TORRE (DELLA) FRANCESCO

TORRE (DELLA) FRANCESCO (1519 - 1566)

diplomatico

Figlio di Giovanni Febo detto il Giovane e di Orsina di Leonardo Orzone, il d. T. nacque nel 1519 e fu destinatario di un’ottima istruzione che comprese non soltanto lo studio delle lettere, ma anche una generica conoscenza delle materie giuridiche. Introdotto negli ambienti di corte, ebbe modo di farsi presto notare per cultura e competenza dagli Asburgo che in un primo tempo gli conferirono l’ufficio di consigliere di corte, per poi nominarlo, dal 1550 al 1556, altresì consigliere della reggenza dell’Austria inferiore. Nel frattempo, nel 1550, il d. T. decise di unirsi in matrimonio con Laura di Paolo d’Arco e da quest’unione nacquero un figlio maschio, Raimondo, e cinque figlie femmine: Eleonora, Catterina, Orsina, Emilia e Maria. La nomina più rilevante giunse tuttavia soltanto il 5 agosto 1557, quando il d. T. venne destinato al prestigioso incarico di rappresentante imperiale presso la Repubblica di Venezia. In realtà, egli stesso aveva espresso il desiderio di succedere a Nicolò della Torre nella carica di capitano di Gradisca, ma dopo il decesso di quest’ultimo (3 maggio 1557) l’imperatore decise di affidare quell’incarico a Giovanni de Hoyos che in precedenza era stato allontanato da Trieste per le incomprensioni sorte con quella comunità. In occasione della morte del capitano gradiscano il letterato Giovanni Cavalli approntò un florilegio di componimenti poetici in lingua latina intitolato Carmina varia tum Latina tum Hetrusca, Patavi conscripta […], in obitum clarissimi viri Nicolai a Turri […], dedicandolo proprio al d. T. che risultava essere l’erede delle sostanze di Nicolò. Il nuovo ambasciatore cesareo giunse, dunque, a Venezia nel maggio del 1558 ed in quella circostanza redasse per le autorità centrali asburgiche un’approfondita descrizione della situazione che aveva trovato nella città lagunare. ... leggi Già nel luglio dell’anno seguente, tuttavia, dalla corte imperiale giunsero precisi ordini con i quali si invitava il d. T. – in attesa dell’imminente morte del pontefice Paolo IV – ad effettuare tutti i preparativi necessari per la sua partenza per Roma dove avrebbe dovuto rappresentare l’imperatore nel conclave, che in effetti ebbe inizio il 5 settembre 1559. Con sommo compiacimento dell’imperatore ed anche del suo inviato venne infine acclamato nuovo pontefice il cardinale Giovan Angelo de’ Medici, Pio IV, dal quale il d. T. riuscì finalmente ad ottenere il formale riconoscimento del titolo imperiale per Ferdinando I, a lungo rifiutato dal suo predecessore. A testimoniare l’attività svolta durante la sua permanenza romana resta oggi un’inedita, ampia ed approfondita relazione redatta dal d. T. in lingua italiana che offre una precisa descrizione di quanto avvenne durante questo conclave, narrato dal punto di vista del rappresentante cesareo. Dopo diverse altre missioni diplomatiche effettuate per conto dell’imperatore nell’ambito della penisola italiana, tornò infine nella città lagunare dove nel frattempo era venuta acquisendo sempre maggiore rilevanza la questione degli Uscocchi. Le scorrerie e le azioni piratesche perpetrate soprattutto a danno delle imbarcazioni battenti bandiera veneziana erano diventate un delicato argomento di discussione tra le due potenze e, rimasta a lungo irrisolta, la questione – come è ben noto alla storiografia – nel secondo decennio del secolo successivo avrebbe condotto ad un conflitto aperto tra i due confinanti. Un altro problema con il quale l’ambasciatore imperiale dovette costantemente confrontarsi fu rappresentato dall’incertezza della linea confinaria che correva tra le terre soggette agli Asburgo ed il Friuli veneto e che era fonte di continue tensioni. Pur volendo risolvere tale controversia, fu proprio il d. T. a sconsigliare in maniera decisa di accettare la proposta veneziana di uno scambio di territori per eliminare le numerose “enclaves” che costituivano la principale causa dell’instabilità nella zona a ridosso della linea confinaria, poiché in tale maniera gli Asburgo avrebbero non soltanto perso più di settanta villaggi e giurisdizioni, ma anche la fortezza di Gradisca, fondamentale da un punto di vista strategico. Infine, un ulteriore complesso problema di cui il d. T. dovette occuparsi in virtù del suo importante incarico veneziano fu costituito dal contenzioso veneto-imperiale per il controllo dell’elezione del patriarca aquileiese. Dopo l’acquisizione del Goriziano da parte degli Asburgo, avvenuta in seguito all’estinzione della dinastia comitale goriziana nell’anno 1500, divenne evidente quanto fosse inopportuno che la diocesi di Aquileia comprendesse al suo interno territori soggetti a due distinte potenze. Il fatto poi che il patriarca dimorasse stabilmente nella città di Udine, nel Friuli veneto, e che venisse tratto con regolarità dal patriziato veneziano ebbe il solo effetto di alimentare ulteriormente la conflittualità tra i due confinanti. Mentre nel luglio del 1566 si trovava a Padova per partecipare ad una riunione di giureconsulti costituita per risolvere le controversie sorte tra Casale e Guglielmo Gonzaga duca di Mantova, il d. T. si ammalò gravemente. Trasferito a Venezia, l’11 agosto 1566 si spense ad appena quarantasette anni d’età. Trovò sepoltura nella chiesa goriziana di S. Francesco. L’orazione funebre, pronunciata da Bernardino Regazzola detto Feliciano, venne data alle stampe a Venezia l’anno seguente con il titolo di Oratio habita in funere ill. viri Francisci Turriani, caesarei apud Venetos oratoris. Durante l’espletamento delle sue funzioni il d. T. aveva avuto modo di stendere numerose relazioni per la corte imperiale. Di notevole interesse resta tuttavia anche la corrispondenza che intrattenne con diverse personalità di spicco del mondo politico e diplomatico: attraverso di essa possono essere seguiti gli avvenimenti storici più rilevanti dell’epoca.

