POLETTI SYRIA (1917-1991)

POLETTI SYRIA (1917-1991)

scrittrice

Immagine del soggetto

la scrittrice Syria Poletti.

Nacque a Pieve di Cadore il 10 febbraio 1917 da Giuseppe e Giacoma Pasquali, originari entrambi di Sacile. Ancora bambina, all’età di sette-otto anni, dopo la partenza del padre per l’America (1923 o 1924), Syria si trasferì a Sacile, dove rimase ospite della nonna materna, Elisabetta Ballarin Pasquali per tutto il periodo dell’infanzia e dell’adolescenza. Mentre più avanti la famiglia – la madre, le sorelle Mietta e Erina, meglio conosciuta come Beppina, e il fratello Giuseppe, detto Beppino − si sarebbe ricongiunta in Argentina, nella provincia di Entre Ríos, la ragazzina fu costretta a rimanere in Italia. A causa delle difficoltà economiche, si recò presso una coppia di zii facoltosi che però le impedirono di frequentare le scuole medie e la obbligarono a sbrigare le faccende domestiche. Dopo una serie di fughe, Syria viene portata in una sorta di orfanotrofio, l’istituto religioso il Toso di Caier di Treviso, dove finalmente poté dedicarsi agli studi e imparare a cucire e a ricamare. Ottenuto il diploma di maestra d’asilo presso l’istituto Ferrante Aporti di Sacile, in seguito alla morte della nonna, nel 1937 decise di recarsi in Argentina, insieme alla sorella Beppina. Tuttavia, per l’insorgere di un’improvvisa scoliosi deformante, le venne negato il visto, per cui soltanto il 6 luglio 1938 riuscì ad imbarcarsi sulla nave Principessa Giovanna che, stipata di emigranti, salpò dal porto di Genova. Dopo un viaggio avventuroso, durato poco più di un mese, sbarcò a Buenos Aires dove la «stavano aspettando la maggior parte dei miei personaggi». Si faceva strada un sentimento intriso di forti passioni individuali attinenti alla condizione umana, attraverso una visione vibrante di gente disposta a perseguire altri orizzonti lasciandosi alle spalle affetti e tradizioni per acquisire in terre lontane, spesso ostili, la possibilità di concretizzare aspirazioni e desideri. ... leggi Ancora un’intera giornata di treno e, finalmente, arrivata a Gualeguay, incontrò la famiglia – aumentata di un ulteriore fratello, Antonio − a lei completamente estranea, con lo spirito di «chi giunge su un altro pianeta». Vi rimase per poco tempo, quindi si trasferì a Rosario come insegnante di lingua italiana. Contemporaneamente si iscrisse alla facoltà di Lettere, presso l’Università di Córdoba. L’anno successivo, ottenuta la laurea, si stabilì a Buenos Aires, dove iniziò a collaborare con vari giornali − «La Nación», diretto da Eduardo Mallea, «Clarín», «La Prensa» − e con le riviste «Historium», «El Hogar», «Vea y lea», «Sur», «Para Ti». L’intensa attività giornalistica e saggistica era orientata alla diffusione della letteratura ispano-americana e italiana − in particolar modo l’autrice evidenziava le condizioni degli emigranti italiani, soprattutto friulani, in Argentina − anche attraverso trasmissioni radiofoniche. Fu redattrice bilingue in SIRA (Servicio Internacional de Radiodifusión Argentina al Exterior (1950-1955); capo redattore a RAE (Radiodiffusione Argentina all’Estero (1955-1965); responsabile di numerosi cicli didattici presso LRA (Radio Nacional) e LS1 (Radio Municipal), a partire dal 1960. Un’intensa attività riconosciutale dallo Stato Italiano che, oltre a premiarla con una decorazione ufficiale, la sostenne sempre nei momenti difficili del suo inserimento in Argentina. Le comunità friulane, inoltre, mantennnero vivi i contatti con la scrittrice, diffondendo la sua opera in incontri mensili ed assegnandole, nel 1989, un premio speciale, riservato a personalità di spicco della cultura argentino-friulana. L’intera produzione narrativa – tra cui spiccano i romanzi Gente conmigo (1962) e Extraño Oficio (1972), le raccolte di racconti Línea de fuego, Historias en rojo (1969) e il racconto allegorico Amor de alas (1981) −, è stata tradotta in molteplici lingue, ricevendo numerosi premi. Sostenitrice di una condizione femminile che trae forza da una letteratura basata sul rigore, sul riscatto dell’individualismo culturale e intellettuale della donna, P. afferma che, per essere una buona scrittrice, è necessario dominare la parola, comprendere il cosciente rapporto fra passato e presente, in un’ottica autobiografica come ritorno memoriale alla dimensione magica della fanciullezza, e in prospettiva metaforica e metaletteraria, come itinerario nel sé e dentro i libri. Se l’emigrazione funge da cerniera dell’esistenza, mettendo in giusta posizioni temi profondi − malinconia, solitudine, disperazione, morte − l’invenzione è, tuttavia, totale nella determinazione delle strutture protese alla ricerca della verità e della bellezza, siano esse il ritmo narrativo lungo del romanzo o quello più agile e conciso del racconto. La dolorosa scelta di scrivere in castigliano, dettata dalla necessità di comunicare nella lingua del paese di adozione, le consentì di realizzare il sogno di tutta la vita: divenire scrittrice, senza sconvolgere il proprio ritmo interiore modellato, ella confessa, dalle «strutture etimologiche ed emotive della mia lingua madre, il friulano, di origine latina, che mi ha permesso un rapporto più intimo, più diretto con il castigliano». L’11 aprile 1991 morì a Buenos Aires con un rimpianto: non essere sufficientemente considerata dalla critica italiana, mentre in Argentina era annoverata tra i grandi scrittori. Le numerose ristampe e adattamenti teatrali delle sue opere, travalicarono in breve i confini sud-americani e conquistarono un pubblico sempre più vasto, grazie alle traduzioni − tra cui spiccava la mancanza dell’italiano, fatta eccezione per Gente conmigo −. Indubbiamente, negli ultimi vent’anni anni, la situazione è mutata, grazie alle molteplici iniziative congressuali, al diffondersi di studi critici, di traduzioni che si concretizzarono nella realtà friulana, quella delle origini, a lei più familiare, fonte di amarezza, ma anche d’ispirazione costante, con i colori dei suoi paesaggi, con la gente rude e forte dinnanzi alle avversità, con usi e costumi che ne costituiscono le radici culturali e formative.

