TORRE (DELLA) FRANCESCO ULDERICO

TORRE (DELLA) FRANCESCO ULDERICO (1626 - 1695)

diplomatico, uomo politico

Immagine del soggetto

Dispaccio cifrato della corte di Vienna per Francesco Ulderico della Torre, 1680 (Trieste, Archivio di stato).

Figlio di Giovanni Filippo e di Eleonora Gonzaga, il d. T. nacque il 5 ottobre 1626 a Sagrado (Gorizia). Il 15 ottobre successivo gli venne impartito il sacramento del battesimo ed i suoi autorevoli padrini furono da una parte – anche se soltanto per procura – Giovanni Ulderico d’Eggenberg, uno degli uomini più influenti alla corte dell’imperatore Ferdinando II, e dall’altra Elisabetta Rabatta, prima moglie del conte Riccardo di Strassoldo che si era particolarmente distinto durante la guerra degli Uscocchi. Fermamente intenzionato ad intraprendere la carriera ecclesiastica, a metà degli anni Quaranta venne inviato a Roma dove era destinato ad iniziare il noviziato presso la Compagnia di Gesù. Impedimento insuperabile per la realizzazione delle sue aspirazioni fu però una salute alquanto cagionevole che lo costrinse, dopo un lungo soggiorno a Napoli, ad abbandonare il progetto iniziale per ritornare in patria, dove lo attendeva una brillante carriera in campo politico e, successivamente, anche diplomatico. Nel 1647 il capitanato di Gradisca per volontà imperiale venne innalzato al rango di una contea principesca, per poi essere alienata all’illustre casata degli Eggenberg, principi di origine stiriana, e nel marzo del 1655 fu proprio la vedova del primo principe conte gradiscano, Giovanni Antonio d’Eggenberg, a nominare il d. T. maresciallo degli Stati provinciali gradiscani, ponendolo dunque a capo dell’assemblea di ceto della contea. Entrato tuttavia ben presto in aperto conflitto con l’allora capitano Giovanni Vito del Mestri, l’anno seguente ricoprì altresì quella importante carica, riuscendo in questo modo a dare vita ad una situazione di monopolio all’interno della scena politica del territorio. Il diffuso malcontento suscitato nel ceto nobiliare locale dall’accentramento del potere nelle mani del d. ... leggi T. si rese ben presto evidente quando diversi memoriali infamanti, spesso anonimi, cominciarono a giungere alle corti imperiale ed eggenbergica e che conseguentemente lo costrinsero a discolparsi pubblicamente. Fu così che il d. T. giunse alla redazione di un’accurata autodifesa: l’Espositione letta dall’illustrissimo signor conte Francesco della Torre capitano e maresciale nell’illustrissimo principal Contado di Gradisca alli Stati dell’inclita Convocatione di Gradisca li 8 febraro 1669. In essa venivano ripercorse con dovizia di particolari le principali tappe dell’azione di governo perseguita dal d. T. in questi primi tredici anni. Tale fonte e diverse altre mettono chiaramente in luce un’amministrazione votata al risparmio ed all’efficienza, che tuttavia non disdegnava l’introduzione di importanti innovazioni, dando vita ad un periodo tra i più floridi per questo territorio. Per iniziativa del d. T. a Gradisca vennero ad esempio fondati un granaio pubblico ed un Monte di pietà; venne favorita l’istituzione di un seminario e venne dato un impulso decisivo alla produzione serica attraverso l’introduzione nella contea di un telaio per la produzione di calze di seta fatto sottrarre clandestinamente dalla città di Venezia. Il d. T. perseguì inoltre una politica di promozione dell’attività edilizia e portò avanti un generale programma di abbellimento della città nel quale si inserì anche l’edificazione dello stesso palazzo dei Torriani, costruito seguendo il modello palladiano, oggi sede del municipio di Gradisca. Se fino agli inizi degli anni Settanta il d. T. ebbe modo di occuparsi esclusivamente della contea principesca di Gradisca, con il 1674 iniziò ad essere impiegato anche in missioni all’estero. Dal luglio di quell’anno al novembre del 1675, per conto di Leopoldo I d’Asburgo, gli venne infatti affidata una delicata missione diplomatica che lo condusse in terra polacca dove si trovava la sorellastra dell’imperatore, l’arciduchessa Eleonora, recente vedova del re di Polonia Michele Korybut-Wiśniowiecki. Al d. T. fu affidato il complesso compito di risanare le finanze dell’arciduchessa, oberata da ingenti debiti, di adoperarsi inoltre affinché ad Eleonora venisse concessa dai Polacchi una pensione vitalizia ed infine di accompagnarla a Graz, sotto la protezione imperiale. Attribuibili a questa missione svolta dal d. T. sono diverse relazioni, tutte inedite: nel Ristretto di quello ho osservato per li interessi della maestà dell’imperatore in Polonia viene dato conto della situazione trovata dal d. T. in quella nazione al suo arrivo, illustrante le fazioni favorevoli agli Asburgo e quelle piuttosto vicine alla Francia di Luigi XIV; descrive invece con acuto spirito d’osservazione e talvolta perfino con ironia le persone presenti alla corte di Eleonora nella relazione intitolata Qualità delle persone di corte della serenissima regina Eleonora, cioè a dire di quelle che non sono basse affatto, delle quali non farò mentione come incapaci a far bene o male; mentre il risanamento delle finanze dell’arciduchessa Eleonora viene minuziosamente illustrato nella Regolatione da me fatta per quanto ho potuto e per quanto mi è stato permesso il fare della corte della serenissima regina Eleonora tocante l’economia. Rientrati in territorio imperiale e rimasta vacante la presidenza della camera di Vienna, Eleonora intercedette a favore del d. T. affinché gli fosse assegnato quell’incarico, senza tuttavia ottenere l’esito sperato poiché la scelta dell’imperatore cadde sul conte Breiner. Di lì a pochi anni, il 10 gennaio 1676, egli ottenne tuttavia la più gradita nomina a rappresentante imperiale presso la Repubblica di Venezia, venendo incaricato, prima di raggiungere la sua nuova sede veneziana, di diverse altre missioni diplomatiche. Giunto finalmente nel maggio 1679 a Venezia, prese in affitto un palazzo sul Canal grande ed organizzò i festeggiamenti per il suo ingresso ufficiale che avvenne nel febbraio del 1680. Durante l’espletamento del suo prestigioso incarico veneziano il d. T. dovette affrontare problematiche di più ampio respiro, concentrando la sua azione soprattutto su due questioni: il tentativo di coinvolgere Venezia attivamente nella lotta contro l’impero ottomano sostenuta da Leopoldo I e lo sforzo di contrastare la politica estera piuttosto aggressiva, non soltanto nei confronti degli Asburgo, da parte del re di Francia Luigi XIV. Del periodo in cui egli fu rappresentante del Sacro romano impero presso la Repubblica di Venezia è rimasta conservata una gran mole di documentazione, soprattutto numerosi volumi dove è andata a confluire gran parte della corrispondenza dell’ambasciatore. Essa è utile per comprendere il contesto storico nel quale si realizzò il sostanziale riavvicinamento su alcune tematiche tra l’impero e la Serenissima, ma anche per confermare l’estrema rilevanza della sede diplomatica veneziana nel contesto della penisola italiana. In virtù del suo incarico veneziano il d. T. ebbe modo di entrare in contatto con le più illustri personalità della sua epoca e fu legato da una particolare amicizia, durata dal 1680 al 1695, al padre cappuccino Marco d’Aviano testimoniata da ben duecentoventinove missive di quest’ultimo indirizzate all’ambasciatore e toccanti i più svariati argomenti. Gli ultimi anni di vita del d. T. furono contraddistinti dal progressivo peggioramento delle sue condizioni di salute che lo costrinse per lunghi periodi a letto finché la sua esistenza non ebbe fine a Venezia nel dicembre 1695.

