SBRUGLIO RICCARDO (RIZZARDO)

SBRUGLIO RICCARDO (RIZZARDO) (1470 - ?)

umanista, poeta

Immagine del soggetto

Frontespizio dell'"Epithalamium in nuptiis Gabrielis Salamancae... atque Elisabetae Eberstaniae..." di Riccardo Sbruglio, Vienna 1523.

Nato a Udine (o secondo altri a Cividale; frequente inoltre la confusione tra Friuli e Forlì presso autori stranieri) attorno al 1480 in una famiglia di antico patriziato, da Niccolò e da una figlia di Pier Antonio Savorgnano. In giovane età si trasferì a Bologna per frequentare l’Università, studiando scienze e soprattutto filosofia, disciplina nella quale eccelse, ottenendo la laurea. Qui lo S. si legò in amicizia con il giovane giurista Christoph Scheurl di Norimberga, che si era trasferito all’Ateneo felsineo per perfezionarsi negli studi umanistici. La frequentazione di università italiane specializzate nel diritto e negli studi umanistici (Bologna, Pavia, Ferrara, Padova, Siena) rappresentava nel tardo XV secolo un costume radicato presso i figli di famiglie altolocate oltramontane che aspiravano a un collocamento tra i consiglieri delle corti principesche dell’epoca; e le interrelazioni tra questi studenti tedeschi in terra straniera – riuniti in una propria “nazione universitaria” su base linguistica che ne cementava i rapporti, al di là delle province d’origine – dimostrano di aver avuto significative risonanze, successivamente al ritorno in patria, per la crescente coesione della Germania stessa. In quest’ambito, il ventiquattrenne Scheurl si distinse particolarmente per aver affrontato di petto la problematica dell’unità nazionale germanica con un’orazione tenuta alla presenza del nuovo rettore di Bologna (il tedesco Wolfgang Kettwig) nella chiesa di S. Domenico il primo maggio 1505, De laudibus Germaniae. La versione a stampa usciva, sempre a Bologna, solo alla fine di gennaio 1506 e comprendeva altresì le lodi di Federico, duca di Sassonia, con l’espunzione invece di quelle del rettore felsineo: forse non a caso, in quanto nel frattempo lo Scheurl aveva ricevuto la promessa di una cattedra nell’Università di Wittenberg, di nuova fondazione da parte del duca medesimo; di quest’epoca (1509) è il ritratto di Scheurl eseguito da Lucas Cranach il Vecchio. ... leggi Una terza edizione, infine, con alcune significative varianti, apparve a Lipsia nel 1508: ma in questo caso, il testo dello Scheurl era accompagnato da un altro panegirico per il duca, in forma poetica, a firma dello S., il quale aveva nel frattempo seguito l’antico sodale a Wittenberg. Il passaggio dell’umanista friulano all’Università sassone, dopo la fine degli studi bolognesi, parrebbe essere stato stimolato da circostanze familiari avverse (il padre avrebbe dilapidato le proprie sostanze), ma anche dalla prospettiva di ottenere fama in terra germanica, ove le discipline umanistiche avevano ancora sviluppo limitato. Di passaggio per Venezia con lo Scheurl, nel 1506, lo S. diede una prima prova della sua capacità poetica componendo sette distici per un erigendo sepolcro dei padri domenicani riformati, che – secondo i codici – recava questa soprascrizione: ANNO A VIRGINEO PARTO MDVI. IDIB. DECEMBRIS EX TEMPORE VENETIIS PRO TUMULO FRATERNAE VISITATIONIS V. M. RICHARDUS SBRULEUS. La composizione successiva dello S. di cui si ha notizia è la Cleomachia, in onore del duca Federico, del 1510, con prefazione di Scheurl. Il decennio 1510-20 vide lo S. lasciare Wittemberg, vagare per diverse università (Lipsia, Francoforte sull’Oder) e vivere anche a Erfurt, dove Scheurl o altri lo trassero da un’imbarazzante relazione con una prostituta (1512). In seguito, attraverso il consigliere imperiale Biagio Elcelio fu ammesso alla corte viennese di Massimiliano I d’Asburgo, monarca illuminato che si contornava