NONO LUIGI

NONO LUIGI (1850 - 1918)

pittore

Immagine del soggetto

Verso sera a Coltura, olio su tela di Luigi Nono, 1873 (collezione privata).

Nato a Fusina (Venezia) l’8 dicembre 1850 da Francesco Luigi, ricevitore di dogana, e Rosa Della Savia, sua seconda moglie, si trasferì ancora bambino, con la famiglia, a Sacile in Friuli dove trascorse la sua fanciullezza. Dopo aver frequentato gli studi tecnici a Treviso, nel 1865 s’iscrisse all’Accademia di belle arti di Venezia per seguire i corsi di Pompeo Marino Molmenti, Michelangelo Grigoletti e Domenico Bresolin. Il 1871 è l’anno che segna da un lato il compimento del suo percorso formativo e dall’altro la sua partecipazione alla mostra accademica annuale con l’opera dal titolo La scala d’oro nel Palazzo Ducale, che gli guadagnò i commenti favorevoli di Camillo Boito. Rientrato nel 1872 a Sacile presso i familiari, dipinse La sorgente del Gorgazzo (collezione privata) che, esposto nel 1873 a Brera, denotava ormai la piena assimilazione della pittura di macchia, mutuata verosimilmente dalle esperienze di Federico Zandomeneghi e Guglielmo Ciardi. Ai primi anni Settanta risalgono altre importanti prove nell’ambito del genere paesaggistico quali Verso sera a Coltura (1873; Venezia, collezione privata) e Ritorno dai campi (collezione privata) a cui si affianca il dipinto raffigurante La fanfara dei granatieri del 1875 (collezione privata), di evidente impostazione macchiaiola. Nello stesso anno il suo nome figurava tra i soci fondatori del Circolo artistico di Venezia, mentre nel 1876 intraprese un viaggio di studio che lo portò a toccare Firenze, Roma e Napoli seguendo le orme dell’amico Ciardi che, in precedenza, aveva compiuto il medesimo percorso. Sempre al 1876 si data l’esecuzione di Primi passi (Venezia, Galleria d’arte moderna di Ca’ Pesaro) che, presentando una scena ambientata in un interno popolaresco, può essere considerata un’opera rinnovatrice della pittura di genere in ambito veneziano. ... leggi Nel 1878 presenziò all’Esposizione universale di Parigi con Il mattino della sagra a Coltura una composizione complessa in cui si rivela l’attenzione e la curiosità che l’artista, da quel momento in poi, avrebbe rivolto alle usanze paesane e alla festosità che le contraddistingue. Dopo la morte del padre, nel 1879, N. si trasferì definitivamente a Venezia pur continuando a mantenere rapporti epistolari con gli amici friulani ed in particolare con Domenico Mazzoni, pittore di Caneva di Sacile, con il quale aveva condiviso le giovanili esperienze artistiche (Serafini). Il 1881, che vide la sua nomina a socio corrispondente dell’Accademia veneziana, fu un anno particolarmente impegnativo: il suo nome, infatti, si registra nell’ambito dell’esposizione organizzata dalla Società promotrice di belle arti della città lagunare con la tela dal titolo L’amore in cucina, a cui si affiancano i lavori presentati all’Esposizione d’arte antica e moderna e d’arte applicata all’industria che si tenne, all’epoca, sempre a Venezia in concomitanza con il congresso internazionale di geografia. Inviò, inoltre, una serie di opere alla mostra annuale a Milano tra cui compariva anche una delle prime versioni de La morte del pulcino, acquistato dalla Promotrice di Torino (una replica si trova a Venezia, Galleria d’arte moderna di Ca’ Pesaro). A quell’epoca N. cominciò a recarsi sempre più spesso a Chioggia, cittadina che divenne lo scenario prediletto di molte delle sue opere portate a termine in quel periodo. Rientrano nel novero Passeggiata a Chioggia (nota anche con il titolo di Domenica a Chioggia, 1881, Pordenone, collezione privata) e Refugium peccatorum (1882), dipinto che, esposto a Roma nel 1883, fu acquistato da re Umberto I per le collezioni della