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Bibliografia

Scritti di Syria Poletti: Taller de imaginería, Buenos Aires, Losada, 1977; La fuente mágica, en Marionetas de aserrín, Buenos Aires, Abril, 19832, 54-55; ¿Y yo, quién soy?, in Las hadas hacen dedo, Buenos Aires, Ediciones de Arte Gaglianone, 1988 (pagine non numerate); “Reportajes  a los cuatro vientos”, in …y llegarán buenos aires, Buenos Aires, Editorial Vinciguerra, 1989, 67-74. D. FORNACIARI, “Reportajes periodísticos a Syria Poletti”, in S. POLETTI, Taller de imaginería, Buenos Aires, Losada, 1987,143-171; Contributo friulano alla letteratura argentina, a cura di S. SERAFIN, Roma, Bulzoni, 2004; Immigrazione friulana in argentina: Syria Poletti racconta…, a cura di S. SERAFIN, Roma, Bulzoni, 2004; Ancora Syria Poletti: Friuli e Argentina due realtà a confronto, a cura di S. SERAFIN, Roma, Bulzoni, 2005; S. SERAFIN, L’Argentina di Syria Poletti: meta di un percorso d’iniziazione, in Friuli versus Ispano-america, a cura di S. SERAFIN, Venezia, Mazzanti editori, 2006, 53- 65; EAD., Emigración como iniciación en las novelas de Syria Poletti, «Studi latinoamericani/Estudios latinoamericanos», a cura di M. SARTOR, S. SERAFIN, 3 (2007), 149-162; M. BALLIANA, La parola desnuda, Storia di una ribellione, Francenigo di Gaiarine (TV), Composit editrice, 2007; S. SERAFIN, Syria Poletti: la scrittura della marginalità, «Oltreoceano», 2(2008), 145-155; EAD., A Buenos Aires con Syria Poletti, in Los ojos en la ciudad. Mappe, percorsi e divagazioni urbane nella letteratura ispanoamericana. Atti del Convegno di Milano (21 novembre 2007), a cura di L. MOLTENI, L. SCARABELLI, Milano, Arcipelago, 2009 13-31 (Quaderni di Asterión 1); EAD., Las “andanzas de Syria Poletti entre ciudades y aldeas”, «Il bianco e il nero», 12 (2011), 89-99; EAD., Syria Poletti e l’Italia, in L’Italia vista da altrove, numero monografico a cura di C. CONCILIO, M. FAZZINI, «Tolomeo», XV/1-2 (2012), 119-127; EAD., Syria Poletti, una escritora que ama a los niños, «Duende» Suplemento Virtual de «Quaderni Ibero amernicani», 6 (2013), a cura di M. Bianchi, 39-40; EAD. El viaje de Syria Poletti en el mito de la infancia y de los pueblos indígenas, in Cuando quiero hallar la voces, encuentro con los afectos. Studi di Iberistica offerti a Giuseppe Bellini, a cura di P. SPINATO BRUSCHI, J.J. MARTÍNEZ, Roma, Edizioni CNR, 2013, 623-632; EAD., L’enigma nella narrativa di Syria Poletti, La narrativizzazione del crimine nelle tradizioni letterarie spagnola e ispano-americana. Atti delle Giornate di studio (Catania, 14-15 ottobre 2013), a cura di S. COSTANZO, D.A. CUSATO, Messina, Andrea Lippoli, 2013, 101-110.  

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