di umanisti pronti a celebrarne i trionfi militari. La sua familiarità con il sovrano, che lo nominò nel corso degli anni poeta laureato e storico cesareo, gli consentì di richiedere per la propria famiglia la restituzione di alcuni beni feudali datati al 1278, allora in mano a nobili di Cormons. Prima della morte di Massimiliano (1519) componeva il vasto poema De periculis imperatoris Maximiliani o Magnanimus, dedicato al principe Ferdinando, nipote dell’imperatore. Risale a questo decennio cruciale per la carriera dello S., trascorso tra la residenza reale e altre città dell’impero, la corrispondenza con Erasmo da Rotterdam; di essa è rimasto un solo messaggio, datato 13 novembre 1520, dove il teologo olandese rammenta che i due si erano finalmente conosciuti di persona a Colonia, dopo una lunga frequentazione solo epistolare. Nella lettera superstite, Erasmo si schermisce a lungo per le lodi eccessive profuse dall’amico friulano nei suoi confronti, ricambiandolo del resto con commenti assai lusinghieri: all’inizio, infatti, lo S. è definito «eruditissimus», e in seguito «candidissimus»; al termine Erasmo gli augura di venire favorito dalla «benignitas» dell’imperatore. Erasmo lo avrebbe poi collocato come uno degli interlocutori nel proprio Convivium poeticum (prima ed. 1523) insieme con vari altri eruditi oltramontani, tra i quali Bernardino Partenio, facendogli risolvere complesse questioni di filologia latina. Alcuni anni dopo, troviamo lo S. in Ungheria al seguito del legato pontificio cardinale Lorenzo Campeggi, in compagnia di altri letterati, tra cui Friedrich Nausea. Il cardinale gli conferiva la laurea dottorale a Buda il 26 marzo 1525. Successivamente a tale data mancano notizie certe sull’umanista, che potrebbe essere tornato alla corte imperiale. La data della sua morte è ignota. Lo S. fu elegante poeta latino, soprattutto dotato nelle composizioni poetiche elogiative, dalle semplici rime d’occasione ai veri e propri poemi di carattere trionfale. Tra i primi, troviamo ad esempio tre poemetti del primo decennio del secolo dedicati al pittore Albrecht Dürer, buon amico dello Scheurl, nei quali l’artista veniva paragonato ad Apelle e ritenuto degno dell’Olimpo. Tra le opere di maggiore respiro, invece, oltre ai poemi già citati dedicati ai monarchi, troviamo una lunga elegia in lode del nuovo imperatore Carlo V, ex Hispania in Germaniam reditum (1520). Ma il capolavoro dello S. classicista è senz’altro Magnanimus, la versione latina in esametri (con riprese dotte da Ovidio, Virgilio e Stazio) del Theuerdank, opera poetica in centodiciotto episodi commissionata da Massimiliano I, per celebrare la propria vita e le proprie gesta in forma epico-allegorica (1517), che il poeta dedicò a Ferdinando I; manoscritti di tale versione si trovano a Vienna e a Parigi.

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Bibliografia

R. SBRULIUS, Magnanimus: die lateinische Fassung des Theuerdank Kaiser Maximilians I, Eingeleitet und herausgegeben von C. und CH. SCHUBERT, Remchingen, Helfant Edition, 2002.

LIRUTI, Notizie delle vite, II, 89-96; D. MERTENS, Maximilians gekrönte Dichter über Krieg und Frieden, in Krieg und Frieden im Horizont des Renaissancehumanismus, hrsg. von F. J. WORSTBROCK, Weinheim, 1986, 105-123; ID., Laudes Germaniae in Bologna und Wittenberg. Zu Christoph Scheurls Libellus de laudibus Germaniae et Ducum Saxoniae 1506 und 1508, in Margarita amicorum. Studi di cultura europea per Agostino Sottili, a cura di F. FORNER - C. M. MONTI - P. G. SCHMIDT, Milano, Vita e pensiero, 2005, II, 717-732. J.-D. MÜLLER, Kaiser Maximilian I, in Die deutsche Literatur des Mittelalters. Verfasserlexikon, Berlin/New York, De Gruyes, 1987, 204b-234b.

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