MARINOTTI FRANCESCO (FRANCO)

MARINOTTI FRANCESCO (FRANCO) (1891 - 1966)

imprenditore, amministratore, pittore, contabile

Immagine del soggetto

L'imprenditore Franco Marinotti.

Nacque a Ceneda (Vittorio Veneto) il 5 giugno 1891 da Paolo e Teresa Bianchi. Nel 1907 alla morte del padre, proprietario di una piccola distilleria e di una cinquantina di ettari di terreno, M., primo di quattro fratelli, fu costretto a interrompere gli studi presso l’Istituto tecnico di Treviso per farsi carico del sostentamento della famiglia. Nel 1908, dopo aver garantito ai suoi cari una rendita derivante dall’affitto della «sostanza modestissima» ricevuta in eredità, si trasferì a Venezia, dove conseguì il diploma di ragioniere presso l’Istituto Paolo Sarpi. Per non gravare sul bilancio familiare trovò impiego come vicesegretario del Museo comunale di Venezia e, nel contempo, si iscrisse alla Scuola superiore di economia a Ca’ Foscari. Ben presto tuttavia si rese conto che lo stipendio percepito lo avrebbe portato a intaccare il patrimonio della famiglia e nel 1910 decise di trasferirsi a Milano, dove venne assunto come contabile alla Filatura cascami di seta. Dopo due anni di «pedestre» gavetta, gli fu affidato un incarico di maggiore responsabilità a Varsavia, città nella quale la Cascami possedeva, in comproprietà con azionisti inglesi, la Società italorussa di prodotti tessili, che all’epoca aveva un organico di circa 800 operai. Nel 1913 ne divenne procuratore e nel 1915, dopo una «precipitosa fuga» dalla capitale polacca e il trasferimento della sede commerciale della ditta a Mosca, ne assunse la direzione: incarico che ricoprì fino allo scoppio della Rivoluzione d’ottobre. Rientrato non senza difficoltà in Italia, nel 1919 fu costretto dalla mutata situazione interna a lasciare la Cascami; nello stesso torno di tempo sposò Teresa (Tina) Ricotti. ... leggi Sfruttando abilmente l’esperienza maturata all’estero, decise di intraprendere un’attività di lavoro autonomo finalizzata alla vendita su provvigione di merci italiane nei territori del vecchio Impero zarista, dalla Bessarabia alla Siberia, dall’Azerbaigian alla Georgia. Nel maggio 1921, insieme con un gruppo di industriali italiani, promosse la costituzione della Compagnia italiana commercio estero (CICE), che avrebbe dovuto «trattare, concludere e gestire per conto terzi affari negli ‘Stati già facenti parte dell’Impero russo’ e con ‘facoltà di estendere la propria sfera d’azione in altri paesi’». Le ditte che affidarono la loro esclusiva rappresentanza alla CICE furono un centinaio, cominciando dalla Fiat e dalla Pirelli. Alla presidenza della società fu posto Giuseppe Gavazzi, già amministratore delegato del Lanificio Rossi, mentre M. assunse la direzione generale. Nel 1922 venne chiamato a far parte della delegazione italiana alla conferenza di Ginevra in qualità di esperto nelle relazioni commerciali con l’Unione sovietica. La svolta nell’attività della CICE si ebbe nel 1923 con l’ingresso di Senatore Borletti, che conferì ingenti capitali, e con la partecipazione alla fiera panrussa di Mosca, che suscitò l’attenzione dello stesso Mussolini, aprendo la via al trattato di commercio italo-russo del 3 gennaio 1925. Nel 1927, mentre le relazioni commerciali con l’Unione sovietica si facevano sempre più difficili, Borletti acquistò la maggioranza azionaria della società, divenendone presidente, mentre M., assunta la carica di amministratore delegato, cercò di estendere con scarsi risultati il raggio d’azione ad altri paesi, puntando in particolare all’area mediorientale (Siria, Palestina, Iraq e Persia). Nel maggio 1929 la società, in grosse difficoltà finanziarie e operative, venne acquisita da una concorrente, la Italo-americana d’esportazione, controllata a sua volta dal Credito italiano. Rimasto amministratore