MOCENIGO ALVISE FRANCESCO (1799-1884)

MOCENIGO ALVISE FRANCESCO (1799-1884)

imprenditore, politico

La vita di Alvise Francesco, dei Mocenigo di San Samuele, rappresenta la sintesi delle vicende politiche, sociali ed economiche del Veneto e del Friuli nel XIX sec. Legò il suo nome al grande latifondo di Alvisopoli (già ‘Molinat’), che la famiglia possedeva nella bassa friulana. Nacque a Venezia il 9 settembre 1799 e fu dichiarato figlio di genitori ignoti perché frutto della relazione extraconiugale tra Lucia Memmo e un ufficiale austriaco. Mocenigo, venuto a conoscenza del fatto, riconobbe come suo il bimbo e iniziò un confronto legale con la curia veneziana, che si concluse nel 1812. Il bimbo fu chiamato Alvise Francesco. Alla morte del padre putativo (24 dicembre 1815) divenne, appena sedicenne, erede universale dei beni di famiglia. La tipografia di Alvisopoli, ormai estranea agli interessi famigliari, fu affittata a Bartolomeo Gamba (31 dicembre 1815), spostata a Venezia e definitivamente ceduta il 28 ottobre 1824. La laurea in giurisprudenza ottenuta a Padova arrivò nel ’20, al termine di una mediocre carriera scolastica. Il brillante servizio prestato sotto le armi fino a 25 anni come tenente di cavalleria lo portò su posizioni filo asburgiche e intraprese la carriera diplomatica che, seppur dignitosa, non raggiunse gli alti livelli da lui ambiti, peraltro preclusi a veneti e lombardi. Nel 1840 sposò Clementina Spaur (giovane figlia del governatore austriaco di Venezia) e decise di dedicarsi alla cura del patrimonio famigliare e all’impegno sociale (fu presidente della Fenice); nel ’45 e nel ’46 nacquero i due figli. Affidò l’azienda di Alvisopoli all’agente Giovanni Toniatti e iniziarono le innovazioni agrarie (produzione di riso, canapa, allevamento, prati artificiali e meccanizzazione), seguendo le idee del cugino Gherardo Freschi, col quale fondò l’Associazione agraria friulana (9 luglio 1846, rifondata nel ’55). Toniatti e Mocenigo condussero la proprietà in modo nuovo: economicamente capitalista e politicamente liberale, come «»primo borghese della nazione», secondo la definizione di Engel. ... leggi In breve Alvisopoli divenne una tenuta modello. Fu attento anche alle condizioni di vita dei contadini, come attesta il discorso tenuto a Udine, il 23 novembre 1846, allorché da Presidente introdusse i lavori dell’Associazione agraria friulana. Il dinamismo imprenditoriale portò il M. ad affrontare l’avventura della ferrovia Milano-Venezia (fu in questo contesto che conobbe Daniele Manin), e della navigazione fluviale a vapore. Lo scopo era sempre quello di rivitalizzare l’economia con lo sviluppo del commercio e modernizzare l’agricoltura anche con l’abolizione delle servitù di pascolo. Il dinamismo economico divenne anche politico sul far del ’48 allorché M. sostenne l’opposizione legale riformista al governo di Vienna, coinvolgendo anche il cugino Freschi. La piega che prese la rivoluzione del ’48 non fu quella sperata (tanto più che l’agente di Alvisopoli lo informava di tumulti nella proprietà, in qualche modo tollerate dall’occupante austriaco) ma si impegnò ugualmente nella Guardia civica, pur manifestando la scelta sabauda, differenziandosi così dai repubblicani marcheschi Freschi e Manin. Questa scelta gli causò nell’agosto ’48 l’esilio a Firenze. A inizio ’49 la famiglia tornò ad Alvisopoli, trovando la tenuta devastata. Per rilanciare il fondo furono ampliate le bonifiche (su progetto dell’ing. Bon), soprattutto dopo l’Unità. Fu presidente dell’Ateneo Veneto dal ’57 al ’60, nel ’61 fu eletto come deputato friulano nel Consiglio dell’Impero, carica che rifiutò. Morì il 13 novembre 1884 a Venezia e fu sepolto ad Alvisopoli.

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Bibliografia

L. BELLICINI, La costruzione della campagna. Ideologia agraria e “aziende modello” nel Veneto, 1790-1922, Venezia, Marsilio, 1983, passim; L. MORASSI, Il Friuli, una provincia ai margini, in Friuli-Venezia Giulia, 1, 5-148: 27, 31, 109, 113; S. DE PIZZOL, Alvise Francesco Mocenigo. La vita e la figura di un nobile veneziano nella Restaurazione (1799-1849), tesi di laurea, Università di Venezia, a.a. 2011-2012, passim; A. DI ROBILANT, Lucia nel tempo di Napoleone. Ritratto di una grande veneziana, Milano, Corbaccio, 2008, passim.

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