MARTINA TARCISIO

MARTINA TARCISIO (1887 - 1961)

stimmatino, vescovo missionario

Immagine del soggetto

Il missionario monsignor Tarcisio Martina in visita a Gemona (Gemona, Civica biblioteca glemonense, Archivio fotografico).

Nacque a Ospedaletto di Gemona il 17 settembre 1887 da Antonio e Caterina Cappellari, entrambi maestri. La famiglia, composta da altri tre figli e da due figlie, si caratterizzava per una profonda educazione umana e religiosa. Frequentò con diligenza e profitto la scuola, conseguendo la licenza elementare superiore nel 1899. Fin da giovane manifestò la propria vocazione, esprimendo la volontà di aderire alla Congregazione degli stimmatini. Il 29 ottobre 1899 entrò nel seminario veronese della Congregazione, ove venne formato religiosamente e spiritualmente, e venne consacrato il 10 ottobre 1907 a Sezano di Quinto in Valpantena. Tra il 1908 e il 1910 assolse al servizio militare come allievo ufficiale nel 2° fanteria, venendo nominato l’11 aprile 1909 sottotenente di complemento al 1° reggimento di fanteria. Terminato l’obbligo di leva, si trasferì a Roma per frequentare la Pontificia Università di S. Apollinare, presso la quale conseguì a pieni voti il diploma di laurea in sacra teologia il 5 luglio 1911. Inizialmente prestò la propria opera pastorale nella diocesi di Belluno, dove insegnò teologia dogmatica nel Seminario diocesano. Nel maggio 1915 venne richiamato sotto le armi e fu inviato al fronte come fante. Partecipò attivamente al conflitto, intraprendendo direttamente le azioni armate non come semplice cappellano, ma come ufficiale. Quando nel 1917 si costituì il corpo degli arditi, gruppo impegnato nelle missioni di maggior rischio, vi aderì e ne diventò capitano. Dopo la rotta di Caporetto prese parte al gruppo di volontari della Giovane Italia dedito alle attività di esplorazione e di supporto delle truppe di terra. Le documentate azioni patriottiche e le gesta eroiche compiute gli valsero l’assegnazione di tre medaglie d’argento al valor militare e, nel 1918, delle insegne di cavaliere dell’ordine di Leopoldo del Belgio. ... leggi Il 17 agosto 1923 venne nominato prevosto della parrocchia di S. Croce dell’Acquabella, nella periferia di Milano. Nel maggio 1925 fu scelto per istituire insieme ad altri confratelli la prima missione stimmatina in Cina. Giunto a Pechino, si trattenne fino al novembre 1926 per approfondire la conoscenza della lingua e attendere dalla Santa Sede l’assegnazione di un territorio da evangelizzare, individuato poi all’interno della provincia dell’Hopei. L’attività di predicazione cominciò nei primi mesi del 1927. Nonostante qualche pausa forzata dovuta a problemi di salute, si impegnò assiduamente nell’assolvimento dell’incarico assegnatogli e l’8 maggio 1928 divenne padre superiore della missione a Yihsien, eretta in modo ufficiale il 20 maggio 1929. Divenuto superiore ecclesiastico, rappresentò di fatto la Santa Sede in territorio cinese e fu nominato prefetto apostolico il 3 gennaio 1936. La sua opera si caratterizzò per la volontà di poggiare l’azione pastorale sull’attività del clero locale, una scelta motivata dal bisogno di raggiungere pure gli ambienti ostili e diffidenti ai missionari. Nella medesima ottica fondò un istituto di religiose indigene che contribuissero all’evangelizzazione mediante la catechesi, la formazione religiosa e l’assistenza ai malati. La nuova congregazione venne chiamata Congregazione del Sacro Cuore per la propagazione della fede e fu eretta canonicamente come istituto diocesano nel 1936. Nel corso della sua attività, la missione portò concreti miglioramenti alla popolazione locale: infatti, oltre all’evangelizzazione diffusa anche nei territori più impervi, vennero costruite diverse opere sociali ed educative, quali ospedali, ospizi, dispensari e scuole, che assicurarono un netto progresso nella qualità della vita. Il 22 settembre 1937 la missione di Yihsien passò sotto il controllo dei giapponesi, che nel frattempo avevano invaso la Cina. Nel giugno del 1945 padre M. venne rapito dai comunisti e rilasciato dopo una quarantina di giorni. A seguito del ritiro dell’esercito giapponese, il territorio della missione fu presto occupato dalle forze comuniste. La convivenza forzata si fece ben presto insostenibile, cosicché alla fine di giugno 1947 padre M. decise di abbandonare la missione per recarsi a Pechino. Nella capitale riprese la propria opera caritativa, ospitando numerose famiglie di sfollati e creando un Seminario minore per le missioni di Yihsien e Fen Yang. Capitolato il governo nazionalista, nel gennaio 1949 anche Pechino passò in mano ai comunisti che intrapresero una sistematica attività volta a scacciare i missionari stranieri. Dopo che il delegato pontificio si trasferì a Formosa, padre M. rimase l’unico rappresentante della Santa Sede nella Cina comunista. Continuò la sua attività con i religiosi cinesi ancora rimasti onde mantenere vivo il cattolicesimo a Pechino e dintorni. Nell’ottobre 1950, durante una perquisizione della delegazione apostolica dove risiedeva, vennero rinvenute delle casse contenti armi e munizioni che erano state depositate da un italiano a cui M. aveva prestato aiuto. Il padre venne confinato agli arresti domiciliari fino alla carcerazione definitiva, avvenuta nel mese di maggio 1951. Venne condannato all’ergastolo con l’accusa di aver partecipato a un fallito attentato contro Mao Tse Tung. Nell’agosto 1951 fu internato in una prigione di sorveglianza, da dove venne più volte trasferito in altre carceri. Il 26 dicembre 1954 il governo lo liberò improvvisamente, consegnandolo alle autorità inglesi di Hong Kong. Il 26 gennaio 1955 rientrò in Italia e si ritirò presso la comunità missionaria di via Mameli a Verona, ove riprese a predicare. Nel settembre 1960, trasferitosi presso il colle di S. Leonardo, si dedicò all’insegnamento nel Seminario diocesano e alla guida spirituale dei giovani chierici stimmatini. Morì a Verona il 12 novembre 1961.

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Bibliografia

Gemona del Friuli, Parrocchia di Ospedaletto, Archivio storico.

T. CANCIAN, Gemona con gli Stimmatini. 1900-1990, Udine, AGF, 1990, 187-191; ID., Gemona, Gemona, Gemona, Udine, AGF, 1999, 175-177; PATAT, Oms, 111; M. CURTO, Dalle trincee del Carso alle prigioni di Mao. Mons. Tarcisio Martina prefetto apostolico di Yihsien, Roma, Grafica 83, 2003; L. MALAMOCCO, Presente! La vita e le opere di Mons. Tarcisio Martina. Stimmatino del Friuli. Prefetto apostolico di Yishien - Cina, Udine, s.n., 2009.

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