PASQUOTTI PIERINO

PASQUOTTI PIERINO (1911 - 1937)

operaio chimico, operaio, politico, esperantista

Immagine del soggetto

L'operaio Pierino Pasquotti (Roma, Archivio centrale dello Stato, Casellario politico centrale).

Nacque a Pordenone il 27 giugno 1911 da Enrico e Maria Marzot. Il padre fu per lunghi anni maestro elementare e corrispondente da Torre del settimanale socialista «Il Lavoratore Friulano». Lo zio materno Enrico Marzot, muratore e sindacalista, fu assessore nel 1920-1921 nella giunta socialista dell’avv. Rosso; fra i primi ad aderire al Partito comunista, ritornò presto nel Partito socialista italiano (PSI) e dovette emigrare in Francia per sfuggire alle violenze fasciste. Abbandonò gli studi dopo le elementari, rinunciando all’iscrizione al Ginnasio liceo per non dover entrare nelle organizzazioni del regime. Dopo l’apprendistato a Torre come assistente tessile in cotonificio, nel 1930 emigrò in Savoia presso gli zii Enrico e Giordano Marzot. Si impiegò come operaio e riprese gli studi, fino a diventare il capo ricercatore di uno stabilimento elettro-chimico. Si impegnò politicamente nelle file della Lega italiana per i diritti dell’uomo (organizzazione unitaria dell’antifascismo nell’emigrazione) e della SFIO, il partito socialista francese. Fondò un gruppo di turismo operaio ed insegnò l’esperanto. A partire dal dicembre 1934 fu messo sotto controllo dalle spie fasciste del consolato di Chambery; all’epoca P. era segretario della sezione del PSI a Grenoble. L’OVRA indagava anche sul padre che lo aveva visitato in Francia, aggravando la sorveglianza e l’isolamento della famiglia in Italia. Ma poi la cautela cospirativa riuscì a stornare l’attenzione poliziesca dai Marzot e da P., che davano l’impressione di disinteressarsi di politica. In realtà, proprio in seguito all’adesione all’ondata di scioperi, avvenuti nel 1936 sotto il governo di Fronte popolare, P. fu demansionato a manovale. ... leggi Per lui maturarono scelte importanti: partì per la Spagna al seguito di Filippo Amedeo – l’ex deputato torinese che dirigeva il PSI nel Sud-est della Francia – per partecipare alla difesa della Repubblica. Venne arruolato come direttore di reparto di uno stabilimento di esplosivi ad Albacete, centro logistico delle Brigate internazionali. P. morì ad Albacete il 29 luglio 1937, all’età di ventisette anni, a causa – secondo gli informatori fascisti – di un’epidemia di tifo che falcidiò gli Internazionali. La sua morte fu comunicata alla famiglia dagli altri pordenonesi arruolati nelle Brigate internazionali. Fino alla caduta del regime, i Pasquotti furono perseguitati per il sacrificio del loro congiunto.

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Bibliografia

ACS, Casellario penale centrale, 3765/121461; ibid., 3119/111785, Marzot Enrico; ibid., 3119/61504, Marzot Giordano.

M. PUPPINI, In Spagna per la libertà. Antifascisti friulani, giuliani e istriani nella guerra civile spagnola 1936/39, Udine, IFSML, 1986, 196; La famiglia Pasquotti di Pordenone. Il prezzo della coerenza agli ideali democratici, a cura di B. STEFFÈ, «Quaderni di storia. Cose nostre, cose di tutti, Pordenone», 12 (2002), 31-35; G.L. BETTOLI, Una terra amara. Il Friuli Occidentale dalla fine dell’Ottocento alla dittatura fascista, Udine, IFSML, 2003; ID., La Guerra di Spagna attraverso gli articoli e le lettere degli antifascisti e dei garibaldini del Pordenonese, Pordenone, Casa del popolo di Torre, 2008 (www.casadelpopolo.org).

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