LUSCHIN FRANCESCO SAVERIO

LUSCHIN FRANCESCO SAVERIO (1781 - 1854)

arcivescovo

Immagine del soggetto

Monsignor Francesco Saverio Luschin, olio su tela di Giuseppe Tominz, 1854-1857 ca. (Gorizia, Musei Provinciali).

Nacque a Tainach/Tinje, in Carinzia, il 3 dicembre 1781, da una famiglia di agricoltori sloveni benestanti. Studiò presso il Seminario di Klagenfurt, dove fu ordinato sacerdote il 26 agosto 1804 e operò come cooperatore nella parrocchia di S. Egidio dal 1806 al 1808. Nel 1807 sostenne gli esami rigorosi di teologia presso l’Università di Vienna e il 16 gennaio 1808 fu nominato imperial regio professore di lingue orientali e studi biblici a Graz. Nel 1813 conseguì la laurea in teologia. Nel 1820 fu nominato referente negli affari ecclesiastici per il governo del Tirolo a Innsbruck. Dal 1824 al 1834 fu vescovo di Trento, dove si impegnò non soltanto nella soluzione delle questioni ecclesiastiche, ma anche dei problemi economici dei più bisognosi. Ciò è confermato anche da Antonio Rosmini, che lo giudicò «uomo bono e desideroso di giovare alla sua diocesi», anche se troppo ligio al governo. La sua nomina ad arcivescovo di Leopoli nel 1834 rattristò i fedeli della diocesi di Trento, che avevano apprezzato la sua grande sollecitudine verso i più poveri. Prese possesso della sua nuova diocesi in Galizia il 6 novembre del 1834. Era la prima volta che i cattolici polacchi della diocesi di Leopoli avevano un vescovo non polacco. L. si rese subito conto che non sarebbe riuscito a controllare la difficile situazione, in quanto esistevano sul luogo forti tensioni fra i cattolici di rito latino e i ruteni uniti, che dal 1807 avevano ottenuto una propria sede vescovile e tendevano fortemente all’autonomia ecclesiastica e politica. ... leggi Perciò chiese subito di essere trasferito in un’altra sede e già il 9 gennaio 1835 fu nominato arcivescovo di Gorizia. L’8 settembre successivo fece il suo ingresso solenne nella chiesa metropolitana e lo stesso giorno emanò la sua prima lettera pastorale, rivolta al clero ed ai fedeli, in cui espose il suo programma sul governo della diocesi, soffermandosi in modo particolare sulla direzione del Seminario, sui doveri dei parroci e dei loro cooperatori, sulla raccomandazione a tutti i fedeli dell’amore per il prossimo. Per quanto riguarda il Seminario, l’aspirazione di L. di dare ai seminaristi una salda preparazione scientifica, ma anche di formarli alla pietà, non poté essere realizzata, per le contraddizioni insite nel Seminario tra il progetto dello Spätjosephismus e l’aspirazione della Chiesa austriaca a liberarsi dal controllo dello Stato. Anzi, queste contraddizioni portarono ad una crisi interna dell’Istituto, espressa chiaramente, negli anni Quaranta, dal vescovo di Parenzo-Pola Antonio Peteani, già insegnante nello stesso Seminario. Nulla trapela, però, di questa crisi interna del Seminario centrale di Gorizia, nelle relazioni ad limina del vescovo. Durante il triennio turbinoso 1848-1850, L. non solo fu sollecito nel prendere i provvedimenti di sua competenza, per impedire che nella sua diocesi la situazione degenerasse in atti di violenza popolare, ma anche si batté per la libertà della Chiesa, inviando, il 17 dicembre 1848, l’Indirizzo dell’Episcopato della provincia ecclesiastica litorale carniolica nel regno dell’Illirio all’Assemblea nazionale costituente austriaca in Kremsier, nel quale osservava, con i suoi vescovi suffraganei, che il sistema austriaco di seminari e facoltà teologiche statalizzato e centralizzato aveva dato al clero una rigorosa preparazione scientifica, ma in quella struttura era passata in secondo piano la “pietas”. Con questo documento i vescovi della provincia ecclesiastica di Gorizia chiedevano, però, per la Chiesa cattolica, oltre alla libertà dallo Stato, anche la protezione dello Stato. Richieste analoghe furono fatte anche dalla conferenza plenaria, alla quale partecipò lo stesso L., dei vescovi dell’Impero austriaco, che si svolse a Vienna dal 29 aprile al 17 giugno 1849. Tali richieste furono sostanzialmente accolte nelle ordinanze ministeriali del 18 e 23 aprile 1850. L. svolse anche un’intensa attività caritativa, in difficili anni di carestie e di guerre, per cui quando morì, il 2 maggio 1854 a Gorizia, suscitò l’unanime compianto.

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Bibliografia

AAG, Franz Xaver Luschin, “Luschin 1” e “Luschin 2”; ASVat, S. Congr. Concilii Relationes 368, Goritien., Relatio status Ecclesiae Goritiensis ad Sanctam Sedem del 15 agosto 1839, 229-232; Österreichisches Staatsarchiv, Allgemeines Verwaltungsarchiv, Alter Kultus, Ktn 127, fasz. VI. «Carinthia», (1854), n. 43, 62, 63, 64; E. GATZ, Die Bischöfe der deutschsprachigen Länder 1785-1803 bis 1945, Berlin, Duncker & Humblot, 1983, 465-467; I. SANTEUSANIO, La diocesi di Gorizia tra Vienna e Roma (1818-1883), in L’arcidiocesi di Gorizia dall’istituzione alla fine dell’impero asburgico (1751-1918), a cura di J. VETRIH, Gorizia, Forum, 2002, 204-210; ID., Il Seminario centrale di Gorizia nel periodo del tardo Giuseppinismo (1818-1857), «Studi Goriziani», 99-100 (2004), 43-48.

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