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Bibliografia

Materiale archivistico particolarmente significativo per la ricostruzione dell’attività politica e diplomatica di F.d. T. si trova oggi conservato nel fondo dell’Archivio della Torre e Tasso, ASTs in particolare 64.1-67.3 che contengono documentazione piuttosto varia, tra le quali numerose relazioni diplomatiche redatte dal d. T. per le autorità centrali asburgiche ed un consistente epistolario.

CAPODAGLI, Udine illustrata, 233-234; G. BENZONI, Della Torre, Francesco, in DBI, 37 (1989), 541-545; MORELLI, Istoria, I, 91-94, 106-107, 170, 174-175, 187-188, 249 n., 250-252, 257 n., 270-271, 295 n.; II, 9-10, III, 49, 295-296, 361-363; VALENTINELLI, Bibliografia, 249, no1833, 351, no2602; P. ANTONINI, Del Friuli ed in particolare dei trattati da cui ebbe origine la dualità politica in questa regione. Note storiche, Venezia, Naratovich, 1873, 242-243, 246; R. PICHLER, Il castello di Duino: memorie, Trento, Seiser, 1882, 324-337; C. VON CZÖRNIG, Gorizia. «La Nizza austriaca», Gorizia, Cassa di risparmio di Gorizia, 1987[trad. it. a cura di E. POCAR delle opere Das Land Görz und Gradisca (mit Einschluss von Aquileia), Wien, Braumüller, 1873 e Görz als klimatischer Kurort, Wien, Braumüller, 1874], 605.

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