delegato, ma in una posizione di assoluta subordinazione, M. si allontanò per un certo periodo dall’Italia, recandosi in Africa Occidentale alla ricerca di nuovi mercati. Al suo ritorno, non condividendo gli indirizzi strategici dei vertici della Italo-americana, diede le dimissioni dalla CICE, che nel corso del 1930 venne posta in liquidazione. Nello stesso anno fu chiamato a ricoprire l’incarico di direttore centrale della SNIA (Società di navigazione italoamericana), sorta a Torino nel 1917 inizialmente come azienda di navigazione e poi specializzatasi sotto l’abile guida di Riccardo Gualino nella produzione di filati artificiali, tanto da divenire leader nell’industria del raion (a metà degli anni Venti dagli stabilimenti del gruppo uscivano giornalmente circa 24.000 chilogrammi di filati artificiali, pari a circa il 69 per cento della produzione nazionale e all’11 per cento di quella mondiale). Nel 1925 la SNIA Viscosa (questa la nuova denominazione), dopo un complesso processo di acquisizioni, risultava la società italiana con il maggiore capitale (un miliardo) e i suoi titoli erano negoziati a Londra e New York. Dal 1926 tuttavia, a causa della politica economica fascista, degli effetti della rivalutazione della lira e, soprattutto, di ardite speculazioni, la situazione economica e finanziaria della SNIA peggiorò sensibilmente. Nel 1930 Gualino, coinvolto nella crisi della Banca agricola italiana, fu costretto a rassegnare le dimissioni e la società passò sotto il controllo dell’inglese Courtaulds e della tedesca Vereinigte Glanzstoff Fabriken, entrambe impegnate nella produzione di filati artificiali. La presidenza andò a Borletti, che affidò la direzione centrale a M., affiancato a Gavazzi. Il nuovo gruppo dirigente si trovò a gestire una società «che versava in grave crisi, in quanto dotata di una capacità produttiva in eccesso, con molti impianti invecchiati e non ancora ammortizzati e consistenti in partecipazioni in aziende poco remunerative». M. fu l’artefice del risanamento della SNIA, divenendone per oltre un trentennio il protagonista indiscusso. Dapprima come direttore generale (1931) e, in seguito, come presidente (1939) portò la società a sviluppare la produzione di fibre artificiali corte (lanital, fiocco, koplon, merinova, raion cord, vilicrem, acetato, wistel, solo per citare le principali), che si ponevano sul mercato come succedanee della lana, cotone e lino, rispondendo pienamente agli obiettivi autarchici. Alla fine del 1935 la SNIA ricopriva la quota del 60 per cento della produzione mondiale di fibre artificiali corte e si poneva ai vertici mondiali nella produzione di fibre chimiche. Nello stesso anno, allo scopo di limitare le importazioni di cellulosa, la SNIA depositò il brevetto per la lavorazione della canna gentile (Arundo donax). A tal fine M. pensò all’allestimento di piantagioni che consentissero una produzione legnosa annua molto più elevata di quella caratteristica delle conifere usualmente impiegate. La zona destinata ad accogliere le coltivazioni e gli impianti di trasformazione venne individuata nella bassa friulana, precisamente a Torre di Zuino, località nella quale la presenza di vaste aree paludose da bonificare avrebbe portato lavoro e benessere in una zona colpita da cronica disoccupazione e dalla malaria, senza sottrarre all’economia nazionale terreni già destinati alla coltura. Il 1937-1938 fu l’anno del miracolo: in 320 giorni si destinarono a coltivazione circa 5.000 ettari di terreni bonificati, vennero messi a terra di milioni di rizomi di canna gentile, si creò un importante stabilimento per la produzione di cellulosa e, sui disegni dell’architetto Giuseppe De Min, prese corpo la nuova «città di fondazione» (case operaie, scuole, piscina, cinema, dopolavoro), che assunse il nome di Torviscosa (1940). Il