PETRACCO TARCISIO

PETRACCO TARCISIO (1910 - 1997)

insegnante, letterato, ufficiale marconista, partigiano

Immagine del soggetto

Tarcisio Petracco mostra due suoi progetti brevettati nel 1985, gli apparecchi per il tracciamento di ellissi e di parabole (Archivio famiglia Petracco).

Nacque a San Giorgio della Richinvelda (Pordenone) il 29 marzo 1910 in una numerosa famiglia di mezzadri agricoli. Rimasto orfano di madre all’età di dieci anni, venne avviato agli studi ginnasiali da uno zio prete, ma a sedici anni per sopravvenute difficoltà economiche dovette rinunciare ad un regolare percorso formativo, iniziando quindi una vita di lavoro e di studio da autodidatta. Fu ufficiale marconista nella Marina civile e militare dal 1928 al 1943 e nel 1940 conseguì la laurea in lettere classiche presso l’Università di Padova. A seguito degli eventi dell’8 settembre 1943 entrò nella lotta partigiana nella zona della destra Tagliamento, dove comandò il battaglione Spilimbergo. Dopo la strage di Porzûs, si trasferì nella zona di Cividale. Qui, con la copertura fornitagli dall’attività d’insegnamento presso il locale liceo classico, svolse le funzioni di commissario della 7a brigata della divisione Osoppo e partecipò attivamente alle operazioni militari volte ad impedire ai partigiani iugoslavi di impadronirsi di Cividale. Dopo la guerra, riprese l’attività di insegnamento presso i licei classici di Cividale e di Udine, ma nel 1949, insoddisfatto del trattamento economico, emigrò in Canada, dove rimase con la famiglia fino al 1955. Rientrato in Italia, riprese la sua professione d’insegnante ed ottenne presso il Liceo classico di Udine la cattedra di latino e greco, che mantenne fino al pensionamento, nel 1975. Fu molto stimato dagli allievi per le sue doti umane e professionali e, in particolare, per la sua profonda conoscenza della filologia classica. Nel 1971, avviò personalmente una raccolta di firme nelle scuole di Udine per sostenere la richiesta di istituire una università autonoma in Friuli e prese contatti con l’Università di Padova per ottenere un concreto supporto per il conseguimento dell’obiettivo. ... leggi Il 10 febbraio 1972 P. fondò il Comitato per l’Università Friulana (CUF), strumento indispensabile per dare forza all’azione intrapresa, del quale egli sarebbe rimasto presidente fino alla morte, avvenuta il 5 gennaio 1997. Dopo le alterne vicende dei primi anni di vita, nel 1975 il CUF formulò un preciso progetto e presentò un disegno di legge d’iniziativa popolare per l’istituzione di una Università statale del Friuli (G.U. 2 dicembre 1975, n. 318). La presentazione di tale proposta di legge, sostenuta dalle firme della popolazione friulana, fu di decisiva importanza affinché nella legge per la ricostruzione del Friuli dopo il sisma del 1976 fosse prevista anche l’istituzione di una università autonoma. P. seguì personalmente tutto l’iter legislativo della legge istitutiva dell’Università e tutte le fasi operative per l’insediamento delle Facoltà previste dal Decreto del presidente della Repubblica 6 marzo 1978, n. 102. Successivamente si impegnò con determinazione per ottenere l’istituzione della Facoltà di medicina e chirurgia (legge 11 novembre 1982 n. 828) e, come presidente del CUF, continuò ad interessarsi alle problematiche connesse con l’avvio delle varie Facoltà e al loro completamento con nuovi corsi di laurea. In particolare, nel 1989, fu decisivo il suo intervento per il potenziamento della Facoltà d’ingegneria e della Facoltà di lettere e filosofia. Negli ultimi anni P. si dedicò a riordinare i diari tenuti in vari periodi e nel 1994 pubblicò un libro sulla sua militanza partigiana; successivamente preparò una prima stesura del volume in cui sono narrate le vicende che portarono alla istituzione dell’Università. Esso fu pubblicato postumo nel 1998. In vita P. ebbe riconoscimenti ufficiali dal Ministero della pubblica istruzione e, nel 1987, ricevette il premio Nadâl Furlan. Subito dopo la sua morte, nel febbraio del 1997, la Facoltà di medicina e chirurgia, riconoscendo l’importanza del suo impegno per l’istituzione della Facoltà stessa, gli dedicò il primo padiglione nel quale essa aveva iniziato ad operare nel 1987. La città di Udine gli ha dedicato la via in cui si trova il palazzo Antonini, prima sede del rettorato dell’Università. L’azione con la quale P. si è meritato la riconoscenza del Friuli prese avvio quando egli aveva già superato i sessanta anni d’età, ma da tempo essa aveva preso forma nella sua mente a seguito di due esperienze cruciali della sua vita: le gravi difficoltà che dovette superare per giungere alla laurea e la situazione di grande precarietà che, come molti altri emigranti, aveva vissuto in Canada. Spirito libero e indipendente, maturò in sé un forte impulso di ribellione verso le ingiustizie personali e sociali, sicché, pur mite d’indole e timido nei rapporti interpersonali, si rivelò deciso e tenace nell’azione intrapresa. Da studioso della cultura classica e umanistica, P. individuò nell’istituzione universitaria lo strumento fondamentale per l’emancipazione culturale e sociale delle genti friulane e, senza tentennamenti, senza compromessi, s’impegnò fino al conseguimento del risultato. Non fu di remora per lui neppure la perdita del figlio, avvenuta nel culmine dell’azione, all’inizio del 1976.

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Bibliografia

T. PETRACCO, La lotta partigiana al confine orientale (la bicicletta della libertà), Udine, Ribis, 1994; ID., La lotta per l’università friulana, Udine, Forum, 1998.

R. MEROI, Il professor Petracco, Pasian di Prato, Editrice Leonardo, 2006.

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