PIUSSI IGNAZIO

PIUSSI IGNAZIO (1935 - 2008)

alpinista

Immagine del soggetto

Ignazio Piussi durante la spedizione in Antartide del CAI, dicembre 1968-gennaio 1969.

È stato il più importante alpinista friulano del secondo dopoguerra. Originario della Val Raccolana, dov’era nato nel 1935, discendente di una famiglia di guide e cacciatori – Osvaldo Pesamosca era suo prozio –, praticò sin da ragazzo lo sci di fondo e il salto dal trampolino e, successivamente, il biathlon e il bob, con vittorie nazionali ed internazionali. Tra il 1954 e il 1956 si fece conoscere nell’appartato mondo dell’alpinismo nelle Alpi Giulie, con una serie di vie nuove di sesto grado sul Piccolo Mangart di Coritenza e sulla Véunza. La fama gli arrise, però, grazie alla seconda salita di una via considerata allora estrema, aperta dai noti Scoiattoli di Cortina (sulla parete sud-ovest della Cima Scotoni), che effettuò nel 1955 con i compagni di sempre (i fratelli Arnaldo e Berto Perissutti, Lorenzo Bulfon). L’impresa che lo consacrò ai vertici dell’alpinismo italiano fu, quindi, il nuovo itinerario sulla parete sud-ovest della torre Trieste (con Giorgio Redaelli), tra quelli aperti da alpinisti del calibro di Attilio Tissi, Raffaele Carlesso e Riccardo Cassin. Nei primi anni Sessanta arrampicò a fianco dei più forti occidentalisti europei (Pierre Mazeaud, René Desmaison, Chris Bonnington, Toni Hiebeler), con i quali compì significative salite nel gruppo del Monte Bianco e nelle Dolomiti occidentali, tra cui destò scalpore la prima ripetizione invernale della via Solleder-Lettembauer alla Civetta, compiuta con sette bivacchi. ... leggi Nel 1963 tentò con insistenza, senza riuscirvi, ma uscendone illeso, la famigerata parete nord dell’Eiger, e chiuse la sua attività di punta in Dolomiti con due vie nuove sull’amata Civetta (parete nord-ovest di Punta Tissi, spigolo nord-ovest della Cima Su Alto, con vari compagni). Nel 1975 venne scelto da Cassin nella spedizione che puntava a risolvere il maggiore problema alpinistico himalayano dell’epoca, l’inviolata parete sud del Lhotse (8516 metri), che però fallì il suo obiettivo. Compì importanti esplorazioni e salite in Antartide prima di ritirarsi dall’alpinismo attivo. Uomo schietto, alpinista completo e riservato in un’epoca di personaggi di grande richiamo mediatico (Cesare Maestri, Walter Bonatti), anche quando «nessuno in Italia poteva eguagliarlo […] non era in concorrenza con alcuno» (Reinhold Messner). Dopo aver lavorato a lungo come tecnico dell’ENEL, trascorse gli ultimi anni gestendo malga Cregnedul, un ristoro nei pressi di Sella Nevea, dove alpinisti di tutto il mondo si fermavano a portare omaggio ad uno dei più forti scalatori europei degli anni Cinquanta e Sessanta. Morì nel 2008.

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Bibliografia

N. ZEPER, Ladro di montagne. Ignazio Piussi: montanaro, alpinista, esploratore, Padova, F. Muzzio, 1997 (e l’omonimo film, diretto dal medesimo autore, 58’, Rai, 1998); L. SANTIN, Da Nives Meroi a Corona: un vero caposcuola, siamo cresciuti sulle sue tracce, «MV», 13 giugno 2008; ID., Piussi un vero grande, ibid., 17 giugno 2008.

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