complesso agricolo-industriale, inaugurato da Mussolini nel settembre 1938 e affidato alle cure della SAICI (Società anonima agricola industriale per la produzione italiana della cellulosa), controllata dalla SNIA, diede lavoro a più di 6.000 operai, ponendosi alla vigilia del conflitto mondiale come uno degli insediamenti produttivi più importanti del Paese. Fascista convinto, iscritto al fascio di Vittorio Veneto dal 28 ottobre 1922, tra il 1935 e il 1938 ricoprì la carica di vicepodestà di Milano, dal 1938 al 1943 fu preside della provincia di Milano, dal 1939 Consigliere nazionale e nel 1940 primo podestà di Torviscosa. Contrario all’ingresso dell’Italia in guerra a fianco dell’alleato tedesco, dopo il 25 luglio 1943 prese le distanze da Mussolini. Durante l’occupazione tedesca fu nominato responsabile per l’Italia della produzione di fibre tessili artificiali. Arrestato il 3 marzo 1944 da uomini della RSI fu trattenuto in carcere ventuno giorni; nel settembre 1944 lasciò l’Italia per raggiungere il figlio Paolo in Svizzera. Rientrato in patria tra il 1945 e il 1946, fu nuovamente arrestato dai partigiani del Comitato di liberazione nazionale Alta Italia (CLNAI). Subì il processo di epurazione e venne condannato alla sospensione per sei anni dalle funzioni di amministratore delegato. Riabilitato, grazie al ministro dell’industria e commercio Rodolfo Morandi, nel 1947 fu dapprima nominato consulente generale della SNIA e, successivamente, assunse le cariche di direttore generale, consigliere di amministrazione e presidente. Nella fase della ricostruzione postbellica e negli anni del “miracolo economico” guidò la SNIA verso altri importanti traguardi: la società continuò a produrre fibre artificiali, ma condusse anche una politica di diversificazione degli investimenti, iniziando a operare nell’ambito delle fibre sintetiche (lilion e velicren), della meccanica con l’assunzione del controllo della Nuovo Pignone (celebre fu lo scontro nel 1954 con Giuseppe La Pira, all’epoca sindaco di Firenze, che fece ritirare il passaporto a M. per convincerlo a riconsiderate la decisione di chiudere gli stabilimenti), ma anche nei settori cotoniero, idroelettrico e termoelettrico, estendendo il raggio d’azione ad altri paesi (Spagna, Argentina, Brasile, Messico, Sud Africa). Nominato cavaliere del lavoro nel 1937, il 24 maggio 1946 ottenne da Umberto II il titolo di conte di Torviscosa. Nel 1954 l’Università di Milano gli conferì la laurea honoris causa in scienze agrarie, mentre nel 1964 fu eletto presidente della Camera di commercio italosovietica. Uomo di vasti interessi culturali e artistici, M. fu anche esperto d’arte, collezionista e pittore con lo pseudonimo di Franco Torri; promosse la creazione del museo paleocristiano di Aquileia, assumendone per diversi anni la presidenza; fondò inoltre a Venezia, con sede nel prestigioso palazzo Grassi, il Centro internazionale delle arti e del costume (1951). Morì a Milano il 20 novembre 1966.

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Bibliografia

SAICI - SNIA VISCOSA, Torviscosa, Milano, Editrice Pan, 1967; M. BORTOLOTTI, Torviscosa: nascita di una città, Udine, Casamassima, 1988; Viaggio nella memoria. Storia delle origini industriali di Torviscosa e del suo fondatore Franco Marinotti, a cura di E. BALDASSI, Torviscosa, Associazione Primi di Torviscosa, 1998; Torviscosa: esemplarità di un progetto, a cura di E. BIASIN - R. CANCI - S. PERULLI, Udine, Forum, 2003; M. SPADONI, Il gruppo Snia dal 1917 al 1951, Torino, Giappichelli, 2003; V. CASTRONOVO - A. M. FALCHERO, L’avventura di Franco Marinotti. Impresa, finanza e politica nella vita di un capitano d’industria, Milano, C. Marinotti, 2008; M. SPADONI, Marinotti, Francesco (Franco), in DBI, 70 (2008), 550-554.

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