MARCOTTI GIUSEPPE

MARCOTTI GIUSEPPE (1850 - 1922)

scrittore, giornalista, studioso, avvocato, docente

Immagine del soggetto

Lo scrittore Giuseppe Marcotti.

Nacque a Campolongo al Torre (Udine), un paesino situato nella bassa friulana e lambito dal fiume Torre, il 21 ottobre 1850, da Pietro e da Elena Cortellazis. Il padre era esperto di agricoltura e proveniva da una famiglia della ricca borghesia udinese, impegnata nell’attività terriera e industriale; fu socio dell’Associazione agraria friulana, specializzato in viticoltura e bachicoltura. La madre apparteneva ad un’antica famiglia della Carnia ed era figlia di Raimondo. M. era il primogenito di cinque fratelli. Tra il 1860 e il 1868 compì gli studi classici a Monza, presso il collegio dei barnabiti, ove rimase fino all’età di diciassette anni, quando completò gli studi liceali. Quindi fu avviato ai corsi universitari di giurisprudenza e belle lettere a Bologna e a Firenze. Si laureò nel 1871. In seguito intraprese la carriera di letterato e di giornalista, dopo una breve parentesi di pratica legale a Udine (nel 1873 risultava iscritto all’albo degli avvocati). Esordì nel giornalismo alla scuola di Pacifico Valussi; quindi si trasferì a Firenze, dove frequentò la cosiddetta Scapigliatura toscana e lavorò come segretario di redazione a «La Nazione» e come collaboratore a «Il Fanfulla». Delle sue numerose collaborazioni giornalistiche, vanno ricordate anche quelle al «Corriere della Sera», al «Il Giornale d’Italia», a «Il Resto del Carlino», a «La Stampa», a «Le Figaro», di cui fu corrispondente in francese. Nel 1892 conseguì l’abilitazione all’insegnamento della storia e della geografia negli istituti secondari e per un paio d’anni si dedicò anche all’attività didattica. Uno dei suoi primi studi, pubblicato nel 1877 sulla «Rivista Europea», fu Il confine austro-italiano, in cui sostiene l’idea di un confine, che avrebbe dovuto unire, dalla parte dell’Italia, oltre il Friuli orientale, anche Trento, Trieste e l’Istria, «dacché quei paesi hanno a considerarsi una intera unità geografica». Nel 1877 fu tra i primi giornalisti corrispondenti di guerra, per incarico del giornale «Il Fanfulla». Si recò nella zona di operazioni del conflitto russo-turco in Romania e Bulgaria, da cui nacque il primo dei suoi libri di viaggi: Tre mesi in Oriente. ... leggi Ricordi di viaggio o di guerra (1878). Nel 1884 realizzò un nuovo viaggio in Bosnia ed Erzegovina che si concretizzò nella pubblicazione de La Nuova Austria (1885); successivamente ne intraprese altri nei Balcani, in Francia e in Spagna, documentati da: In Oriente d’estate: impressioni e riflessioni di viaggio (1891), Il Montenegro e le sue donne. Il matrimonio del Principe ereditario d’Italia, L’Adriatico Orientale da Venezia a Corfù. Guida illustrata (1899). Nell’ambito della sua più generale attività di scrittore di viaggi sono da segnalare: Florence; Guide souvenir de Florence et Pays environnants (1892); Mentore: guida pratica per la scelta di una professione (1893); Pellegrinaggio (1896). Nel 1879 sposò la contessina Elena Arnaldi, la cui madre, vedova del conte Carlo Arnaldi, aveva sposato in seconde nozze il ricchissimo Giovanni Temple Leader, un illustre politico inglese, ex deputato al parlamento, che si era stabilito a Firenze dove aveva acquistato una grande proprietà sui colli di Fiesole, fra cui il castello di Vincigliata che fece ricostruire e che grazie a lui riacquistò l’antica bellezza. M., appassionato di storia antica e di arte, partecipò attivamente nell’allestimento interno del castello, che divenne un vero e proprio museo, meta di molti illustri viaggiatori. A questo luogo è legata la pubblicazione di Vincigliata (1879), Simpatie di Maiano. Lettere dalla villa Temple-Leader (1883), nonché un’opera storica: Giovanni Acuto, storia di un condottiero. L’interesse per la storia e per la vita sociale sono alla base di altri suoi scritti su età e figure diverse: Una seduta del Senato romano (1870), Un mercante fiorentino e la sua famiglia nel secolo XV (1881), La Nuova Austria: impressioni (1885), Un volontario italiano del Seicento (1887), Il Generale Enrico Cialdini duca di Gaeta (1891), Cronache segrete della polizia toscana (1898), Tiberio a Capri. Scene di Roma cesarea. M. quindi spaziava dalla letteratura alla storia e alla politica contando su importanti relazioni con i personaggi allora noti del mondo letterario, anche se rifuggiva dalla vita mondana e dai passatempi alla moda. Ne restano testimonianza le lettere e i biglietti scritti ad esempio da Matilde Serao, Antonio Fogazzaro, Carlo Papini. Pregevole e prolifica fu l’attività di romanziere, apprezzata dagli editori più affermati. Ispirato ad un personaggio friulano è Il conte Lucio (1882), che suscitò plausi e polemiche; a questo seguirono altri romanzi, fra cui I Dragoni di Savoia (1883), musicati dal fiorentino Guido Gasperini, Il tramonto di Gardenia (1884), le Donne e monache (1884), Rosignola (1887), S. Caterina da Siena proposta quale esempio alle nostre donne (1888), La madre del re galantuomo (1897), Le convertite, pubblicato in appendice al quotidiano «L’Ora» di Palermo (76 puntate, dal 25 dicembre 1900 al 3 aprile 1901), L’Oltraggiata. Scene della vita nella Venezia Giulia (1901), La Giacobina (1913), Le spie (1916). Molte opere di M. rappresentano una sintesi dell’attaccamento verso la terra natìa e di bisogno di documentazione scrupolosa reperita tra carte e testimonianze delle biblioteche e degli archivi. Nella sua attività sono da ricordare anche moltissimi studi storici, descrizioni e saggi critici che ci informano della vita, dei costumi, delle usanze e della politica del tempo in Friuli e nella Venezia Giulia. Per la sua indubbia competenza letteraria, ricoprì a Roma, dal 1900 al 1906, la carica di primo segretario generale della Società nazionale Dante Alighieri che era nata nel 1889 e il cui presidente era il senatore Pasquale Villari. M., strenuo lavoratore, contribuì attivamente alla direzione della sede centrale della Dante Alighieri, sia per il fervente patriottismo che caratterizzava la sua attività, sia per la profonda conoscenza delle questioni inerenti alle terre d’oltre confine. Nella Biblioteca nazionale di Firenze sono conservate numerose lettere che attestano i frequenti e buoni rapporti che M. ebbe con gli altri dirigenti dell’associazione, come Samminiatelli e Galanti. Nel 1907 la Dante gli conferì il diploma di benemerenza e la medaglia d’oro a riconoscimento del lavoro compiuto. Nell’Archivio storico della Società restano trentatré lettere di M. che testimoniano della sua fervente attività. Alcune missive conservate nell’archivio della Biblioteca civica di Firenze, riguardano il periodo dal 1885 al 1910; tra i destinatari compaiono direttori di riviste, come Francesco e Giuseppe Protonotari, Angelo De Gubernatis, Giuseppe Fumagalli, Salomone Morpurgo, l’editore Pietro Barbèra, Mario Gigliucci, il senatore Ferdinando Martini. Nel periodo fra il 1899 e il 1901 M. ebbe anche un’intensa corrispondenza con una principessa armena, Anna Nériman Mamigon, che seguì nella pubblicazione del libro, Considérations, edito nel 1900 presso l’editore Barbèra di Firenze. Il libro, edito con il pseudonimo di Armena, verteva sulla delicata questione della persecuzione della minoranza armena ad opera dei Turchi prima degli eccidi di inizi Novecento. Rappresentava altresì un accorato appello alla solidarietà del suo popolo, che secondo il pensiero dell’autrice, avrebbe potuto trovare la forza necessaria al riscatto e alla rinascita nelle proprie virtù morali e nella «costanza nella fede cristiana». Parole profetiche se si pensa al ritorno di attualità del problema nel primo decennio del 2000: basti ricordare i romanzi di Antonia Arslan. M. ebbe anche una corrispondenza, dal 1884 al 1913, con Carolina Coen Luzzatto, giornalista del «Corriere di Gorizia» e poi del «Corriere Friulano», di origine ebraica e progressista, attenta recensore di varie sue opere. Nel 1914 entrò come socio onorario nella Società storica friulana. Lasciata la carica, si ritirò a vivere nella sua villa di Cucigliana (Pisa). Nel 1917 rientrò a Udine per la morte del fratello Raimondo, quando fu sorpreso dall’invasione austriaca. Morì il 18 marzo del 1922 a Udine, nella casa situata in via della Posta, al civico 11. Nel 1922 la Società Dante Alighieri gli assegnò il diploma di socio perpetuo.

