MORPURGO ELIO

MORPURGO ELIO (1858 - 1944)

politico, amministratore pubblico

Immagine del soggetto

Il senatore Elio Morpurgo in un ritratto dello studio Pignat (Udine, Civici musei, Fototeca).

Nacque a Udine il 10 ottobre 1858 da Abramo e da Rebecca Carolina Luzzatto. Conseguito il diploma di ragioniere presso l’Istituto tecnico Zanon di Udine, una solida cultura nel settore dell’economia e della finanza, oltre all’interesse dimostrato verso la vita pubblica cittadina, gli aprirono le porte della carriera politico-amministrativa. Il 28 giugno 1885 egli fu eletto, grazie all’appoggio dei liberali moderati e dei progressisti, consigliere del comune di Udine e nello stesso anno divenne anche assessore alle finanze, carica che ricoprì fino al 16 novembre 1889, quando, nonostante l’opposizione dei cattolici, venne eletto sindaco. Il 26 maggio 1895 M. fu eletto deputato nel collegio di Cividale del Friuli, mandato che gli venne riconfermato per la durata di ben sei legislature fino al 16 novembre 1919. Nel corso della sua brillante carriera politica, conclusasi il 4 ottobre 1920 con la nomina a senatore a vita del Regno, egli ricevette anche importanti incarichi di governo. Fu sottosegretario alle poste e telegrafi nel 1906 e nel 1910, durante i ministeri di Sidney Sonnino, il 18 giugno 1916 il primo ministro Paolo Boselli lo nominò sottosegretario all’industria, commercio e lavoro, e il suo successore Vittorio Emanuele Orlando gli confermò tale incarico. Al termine della prima guerra mondiale M. partecipò insieme con altri notabili locali all’opera di ricostruzione del Friuli e divenne uno dei maggiori esponenti del fascismo friulano. Infatti nel 1926 fu nominato dal regime alla presidenza dell’Istituto delle liquidazioni, dove rimase fino al 1933, quando l’ente venne trasformato in Istituto per la ricostruzione industriale (IRI). In seguito divenne direttore tecnico dell’Opera Nazionale Balilla, ente morale istituito da Mussolini il primo gennaio 1926 per l’assistenza e l’educazione della gioventù italiana. ... leggi Grazie al rilievo del suo ruolo politico e sociale, M. ottenne a livello provinciale e cittadino la guida di numerose istituzioni pubbliche e private. Le approfondite conoscenze nel settore finanziario gli consentirono di assumere la direzione di due importanti istituti di credito. Dal 1886 al 1893 fu presidente della Banca cooperativa udinese, che il 13 marzo 1949 ricevette la denominazione di Banca popolare udinese; inoltre, dal 1902 al 1905 e dal 1907 fino al 1938, fu presidente della Banca di Udine, che dal 30 marzo 1919 si chiamò Banca del Friuli e della quale il padre Abramo era stato fra i fondatori e vicepresidente. Fu anche presidente della Camera di commercio di Udine dal 1901 al 1937 e in quella veste organizzò un’Esposizione regionale, che il 27 agosto 1903 ebbe l’onore di essere visitata dal re Vittorio Emanuele III. Tuttavia M. svolse un ruolo importante anche presso associazioni e sodalizi dediti all’assistenza umanitaria. Fu presidente del comitato udinese della Croce Rossa Italiana dal 1920 al 1936 e risulta presente fra i benefattori della casa di ricovero di Udine negli anni 1918-1919. Fin dagli inizi della sua carriera s’impegnò attivamente in illustri istituzioni culturali cittadine, come il Teatro Sociale, l’Accademia di scienze lettere e arti, la Società storica friulana, alla cui fondazione partecipò il 18 febbraio 1911 e che divenne, al termine del primo conflitto mondiale, regia Deputazione sopra gli studi di storia patria per il Friuli. Durante la sua lunga vita gli furono concesse numerose onorificenze sia in Italia che all’estero: nel 1904 Giolitti lo promosse da commendatore a grand’ufficiale del Regno; nel 1906, quando era sottosegretario alle poste, divenne presidente onorario del congresso universale postale, carica che gli consentì di ottenere il gran cordone di Prussia; nel 1909, sotto il terzo governo Giolitti, ricevette il titolo di barone; infine, come riconoscimento dei suoi meriti politici, il 15 gennaio 1934 Mussolini lo nominò cavaliere di gran croce decorato del gran cordone dei Ss. Maurizio e Lazzaro. Si deve ricordare anche la sua partecipazione alla causa dell’irredentismo della Venezia Giulia, in veste di presidente del comitato udinese della Società Dante Alighieri, associazione fondata nel 1889 da un gruppo di esuli triestini, per lo più massoni, con l’obiettivo di diffondere la lingua e la cultura italiana nelle terre ancora soggette all’Austria. Risulta che anche M. fosse affiliato alla massoneria nella Loggia Lionello di Udine. Scarse sono invece le notizie relative ai suoi rapporti con il mondo ebraico. Quando nel 1926 la comunità israelitica di Gorizia tentò di porre sotto la propria giurisdizione anche gli ebrei residenti nella provincia di Udine, accampando come scusa che fin dai primi anni del Novecento essi si erano serviti delle strutture cultuali della comunità isontina, M., insieme agli altri ebrei del nucleo udinese, si rifiutò di sostenere le spese necessarie all’operazione. In realtà la comunità goriziana, che versava in una situazione finanziaria precaria in seguito alle perdite subite durante la grande guerra, aveva un forte interesse ad assorbire i nuclei ebraici friulani. Inoltre, il 20 gennaio 1929, il senatore compare fra i nove capifamiglia che si riunirono per fondare la comunità israelitica di Udine-San Daniele, che non entrò praticamente mai in funzione, poiché non venne riconosciuta dall’Unione delle comunità israelitiche italiane, e il 24 settembre 1931 fu sottoposta alla giurisdizione di quella isontina. Nonostante i prestigiosi incarichi affidatigli dal regime fascista, anche M. fu colpito dalle leggi razziali del 17 novembre 1938 e, pur potendo conservare la carica vitalizia di senatore, gli venne impedito l’accesso a palazzo Madama. Di fronte a tali provvedimenti egli decise di ritirarsi a vita privata. Con l’avvento della Repubblica sociale italiana, iniziò per gli ebrei dell’Italia unita il periodo più drammatico; il 30 novembre 1943 venne decretato il loro arresto e internamento in campi di concentramento. L’anziano senatore, ricoverato in gravi condizioni presso l’ospedale civile di Udine, il 26 marzo 1944 fu prelevato dai nazisti e condotto a Trieste nel campo di sterminio di San Sabba, da dove fu deportato il 29 seguente verso Auschwitz. Il convoglio giunse a destinazione il 4 aprile, ma egli morì durante il viaggio. A Udine, nella tomba di famiglia che sorge presso il reparto israelitico del cimitero di S. Vito, una lapide lo ricorda.

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Bibliografia

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