PIETRO

PIETRO

vescovo di Concordia

Un vescovo di Concordia di nome P. compare in un diploma dell’802 con cui Carlo Magno concedeva alla sede di Concordia l’immunità e la giurisdizione su tutte le pievi situate tra il Tagliamento e il Livenza, dalle sorgenti fino al mare. In realtà si tratta di un falso realizzato in epoca successiva per dar fondamento ai pretesi diritti della Chiesa concordiese. Costituisce infatti con il diploma ottoniano del 996 (questo però autentico), una delle basi degli Iura episcopatus Concordiensis et Portus(gruarensis) (1336-1342), composti dal clero concordiese nel XIV secolo. Nonostante la riconosciuta mendacità della fonte carolingia, viene però comunemente ammessa la storicità della figura del vescovo P. Il riferimento di una falsa donazione ad un personaggio reale e riconosciuto dava infatti credibilità all’atto, secondo uno schema che non appare affatto raro nelle contraffazioni operate dalle varie cancellerie in epoca medievale. La possibilità di ammettere l’esistenza di un vescovo di Concordia nella prima età carolingia, cui poteva essersi rivolta la munificenza di Carlo risulta poi un fatto non inverosimile. L’ultimo vescovo di Concordia conosciuto prima di P. è quel “Rusticanus” che compare tra i sottoscrittori del sinodo romano del 731: se non è possibile affermare con certezza che risedesse proprio a Concordia, la citazione di questo presule appare comunque un importante anello che permette di seguire, pur con le notevoli lacune nella cronotassi dovute alla mancanza di documentazione del VII secolo, lo sviluppo apparentemente senza soluzione di continuità della serie dei vescovi concordiesi tra l’ultima attestazione sicura del 591 e quella plausibile del presule della prima età carolingia. Un altro elemento non irrilevante circa la possibilità di ammettere l’esistenza di un vescovo a Concordia in questo periodo, deriva dalla constatazione che proprio tra la fine dell’VIII secolo e i primi decenni del successivo i dati archeologici e quelli derivanti dall’analisi del materiale scultoreo di arredo liturgico paiono suggerire l’attuazione di un grande progetto di rinnovamento del complesso cultuale nell’area della cattedrale di Santo Stefano. ... leggi Sembra confermarlo la costruzione, presumibilmente avvenuta tra fine VIII e IX secolo, di una nuova basilica triabsidata e probabilmente tripartita, per lo meno nel settore orientale, che venne a porsi proprio al di sopra dei resti, forse ancora parzialmente visibili, dell’antica basilica paleocristiana che era ormai da tempo in disuso. La nuova costruzione si collocò al fianco settentrionale della basilichetta derivata dalla trichora, unico elemento dell’impianto dell’originario complesso vescovile paleocristiano che non fu abbandonato nell’altomedioevo e che non venne infatti ricoperto dai depositi alluvionali che obliterarono tra metà VII e VIII secolo gran parte delle antiche strutture. Nella nuova basilica altomedievale, i cui canoni architettonici trovano riscontri con le tipologie diffuse in quel periodo, poterono presumibilmente trovar posto i numerosi manufatti di arredo liturgico provenienti dall’area di Concordia. Questi paiono riconducibili ad una committenza di un certo livello, in grado di rivolgersi ad una produzione scultorea che partecipa a quella tendenza culturale altoadriatica capace di fondere i nuovi modelli carolingi alla precedente tradizione con risultati particolarmente elevati nelle forme e di grande equilibrio compositivo. La ricostruzione della cattedrale concordiese in epoca carolingia pare poi da inquadrare in un più ampio progetto di rinnovamento e riqualificazione dell’area del nucleo episcopale, forse avvenuta in diverse fasi, che comprende anche gli spazi antistanti la basilica e la creazione di altre strutture liturgiche. In particolare lo testimonierebbe una struttura poliabsidata, appartenente ad un probabile battistero innalzata dinnanzi alla nuova cattedrale in un settore che pare interessato da altri interventi miranti alla ridefinizione dell’area che conduceva all’ingresso della chiesa. Il nuovo presunto battistero sembrerebbe fornire un collegamento ideale ed il più immediato riferimento, nella forma architettonica, tra il retaggio della trichora martiriale paleocristiana e il battistero romanico, anch’esso con pianta trilobata, costruito in seguito dal vescovo Regimpoto sul finire dell’XI secolo. La possibilità che la realizzazione del nuovo complesso ecclesiastico e della sua decorazione sia da connettere al rinnovato interesse dei vescovi di Concordia per l’antico nucleo episcopale cittadino è un aspetto che emerge dunque con una certa chiarezza e che potrebbe essere un significativo segnale di un momento di ridefinizione e di rinascita del centro, proprio in stretta relazione con il polo ecclesiastico, secondo una dinamica che ben si inquadrerebbe nell’età carolingia e nella volontà di individuare, da parte della dinastia franca ed in particolare di Carlo, nei nuclei episcopali e nei vescovi dei riferimenti privilegiati su cui appoggiare il rinnovamento delle strutture di potere e di organizzazione territoriale. In questo panorama il vescovo di Concordia, probabilmente proprio quel P. ricordato dalle fonti, potrebbe dunque aver avuto un ruolo non indifferente ed essere stato attore primario nel programma per risollevare ad antico splendore la sede episcopale con l’appoggio dei nuovi regnanti.

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Bibliografia

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