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Bibliografia

Indispensabile per poter ricostruire l’attività politica e diplomatica di F. U. è l’ampia ed esaustiva documentazione conservata presso l’ASTs, Archivio della Torre e Tasso, mentre per seguire la sua attività di governo in qualità di capitano della contea principesca di Gradisca e maresciallo degli Stati provinciali bisogna fare piuttosto riferimento all’ASPG, Atti degli Stati provinciali, sezione II.

CAPODAGLI, Udine illustrata, 581; G. BENZONI, Della Torre, Francesco Ulderico, in DBI, 37 (1989), 545-552; MORELLI, Istoria, II, 87, 88, 89, 103, 141, 153, 154 n., 155, 161, 181, III, 49, 64, 367-370, IV, 113; VALENTINELLI, Bibliografia, 352, n2610; R. PICHLER, Il castello di Duino: memorie, Trento, Seiser, 1882, 380-406; L. SCHIVIZ VON SCHIVIZHOFFEN, Der Adel in den Matriken der Grafschaft Görz und Gradisca, Görz, Selbstverlag des Verfassers, 1904, 185; C. VON CZÖRNIG, Gorizia. «La Nizza austriaca», Gorizia, Cassa di risparmio di Gorizia, 1987[trad. it. a cura di E. POCAR delle opere Das Land Görz und Gradisca (mit Einschluss von Aquileia), Wien, Braumüller, 1873 e Görz als klimatischer Kurort, Wien, Braumüller, 1874], 606; A. BASSO, Il carteggio di Marco d’Aviano con il conte Francesco Ulderico della Torre, in Marco d’Aviano. Dai primi studi all’evangelizzazione dell’Europa, a cura di W. ARZARETTI - M. QUALIZZA, Gorizia, Fondazione società per la conservazione della Basilica di Aquileia, 1998, 195-219; S. CAVAZZA, Profilo di Francesco Ulderico della Torre, in Ibid., 174-194, che include un’appendice documentaria curata da D. PORCEDDA.

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