SCHNEIDER FULGENZIO CARLO

SCHNEIDER FULGENZIO CARLO (1864 - 1941)

falegname, intellettuale popolare, memorialista

Immagine del soggetto

Il memorialista saurano Fulgenzio Schneider.

Nacque a Sauris di Sotto, in Carnia, il 28 ottobre 1864 da Giacomo “Pàlatciar” e da Teresa Lucchini. Era l’ottavo dei quattordici figli nati in questo matrimonio, nonché il primo dei tre maschi. Gli fu imposto il nome del fratello di suo nonno, prete. Forse anch’egli sarebbe stato destinato alla Chiesa secondo la tradizione di famiglia: preti, infatti, erano Andrea, fratello di suo padre, e Luigi, fratello di sua madre, e preti erano stati Fulgenzio, fratello di suo nonno, e Canziano, fratello del suo bisnonno. Anzi, Canziano, che era stato parroco di Sauris dal 1809 fino al 1834, si era fatto costruire un palazzo a Sauris di Sotto che meritò a quel ramo della famiglia Schneider il soprannome di “Pàlatciar”. Il padre di S. non aveva ereditato una quota cospicua di beni materiali, anche se integrata dai beni della sorella nubile, Elena, rimasta a vivere con lui. Subito dopo il matrimonio prese in gestione una «specie di osteria» in società con un parente, Ilario, «con poco buon esito». Nel 1865 si ammalò gravemente e a causa di quella malattia rimase zoppo per tutta la vita. In seguito, decise di aprire un piccolo negozio di sali e tabacchi e di «vendite coloniali ed acquavite» (Schneider, 2007). In questo modo sperava, data la sua inabilità ad altri lavori, di svolgere un’attività che gli permettesse di mantenere la famiglia, ma anche questa volta le cose andarono male e si indebitò moltissimo. Per fronteggiare i debiti più pressanti dovette vendere ciò che possedeva a sua sorella Elena, garantendo in tal modo la permanenza in famiglia dei beni. A causa delle avversità economiche, essendo Fulgenzio il primo figlio maschio di Giacomo, invece che andare in seminario dovette incominciare a lavorare, farsi carico della famiglia, far fronte ai debiti del padre e lavorare sodo per pagarli; poi il padre si ammalò ulteriormente finché, nel 1899, si spense. ... leggi S., dopo aver frequentato le prime tre classi elementari, cominciò a lavorare nei campi, nei boschi, nella stalla e dovunque fosse stato necessario; apprese, inoltre, il mestiere di falegname nonché quello di fabbricante di “dálmine”, calzature di legno d’acero e cuoio, un tempo molto diffuse. Il 18 giugno 1894, all’età di trent’anni, probabilmente dopo aver sistemato una parte delle numerose sorelle, S. si sposò con Maria Minigher. La coppia rimase a vivere presso i genitori dello sposo. Durante la loro vita dovettero affrontare disgrazie e rovesci di fortuna, ma ogni due anni circa arrivava la gioia di un figlio. Nel 1911 un grande incendio, che interessò tutto il paese, distrusse la casa di S., che si trovò con la moglie, otto figli e la vecchia madre in mezzo alla strada. Fu ospitato dalla benestante famiglia Plozzer e rimase presso di loro per sette anni. Nel 1912 morì la madre e quello stesso anno, o forse il seguente, S. perse il figlio primogenito diciottenne. Nel 1915-1916 egli stesso si ammalò di una grave malattia agli occhi. Intanto infuriava la prima guerra mondiale, che S. descrisse in un resoconto molto dettagliato. Altri eventi luttuosi continuarono a funestare la sua esistenza: nel 1922 perse la figlia Emilia, di ventidue anni, a causa di un’appendicite, così salirono a tre i figli che perse in giovane età; nel 1934 rimase vedovo. Il 18 dicembre 1941 anch’egli si spense all’età di settantasette anni. S. fu un personaggio dall’ingegno molto vivace e versatile; anche se la sorte non gli diede la possibilità di soddisfare il desiderio di “sapere” con corsi regolari di studi, cercò di approfondire le sue conoscenze, da autodidatta, con tutti i mezzi a sua disposizione. Cercò risposte nei libri e nella tradizione. Lesse i volumi disponibili nella sua casa paterna (dovevano esserci i volumi di argomento religioso, alcuni dei quali in lingua tedesca, appartenuti agli zii preti), in quella dei Plozzer e nella biblioteca della canonica; in tal modo cercò di soddisfare il bisogno di conoscenza che lo tormentava. Acquisì così una cultura al di sopra della media, che poi mise a servizio della comunità. Il suo impegno civile si manifestò soprattutto quando, dopo la prima guerra mondiale, Sauris, superando le difficoltà di comunicazione, incominciò un progressivo processo di modernizzazione. Egli fu uno degli artefici di una struttura economica che permise a Sauris di mettersi al passo con i tempi, l’Unione cooperativa di consumo, i cui fondatori affidarono a S. l’incarico di “ragioniere contabile”. Un aspetto della personalità di S. restò quasi sconosciuto: quello di cronista, storico e custode della tradizione. Registrava tutti i cambiamenti in atto nella comunità, cercando di fissare sulla carta tutte quelle realtà che il tempo e la modernizzazione, a suo avviso, avrebbero spazzato via. I manoscritti, composti tra il 1911 e il 1941, sono stati conservati dagli eredi per molti anni e sono solo parzialmente editi. S. non fu il classico erudito di paese, ma un vero intellettuale popolare «spinto alle sue ricerche solo da un autentico interesse personale e non anche da desiderio di promozione sociale» (Sanga, 1984).

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Bibliografia

B. PETRIS, Testi Saurani / Zahrar stiklan, Udine, Grillo, 1978; G. SANGA, I generi della narrativa popolare italiana, «La Ricerca folklorica», 12 (1984), 103-104; F. SCHNEIDER, Raccolta di antiche tradizioni ed avvenimenti fino ai nostri giorni di Sauris, a cura (con presentazione e biografia dell’autore) di D. ISABELLA, Tolmezzo, Circolo culturale saurano F. Schneider, 1992; ID., Memorie di racconti che oggidì si chiamano legende e superstizioni, ed. critica a cura di D. ISABELLA, Udine, SFF, 1993 (Racconti popolari friulani, 17); G. SANGA, La teologia e la cosmologia di Fulgenzio Schneider, Prefazione a F. SCHNEIDER, Memorie di racconti, cit., 7-13; F. SCHNEIDER, Genealogia della mia stirpe. Brevi memorie della vita dei miei più prossimi parenti ora defunti, a cura di D. ISABELLA, Udine, Forum, 2007.

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