SANTACROCE (SANTA CROCE) FRANCESCO

SANTACROCE (SANTA CROCE) FRANCESCO (1487 - 1556)

ecclesiastico, maestro di cappella, compositore

F. S., nato in Padova (F. Patavino) nell’omonimo quartiere presumibilmente intorno al 1487-88, da ser Leonardo «de Cataro», si trova menzionato una prima volta come cantore presso la cattedrale padovana il 16 agosto 1511; ivi sembra essere rimasto fino al luglio 1512 quando venne eletto maestro di cappella del convento di S. Francesco a Treviso. Il 30 giugno del 1513 lasciò tale incarico, facendo perdere le proprie tracce fino al 18 aprile 1520 quando ricomparve nuovamente a Treviso, come maestro di cappella della cattedrale. La sua presenza in città è documentata fino al 28 aprile 1528; nel giugno seguente già si trovava a Venezia presso il convento dei SS. Giovanni e Paolo in qualità di maestro di canto. Non vi rimase a lungo dal momento che il 13 aprile 1529 diveniva maestro di cappella del duomo di Chioggia. Trascorsi nemmeno due anni, il primo marzo 1531, recedendo dal contratto, prese licenza e ricevette il saldo del salario e della mansioneria che gli era stata assegnata. Successivamente passò, in qualità di “semplice” cantore, in duomo a Udine, dove già dal 15 febbraio il capitolo gli aveva assegnato la cappellania di S. Gregorio in attesa che si liberasse una mansioneria (che effettivamente fu disponibile prima dell’estate). Durante questa condotta il S., oltre ad espletare gli obblighi di canto in coro (la cappella, allora diretta da G. Bayli, annoverava, tra gli altri, musicisti preparati come F. Candonio, P. de Iustinis e G. De Rogatis organista padovano), attese pure alla scrittura di non meglio specificati «libri de canto», non necessariamente sue composizioni. ... leggi Ma neppure a Udine si fermò a lungo, dal momento che alla fine di luglio del 1533 partì alla volta di Gemona ove il 16 agosto assunse la direzione della cappella del duomo. Prima di andarsene il S., a detta dei deputati cittadini «homo et in officiar et in cantar suffitiente», andando contro le disposizioni capitolari, aveva rassegnate la cappella e la mansioneria di cui era stato beneficiato direttamente a Giacomo Samaritano, prete udinese assai poco raccomandabile, «né in cantar né in offitiar experto como è notorio» e persino sospettato di simonia. Ne nacque una lunga contesa, con protagonisti il capitolo, i deputati cittadini, il S. e G. Samaritano, che avrebbe trovato composizione soltanto il 29 agosto 1537. Il periodo gemonese si protrasse fino alla primavera dello stesso anno quando il S. se ne tornò all’incarico di maestro di cappella del duomo di Treviso che, con uno stipendio di 50 ducati più le rendite della capellania di S. Gerolamo, oltre ai soliti obblighi di insegnamento e presenza in coro, prevedeva anche la stesura di libri di canto gregoriano e figurato e la loro manutenzione. In questa città, insieme ad altri componenti della cappella del duomo, fu pure attivo come cantore e musico presso l’ospedale di S. Maria dei Battuti, soprattutto in occasione di processioni e feste particolari. Il suo nome compare nei documenti trevigiani fino al maggio del 1551, dopo di che su di lui scende il silenzio. Secondo B. Scardeone (De antiquitate Urbis Patavii), seguito poi da molti studiosi, al momento della morte nel 1556 era canonico della Santa Casa di Loreto, ma la notizia è priva d’ogni conferma (Princivalli avanza l’ipotesi che «Lauretum» possa indicare Loreo, presso Chioggia). Il corpus delle composizioni attribuibili con certezza a S. consta dei cinque salmi dei Vespri (intonati a otto voci con la tecnica del “coro spezzato”), della Compieta della domenica (pure quasi tutta a otto voci) e di cinque mottetti (uno a quattro e i rimanenti a cinque voci); a questi si aggiungono, attribuiti per congettura, anche se probabili, cinque brani liturgici e sette composizioni profane (tutti a quattro voci). Tale corpus ci è tramandato in più testimoni manoscritti e a stampa fino al quarto decennio del Cinquecento. Il S. fu tra i primi compositori ad introdurre nella musica sacra la tecnica del “coro spezzato” prima che giungesse a Venezia.

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Bibliografia

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