TINTI VALENTINO

TINTI VALENTINO (1771 - 1849)

storico

Immagine del soggetto

Lo storico Valentino Tinti in un ritratto anonimo, 1820-1830 ca. (collezione privata).

Discendente di una nobile famiglia pordenonese, originaria del Bergamasco, nacque nel 1771 da Gerolamo e Angela Bastanza. Il padre, così come i due fratelli Antonio e Cristoforo, non solo curò l’amministrazione del cospicuo patrimonio familiare, ma si impegnò in prima persona anche in politica: la sua ascesa culminò nel 1782, quando fu chiamato a ricoprire l’ufficio di podestà di Pordenone. La giovinezza di T. fu segnata dalla consapevolezza di questo duplice ruolo, politico ed economico, che il suo casato era chiamato a svolgere a Pordenone. Nel 1794, nell’ottica di un rafforzamento dei legami parentali, sposò Lucia di Montereale Mantica, dalla quale ebbe cinque figli; solo due raggiunsero l’età adulta: Giovanni Antonio (1796) e Gerolamo (1806). Due anni più tardi le truppe francesi di Napoleone occuparono Pordenone. In agosto venne istituita un’amministrazione provvisoria, composta da cinque commissari: Damiano Baldini, Giuseppe Mottense, Giovan Battista Poletti, Giacomo Puia e T. La sua partecipazione sembra dettata più dalla volontà di preservare gli interessi familiari che da una reale adesione agli ideali della rivoluzione francese. Nel maggio del 1797 fu eletta la Municipalità democratica di Pordenone: T., Luigi Pera e Giacomo Poletti vennero nominati commissari con l’incarico di dirimere le questioni tra i cittadini. In luglio i tre furono incaricati anche di assistere il comandante delle truppe francesi e di evitare scontri tra la popolazione e l’esercito. Il sostegno dato dalla famiglia Tinti al generale Bonaparte non portò tuttavia i frutti sperati. L’epopea napoleonica segnò, infatti, per il Friuli un periodo di incertezza e di instabilità economica: anche il patrimonio del casato pordenonese cominciò a risentirne, agevolato in questo da una certa avventatezza di alcuni suoi esponenti. T., dopo la morte del padre, avvenuta nel 1801, fu chiamato a preservarne almeno il nucleo fondante. ... leggi Nel 1803, durante la seconda dominazione austriaca di Pordenone, incaricato di predisporre una relazione storica sulla sua città da inviare a Vienna, egli contattò Giuseppe Mottense, che, col suo aiuto, compilò un Breve compendio di varie notizie della antica dinastia di Pordenone. Con un saggio degli statuti, privilegi, del civico governo, e de’ metodi del Consiglio. Aggiuntavi qualche astratta idea del commercio. Quest’atto di apertura verso l’Austria non fu, però, sufficiente a farsi perdonare i trascorsi bonapartisti. Dopo il Congresso di Vienna, gli Asburgo non gli confermarono il titolo nobiliare che la sua famiglia deteneva dal Seicento. Nel 1830 T. presentò al governo austriaco una supplica al riguardo, che però cadde nel vuoto. L’anno successivo il figlio Gerolamo si laureò a Padova in giurisprudenza e il padre, per festeggiarlo, fece stampare una lettera inedita di Francesco Amalteo ad Alessandro Mantica (Epistola Amalthei Francisci Portusnaonensis Alexandro Mantice, primum in lucem edita…). Nel 1835 T. si cimentò anche nella poesia, sebbene con scarso successo, pubblicando una breve raccolta, dedicata «A don Carlo Mazzolini, parroco emerito a San Giorgio di Pordenone, che terminò il corso quaresimale nell’arcipretal chiesa di Porzia». Nel 1836 scoppiò a Pordenone un’epidemia di colera: la famiglia Tinti lasciò, quindi, la città, per rifugiarsi nella sua villa di campagna lungo la strada che porta a Corva. È in questa occasione che T., riprendendo il lavoro di Mottense del 1803, scrisse il suo Compendio storico della città di Pordenone. Con un sunto degli uomini che si distinsero, con lo scopo non recondito di dimostrare la propria fedeltà all’Austria e riottenere il titolo nobiliare di cui la sua famiglia era stata privata. L’opera, dedicata all’arcivescovo di Nazianzo, Antonio Traversi, avrebbe visto la luce l’anno successivo a Venezia. T. morì nel 1849, senza essere riuscito nel suo intento di riottenere ciò di cui si sentiva ingiustamente privato.

Chiudi

Bibliografia

A. BENEDETTI, Storia di Pordenone, a cura di D. ANTONINI, Pordenone, Edizioni Il Noncello, 1964, 301, 431; La storia di Pordenone di Valentino Tinti. Con il breve compendio di Giuseppe Mottense, a cura di G.C. TESTA, Pordenone, Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 1987.

Nessun commento

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *