NEGRO MARIN

NEGRO MARIN

commediografo

Se si esclude una incerta notizia relativa al matrimonio con Angelica Franceschi, rimangono ancora ignoti tutti i fondamentali dati biografici relativi al N., autore di una commedia plurilingue intitolata La Pace e pubblicata a Venezia, per Francesco Rocca a San Polo, nel 1561 (e dunque fra gennaio e febbraio 1562, poiché la data è da intendersi “more veneto”). Fin dal frontespizio N. è definito veneziano, mentre l’ultima battuta, presente nelle edizioni successive, precisa che «l’auttor è novello». Sulla base di riferimenti interni, si può far risalire la stesura alla metà degli anni Cinquanta o, più probabilmente, al 1553; la fortuna, non soltanto editoriale, dovette mantenersi costante se tra il 1561 e il 1620 si susseguirono otto allestimenti tipografici. L’argomento, dichiarato nel prologo dall’ombra di Gigio Artemio Giancarli, non promette novità sul piano dell’invenzione scenica: «Prima uno greco è innamorato della moglie d’uno vecchio malamochese, e questo vecchio è innamorato della moglie del detto greco; e fanno per questi innamoramenti molte pazzie. Al fine, per via celeste, scopresi a l’uno e l’altro quella la qual amavano esser sua moglie, che già morte le stimavano». Il risultato artistico dispone l’opera, almeno idealmente, sulla scia delle ben più spericolate imprese di Calmo e di Giancarli, quasi a concludere la magnifica stagione della commedia plurilingue veneziana cinquecentesca, ma La Pace desta interesse in quanto costituisce altresì la prima cospicua testimonianza di presenza del friulano sulle scene. Agnolo, servo del greco Frangià, è tratteggiato secondo canoni ormai consolidati e compare sul palcoscenico cinque volte, esprimendosi in una varietà friulana: «Oh, chie tiemp: no me schiambaravi col prìncipio! […]. Vo zì adiès a chiatà una zuchieta de agiarosa per chiel sturnè del me parons, c’el se vuoisse reffreschià la barba e el chiaf, azuò chie cressia i cuorni pi priest […]. Oh, canchiaro a ’sti viegli fora di çervel! […]. Comare dalle ronchiolle, volei zir al marchiò?» [Oh, che tempo: non mi scambierei col principe! (…). Voglio andare adesso a comprare una boccetta di acqua di rose per quello storno del mio padrone, che si vuole rinfrescare la barba e il capo, affinché le corna gli crescano più in fretta (…). Oh, canchero a questi vecchi fuori di cervello! (…). Comare dalle roncole, volete andare al mercato?] (II 5). I tratti del dialetto di Agnolo sembrano riconducibili, secondo Manlio Cortelazzo, alla zona di confine con il veneto, e, più precisamente, alla varietà del pordenonese parlata fra Cordenons, Pordenone e Gruaro; la congettura non esclude le valutazioni di Rienzo Pellegrini, il quale postula che l’idioletto del personaggio sia ipercaratterizzato: secondo una procedura diffusa, all’epoca, revisori e curatori editoriali intervenivano in corso di stampa perseguendo la riconoscibilità delle lingue e la loro funzionalità attraverso precise alterazioni e manipolazioni canoniche; anche il breve frammento qui isolato è eloquente. ... leggi Rimane da risolvere la questione più ardua: quella della comparsa del tipo del friulano e della sua parlata nella produzione comica lagunare. Il Cortelazzo avanza l’ipotesi che almeno uno fra gli attori delle prime recite fosse originario del Friuli, come dimostrerebbe l’elogio, ospitato nel prologo, del «pittore della scena […] messer Giulio Licinio», da identificarsi con il nipote di Giovanni Antonio de’ Sacchis detto il Pordenone. Il ricorso al friulano sarebbe dunque fortuito, ma gli interventi di forzatura dei caratteri, che La Pace condivide con una lunga tradizione sia precedente che successiva, danno prova di abitudini consolidate e competenze sicure.

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Bibliografia

M. CORTELAZZO, Il friulano nella commedia pluridialettale veneziana del 500, «Studi linguistici friulani», 1 (1969), 183-210; L. LAZZERINI, Il «greghesco» a Venezia tra realtà e ludus. Saggio sulla commedia poliglotta del Cinquecento, «Studi di filologia italiana», 35 (1977), 81-95; G. PADOAN, La commedia rinascimentale veneta (1433-1565), Vicenza, Neri Pozza, 1982, 181-183; M. NEGRO, La pace. Commedia non meno piacevole che ridicolosa, testo critico con traduzione, note e glossario a cura di S. NUNZIALE, Padova, Antenore, 1987; PELLEGRINI, Tra lingua e letteratura, 158; P. VESCOVO, L’Accademia e la «fantasia dei brighenti». Ipotesi sul teatro dei «Liquidi» (Andrea Calmo, Antonio Molin, Gigio Artemio Giancarli), «Biblioteca teatrale», n.s., 5/6 (1987), 57-59; G. PADOAN, Per la datazione della «Pace», commedia di Marin Negro, in Saggi di linguistica e di letteratura in memoria di Paolo Zolli, a cura di G. BORGHELLO - M. CORTELAZZO - G. PADOAN, Padova, Antenore, 1991, 579-582; PELLEGRINI, Ancora tra lingua e letteratura, 61, 241, 358, 410, 433.

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