori e frutta, Il pescivendolo, Il cacciatore, Il macellaio (Gorizia, Musei provinciali), ispirate a modelli fiamminghi, La cena di Betania, La partenza di Rebecca (Gorizia, Musei provinciali), la prima di tre copie dallo stesso dipinto del Solimena. ... leggi Nel 1747 il L. firmava due grandi teleri per il palazzo Taccò (poi Aita) di Cormòns, tuttora in ‘situ’, da poco interpretate correttamente, l’una come L’imperatore Carlo V e l’elettore di Sassonia dopo la battaglia di Mühlberg del 1547 e l’altra L’imperatore Carlo V e il re di Francia Francesco I stipulano la pace di Madrid nel 1526. Alla metà degli anni Cinquanta risalgono una lunetta con la Crocifissione affiancata dai santi cui erano intitolate le principali chiese goriziane (Gorizia, Musei provinciali, già su un’arcata dei portici di via Rastello) e il lunettone di Ognissanti, nella cappella di Graffemberg (ora palazzo Coronini Cronberg, Gorizia, allora proprietà Strassoldo). Si collocano in seguito le numerose opere per la committenza ecclesiastica nella valle del Vipacco e del Carso sloveno e per il monastero di S. Orsola di Gorizia. Talvolta la tavolozza si arricchiva e si schiariva e le linee di contorno si ammorbidivano, salvo irrigidirsi di nuovo nei quadri desunti direttamente da stampe. Si intensificava anche l’attività ritrattistica, in cui si registra ancora la committenza Attems, con i ritratti di Sigismondo e del fratello Ludovico (Lubiana, Narodna Galerija). Nel 1759, nella parrocchiale di Sant’Andrea a Goče, il L. realizzò e firmò la sua opera più impegnativa, gli affreschi del soffitto della navata con la Gloria di Sant’Andrea, il Trionfo dell’Immacolata e i Santi Floriano, Maria Maddalena e Margherita da Cortona. La Gloria di Sant’Andrea fu ripresa negli affreschi della parrocchiale di Moraro (pesantemente ridipinti) e di Mossa (distrutti). Anche nella parrocchiale di Joannis il L. lasciò due scene di grandi dimensioni, a olio su tela, con I Santi adorano la SS. Trinità (8 m) sulla volta della navata e l’Ascensione (5 m) nel presbiterio. A poco prima del 1761 risale una delle opere più “venezianeggianti” del L., La Madonna del Rosario con i Santi Domenico e Caterina nella parrocchiale di San Pietro (Šempeter). Nella parrocchiale di Vipulzano (Vipolže) si trovano quattro tele, con l’Adorazione dei Magi (firmata e datata 1766), l’Adorazione dei pastori, la Sacra Famiglia e l’Ecce Homo!. Allo stesso periodo si possono assegnare il Ritratto a figura intera dell’arcivescovo Carlo Michele d’Attems (1711-1774, coll. Attems, Lucinico, Gorizia) e le due pale della Madonna del Rosario e di San Valentino (Moraro, parrocchiale). Per il monastero di S. Orsola di Gorizia il L. eseguì una serie di quattordici ritratti di santi e personaggi storici connessi con la storia dell’ordine, alcune pale d’altare e tre tele con scene della Passione. Nell’ottavo decennio del secolo si fece più evidente la discontinuità stilistica, soprattutto nelle repliche di soggetti più volte riproposti. Si segnalano la pala della chiesa di San Giusto a Gojače, la pala con Sant’Antonio da Padova (Štjak, parrocchiale) e le due pale della parrocchiale di S. Vito a Črniče. L’ultima importante commissione fu quella per il monastero cistercense di Stična nella Dolenjska (Slovenia) con una decina di pale d’altare, tra cui una Santa Margherita da Cortona, forse preceduta o poco dopo ripresa da due tele di identico soggetto, l’una a Tapogliano (Friuli) e l’altra a Sodračica (Dolenjska), a riprova del favore con cui veniva accolto negli ambienti più tradizionalisti dell’area friulano-carniolina il linguaggio conservatore del L. In questo vasto territorio gli sono state recentemente attribuite varie altre opere, che devono ancora essere studiate. Ai pochi ritratti noti, oltre a quello di Eufemia Degrazia baronessa Radievcig (Gorizia, Musei provinciali) si è aggiunta la serie di ventiquattro Ritratti Strassoldo, eseguiti per la residenza di Graffemberg (ora in collezione privata a Strassoldo). Il L. si spense a Gorizia, il 7 marzo 1780.

Lichtenreiter (Lichtenreit) Carl (Carlo). Terzo degli otto figli del pittore Johann Michael e di Dorotea Dragogna, C. L. nacque a Gorizia il 18 aprile 1742. Nella casa paterna, al n. 65 di borgo San Rocco, risiedette fino alla morte, avvenuta il 28 maggio 1817. Dopo aver appreso i primi rudimenti dell’arte nella bottega del padre, secondo il Thieme-Becker si recò a Venezia e poi a Vienna, dove si formò alla maniera del ticinese Giocondo Albertolli. Tornato a Gorizia, affiancò il padre forse fin dal 1764, ma è difficile distinguere l’apporto di C. L. nella copiosa produzione di quegli anni. Probabilmente il suo intervento divenne preponderante nell’ultimo periodo, in particolare nell’esecuzione delle pale per la chiesa abbaziale di Stična (1776). In due documenti (del 1788 e del 1793) appare come insegnante di disegno nella scuola normale di Gorizia. Intorno al 1793 eseguì gli affreschi delle pareti laterali del santuario di Monte Santo, con una Adorazione dei Magi e una Adorazione dei pastori, distrutte durante la prima guerra mondiale. Le notizie relative a C. L. sono scarse e il corpus delle opere a lui riconducibili si va appena definendo. Gli sono da tempo attribuiti i ritratti di Giovanni Battista Formica (1770-80) e di Pio VI (1782, Gorizia, Musei provinciali), di Don Giuseppe Luigi de Gironcoli (1808, Monte Santo, refettorio), oltre alla Madonna del Monte Santo (1801, Gorizia, cattedrale). Recentemente è stata proposta la sua paternità per i ritratti di Rodolfo Coronini (post 1774) e di Giovanni Pompeo Coronini della Fondazione Palazzo Coronini Cronberg di Gorizia, la Madonna col Bambino e Santi (1779, San Michele del Carso (parrocchiale), Santa Maria Maddalena e San Pietro (1775 circa, Lubiana, duomo), opere che rivelano una solida preparazione artigianale. Gli ultimi anni della sua vita furono segnati da crescenti difficoltà economiche, tanto che morì nella casa in cui era sempre vissuto, in uno stato di completa indigenza.

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Bibliografia

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