MINUT GIOVANNI

MINUT GIOVANNI (1895 - 1967)

sindacalista, politico, poeta

Giovanissimo agitatore socialista e in seguito comunista nel Friuli orientale, M., nato a Visco (Udine) nel 1895, nel 1923 emigrò in Argentina a causa dell’acuirsi delle violenze fasciste. Tra i primi esuli politici friulani, non avrebbe fatto ritorno: trasferitosi in Uruguay, vi trascorse la vita, morendo a Montevideo nel 1967. M., di origini contadine (la sua era una famiglia di coloni), studiò agraria a Gorizia e nella stagione tra la vigilia della guerra, la fine dell’Impero austro-ungarico e l’avvento del fascismo si dedicò alla politica, abbracciando la causa dei mezzadri sfruttati dai potenti latifondisti, nel contesto isontino già avviato alla cooperazione e alla riforma agricola. Qui, mentre crescevano i soprusi squadristi, si approfondì anche la distanza tra visione cattolica e socialista, e, all’interno delle forze di sinistra, la frattura tra socialisti e comunisti. La personalità politica di M., la sua fervida attività, le dure lotte di cui fu protagonista sono ricostruite nel documentato studio di Renato Jacumin (1974). Poco più che ventenne, M. si distinse, oltre che per generosità e impegno, per il vigore della sua azione e la radicalità delle sue posizioni (sarebbe stato espulso dal Partito comunista con l’accusa di bordighismo: contrario a qualsiasi forma di proprietà privata, credeva nell’applicazione meccanica del modello russo). La fiducia nell’attuazione della proprietà collettiva fu un errore di prospettiva, ma M. è anche ricordato come il «pridiciadôr furlan», il predicatore friulano, il compagno di lotte che nei comizi parlava sempre in friulano («Il lavoratore della sera», Trieste, 11 marzo 1920). Contrario alla trasformazione dei coloni in piccoli proprietari terrieri, sostenuta dalla parte cattolica, dopo aver fondato le leghe rosse, concluse nel 1920 a loro nome patti con i latifondisti che fecero discutere e attirarono critiche, in quanto perpetuavano, pur attenuando, le condizioni di mezzadria. ... leggi In questo clima uscirono a Gorizia nel 1921 le sue Rimis furlanis [Rime friulane], un volumetto di ventidue testi poetici. Era il tentativo, gridato, di dare un ruolo nuovo alla poesia e fu accolto con feroci stroncature (i periodici «L’Idea del popolo» e «La libertà», rispettivamente del 10 e del 25 giugno 1921, lo rigettarono con disgusto, mentre la recensione di Bindo Chiurlo non salvava che «qualche breve tratto qua e là»). Anche in seguito i versi di M. non trovarono consenso e caddero nell’oblio. Sarebbero stati riscoperti e valorizzati negli anni Settanta da Giorgio T. Faggin, che lo affiancò a scritture originali del primo Novecento come quella di Argeo. Non è solo l’ideologia anticonformista che sottende i testi, privi di concessioni al regime (tutt’altro che avulse invece negli ambiti di promozione ufficiale della cultura friulana) e posti «al servizio di un apostolato umanitario e rivoluzionario» (Faggin, 1987), a far marchiare in senso negativo. Le rimis di M. sono «antitradizionali» perché assai lontane dal modello zoruttiano, portano sulla pagina il popolo, la protesta sociale e civile, la denuncia contro sfruttamento e ingiustizia, l’esperienza della guerra (da Brno e dalla Romania, la visione dei soldati come foglie) e la sua condanna (si veda, indirizzata ai soldati della grande guerra, la veemente Umanitât… (Imparêt a vivi di ons) [Umanità… (Imparate a vivere da uomini)]: «Ze savessis che sês sclâs vindûz crompâz / e menâz pal nas di chei passûz, plui bestis / di duc’ vuatris. […] Barbars beciars / di chel genar umàn che no ’l sa i afars» [Se sapeste che siete schiavi venduti comprati / e menati per il naso da quelli ben pasciuti, più bestie / di tutti voi. […] Barbari macellai / di quel genere umano che non conosce gli intrighi], accanto però a tratti ingenui e a «concessioni alla macchietta tradizionale» (Pellegrini). La manciata di testi merita attenzione nel panorama friulano, anche se per forma (Macor: «una metrica a singulti, quasi il galoppare di un cavallo zoppo», ma l’andamento sgraziato è in sintonia con la provocazione) e lessico (il dettato non è sempre di facile comprensione) risultano poco scorrevoli e prive di liricità.

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Bibliografia

Rimis furlanis, Gurizze, Tip. Social, 1921 (= Udine, Ribis, 1977, ristampa anastatica).

DBF, 531; B. CHIURLO, Recensione a Rimis furlanis, «Rivista della Società filologica friulana», 2 (1921-1922), 156-157; G. FAGGIN, La cise in flôr: stiernete de poesìe furlane di îr, Udin, Edizions dal Moviment Friûl, 1972, 65-72; R. JACUMIN, Le lotte contadine nel Friuli orientale, Udine, Doretti, 1974; G. FAGGIN, Presentazione, in Rimis furlanis (ristampa anastatica 1977); C. MACOR, G.M.: agitatore contadino e poeta, «Iniziativa Isontina», 69 (1978), 66-67; BELARDI - FAGGIN, Poesia, 47-48, 126-133; G.M., sindacalista e poeta. Ricordato a Visco a cento anni dalla nascita, «Voce Isontina», 4 novembre 1994; F. TASSIN, Jacumin e Faggin a ricuardin M., «La Vita Cattolica», 28 ottobre 1995.

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