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Bibliografia

Per la ricostruzione delle sue vicende biografiche risultano fondamentali i documenti conservati nel fondo Marcotti dell’Archivio di Stato di Udine, nella Biblioteca nazionale centrale di Firenze e nell’Archivio storico della Società Dante Alighieri di Firenze.

DBF, 489; Notizie sulla vita di Giuseppe Marcotti, «Giornale di Udine», 24-25 marzo 1922; F. FATTORELLO, Storia della letteratura italiana e della cultura in Friuli, Udine, La Rivista Letteraria, 1929, 233-235; C. MAURONER, Giuseppe Marcotti, «Ce fastu?», 15/1 (1939), 25-30; ID., I Corrispondenti di Giuseppe Marcotti, ibid., 15/3 (1939), 127-139; A. DE PACE MANIN, Giuseppe Marcotti, «MV» (edizione di Gorizia), 6 aprile 1947; U. CAPSONI DE RINOLDI, Vita e opere di Giuseppe Marcotti nel XL anniversario della sua morte, Udine, Del Bianco, 1962; B. CROCE, La letteratura della Nuova Italia, Bari, Laterza, 1974, VI, 32-38; MARCHETTI, Friuli, 663-670; L. DAMIANI, Un romanzo di Giuseppe Marcotti nel clima liberty di D’Aronco, «La Panarie», 16/59 (1983), 57-62; A. DE LORENZI, Giuseppe Marcotti e la letteratura francese, ibid., 20/79-80 (1988), 67-69; G. AVIAN, Giuseppe Marcotti, in Le chiese della parrocchia di Campolongo al Torre, Campolongo al Torre, Parrocchia di Campolongo al Torre, 1990, 95-97; F. DI BRAZZÀ, Il carteggio G. Marcotti e Anna Mamigon, «Atti Ist. Ve.», 164 (2005-2006), 83-142.

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