Galleria nazionale d’arte moderna, sancendo il definitivo successo del suo artefice. Nel 1882 N. conobbe Rina Priuli Bon che nel 1888 divenne sua moglie e dalla quale ebbe due figli, Mario, futuro biografo del padre, e Maria. Nel corso degli anni Ottanta, la sua fama continuò ad accrescersi soprattutto grazie ad opere come Ruth, reinterpretazione di un episodio biblico in chiave moderna e popolaresca, e i Recini da festa, tele che, presentate nel 1887 all’Esposizione nazionale artistica di Venezia, furono vendute all’estero la prima, alla famiglia Papadopoli la seconda. Risalgono a questo periodo anche i primi rapporti con mercanti stranieri come Tooth e Kirchen. Il 1888 fu l’anno della partecipazione alla Mostra di Bologna con il dipinto A Venezia (La fruttivendola), proposto nuovamente al pubblico nel 1890 all’Esposizione di Monaco di Baviera. Al 1892 risale, invece, la realizzazione della tela Ave Maria (Trieste, Civico museo Revoltella), il cui soggetto rappresenta la conclusione della vicenda già anticipata in Refugium peccatorum: se in quell’occasione il pittore aveva scelto di raffigurare l’angoscia della giovane peccatrice nell’atto di supplicare il perdono della Vergine, qui la protagonista, con il frutto del peccato tra le braccia, si protende verso la statua ad invocarne la protezione. Nel 1895, all’inaugurazione della I Biennale veneziana, il dipinto Ave Maria venne rifiutato poiché esposto per pochi giorni alla mostra della Società promotrice di belle arti della città lagunare, cosa espressamente vietata dal regolamento. N. presenziò, comunque, all’edizione successiva del 1897 con l’opera Il funerale di un bambino, altra composizione di genere che esposta l’anno successivo a San Pietroburgo, venne infine acquistata per le proprie collezioni dallo Zar di Russia. I rapporti con il Friuli si mantennero costanti anche in quel torno di tempo e si tradussero nel 1898 nella realizzazione di alcune pale d’altare con S. Antonio in adorazione della Madonna e del Bambino Gesù per la parrocchiale di Poincicco di Zoppola e S. Antonio in adorazione del Bambino Gesù collocata nella chiesa di Cimpello presso Fiume Veneto. L’anno seguente l’artista ottenne la titolarità della cattedra di pittura all’Accademia di Venezia, incarico che mantenne fino alla morte. Nel 1901 ebbe l’onore di una sala personale nel contesto espositivo della Biennale a cui presenziò sempre nelle edizioni successive. A quella del 1903 la regina acquistò il suo dipinto Abbandonati per donarlo alla Galleria internazionale di Ca’ Pesaro. Al termine del decennio risalgono invece opere come Prima pioggia (Parigi, Museo d’Orsay) e Nozze d’oro, che il comune di Venezia decise di comperare alla Biennale del 1909 per ornare la sala dei matrimoni del municipio. Trasferitosi temporaneamente a Bologna nel 1917, fece infine rientro a Venezia dove si spense il 15 ottobre 1918.

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Bibliografia

Mostra di Luigi Nono (1850-1918). Catalogo a cura di G. PEROCCO, Sacile, Pro Sacile, 1964; Luigi Nono. Catalogo della mostra, a cura di G. GRANZOTTO, Sacile, Comune di Sacile, 1990; M. NONO, Luigi Nono nell’arte e nella vita 1850-1918, Firenze, Morgana, 1990; L. MENEGAZZI - G. GRANZOTTO, Luigi Nono un capolavoro d’arte riappare, San Quirino (Pordenone), Cosarini, 2004; N. STRINGA, Luigi Nono, in Ottocento veneto il trionfo del colore. Catalogo della mostra, a cura di G. PAVANELLO - N. STRINGA, Treviso, Canova, 2004, 264-280, 410-412 (con bibliografia precedente); P. SERAFINI, Il pittore Luigi Nono (1850-1918). Catalogo ragionato dei dipinti e dei disegni, 1-2, Torino-Londra-Venezia-New York, Allemandi, 2006 (con bibliografia precedente).

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