SARTOR PIETRO

SARTOR PIETRO (1893 - 1927)

maestro, organizzatore sindacale

Immagine del soggetto

Il sindacalista Pietro Sartor (Udine, Archivio Istituto friulano per la storia del movimento di liberazione).

Nacque a Torre di Pordenone il 10 giugno 1893, da Agostino e Teresa Vietri, operai cattolici. Ricevette un’istruzione superiore grazie al parroco don Giuseppe Lozer, che lo avviò al seminario. Durante gli anni della grande guerra, nella quale combatté come ufficiale, aderì al socialismo. Ottenuto il certificato di direttore didattico, nel dopoguerra insegnò alle elementari di Torre. Come presidente dell’Associazione di categoria, promosse l’organizzazione sindacale degli insegnanti, impiegati e commessi, che guidò in uno sciopero vittorioso nel luglio 1920. Nell’ottobre successivo fu eletto consigliere comunale nell’amministrazione socialista guidata da Guido Rosso. Fu amministratore della Cooperativa sociale di consumo di Torre. Al congresso provinciale del gennaio 1921, che portò alla rottura del Partito socialista italiano (PSI), S. rappresentò le tesi comuniste. Nei mesi successivi divenne uno dei principali dirigenti della Camera del lavoro provinciale, conquistando alla sua corrente la direzione del sindacato nel Pordenonese. Era il riferimento degli arditi del popolo antifascisti che si andavano organizzando: l’8 maggio aveva guidato poche decine di arditi ciclisti in una vittoriosa azione a Spilimbergo. Quando, il 10 e 11 maggio 1921, le bande fasciste attaccarono Pordenone, guidò le “barricate di Torre”, che riuscirono a fermare temporaneamente gli squadristi e salvarono la Cooperativa e la Casa del popolo. Successivamente fu arrestato con altri quaranta antifascisti e ferito. Il viceprefetto Magrini licenziò S. insieme con il maestro socialista Francesco Fiorot, quali organizzatori della resistenza. In risposta all’invasione, pochi giorni dopo, la città di Pordenone, paralizzata dallo sciopero generale, elesse al Parlamento il primo deputato socialista, l’avvocato Giuseppe Ellero. Le violenze fasciste continuarono: il 9 giugno fu devastata la casa di S., da poco scarcerato. ... leggi Il primo luglio S. e Tranquillo Moras, giovane operaio comunista di Torre, furono aggrediti a revolverate a Pordenone: Moras morì dopo una lunga agonia, mentre S. fu costretto a fuggire. Dapprima a Firenze, dove fu segretario del sindacato edile e del Partito comunista d’Italia e giornalista, a Verona lavorò per «L’internazionale rossa», giornale del Sindacato tessile rivoluzionario (SVOT). Al momento del colpo di stato fascista dell’ottobre 1922 fu tra i dirigenti della sinistra a subire il bando dalla città, sotto pena di morte. L’anziana madre fu privata dell’assegno alimentare. Nella clandestinità fu protagonista nel 1923-1924 della riorganizzazione comunista in Francia, dove fu assunto dal sindacato comunista (CGTU) per seguire i lavoratori stranieri immigrati. Fu allievo della Scuola di Pietrogrado per i comunisti stranieri nel dicembre 1923. Trasferitosi in Belgio per dirigere il settimanale «Il Riscatto degli italiani», morì il 16 luglio 1927 a Bruxelles dopo un incidente prodotto dalla rottura della bicicletta, forse in seguito ad un attentato della polizia segreta fascista.

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Bibliografia

ACS, Casellario politico centrale, 4616/6690; Roma, Fondazione Istituto Gramsci, Partito comunista d’Italia 1921-1943; Firenze, Biblioteca Marucelliana, «La Difesa» e «L’Azione Comunista», annate 1921-1922.

M. LIZZERO, Gloriose battaglie antifasciste, Pordenone, Federazione Comunista, 1958; [R. BARRACO], Il Pordenonese negli anni venti: la roccaforte del socialismo, Pordenone, Circolo A. Gramsci, 1973; T. DEGAN, Industria tessile e lotte operaie a Pordenone, 1840-1954, Udine, IFSML/Del Bianco, 1981; P.P. PILLOT - L. CAMISA, Il primo dopoguerra nel Friuli Occidentale (1919-1923), Pordenone, Concordia Sette, 1997; G.L. BETTOLI, Una terra amara. Il Friuli Occidentale dalla fine dell’Ottocento alla dittatura fascista, Udine, IFSML, 2003; La Casa del Popolo di Torre durante il periodo clandestino (1922-1945), a cura di T. DEGAN - G.L. BETTOLI, Udine, IFSML/Associazione Casa del popolo di Torre, 2006, 36-46; L. MIO, Gli amministratori comunali di Pordenone dall’Unità d’Italia, Udine, Guarnerio, 2010.

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