VALVASENSE LAZZARO GIROLAMO

VALVASENSE LAZZARO GIROLAMO (1585 - 1661)

ecclesiastico, organista, compositore

Immagine del soggetto

Frontespizio dei "Concerti Ecclesiastici..." di Lazzaro Girolamo Valvasense, Venezia 1627.

Figlio di Giovanni Battista «cognominato Valvason» ebreo fattosi cristiano, L.G. V. (anche: Valvasensi, Valvasensis) nacque a Valvasone ove venne battezzato il 20 giugno 1585. Fu attivo nel paese natale come organista dei signori Valvasone e della chiesa parrocchiale del Corpo di Cristo (allo strumento costruito nel 1533 da Vincenzo Colombo ed ancor oggi funzionante) ed anche in altri centri del Friuli. Se nulla si sa circa la sua formazione musicale – forse avvenuta alla scuola dei maestri che si avvicendarono nella parrocchiale (tra gli altri, fra Andrea da Venezia, Costantin Venereo, pre Cristoforo Arrigoni), dove, almeno stando ai libri che si compravano, non mancarono di risuonare le musiche polifoniche di Palestrina, L. Viadana, C. Porta, Ph. de Monte, A. Gabrieli ecc. – certo è che nel 1606-07 iniziò la sua carriera proprio in Valvasone come secondo organista; fu poi attivo allo strumento del duomo di Gemona dal 19 giugno 1608 al 4 maggio 1609; di nuovo a Valvasone dal 1613 almeno. Il 3 marzo 1617 venne eletto maestro di cappella del duomo di Sacile, ma si dimise il 28 febbraio 1619. Rientrato in Valvasone non si fermò a lungo dal momento che nel maggio del 1622 era già organista della chiesa di Marano Lagunare. Nuovamente a Valvasone (1623), passò, forse già dal 1624, a Tolmezzo in qualità di maestro di cappella e organista del duomo, e da lì, nell’ottobre del 1626, a Tricesimo come organista della chiesa maggiore. ... leggi Alla fine del 1628 rientrò in patria, questa volta pare definitivamente, mantenendovi la carica di organista del duomo e dei signori di Valvasone fino alla morte sopraggiunta il 26 giugno 1661. Tra il 1622 e il 1626 era divenuto “accademico occulto detto il stravagante”, nel 1631 aveva rinunciato ad una mansioneria con probabile incarico di vice maestro di cappella presso la chiesa di S. Andrea in Portogruaro (allora sede del vescovo di Concordia), prima del 1647 era stato nominato canonico penitenziere di Caorle e in data imprecisata protonotario apostolico. Delle almeno 16 opere da lui date alle stampe soltanto nove ci sono giunte e non sempre complete: Il primo libro de concerti ecclesiastici a una, due, & tre voci, con una messa, & litanie della B. V. a quattro […], Venezia, stampa del Gardano, 1617; Brevi concerti ecclesiastici alla romana commodi per cantarsi nel clavicembalo, chitarone, over organo con una voce sola accuta o grave a compiacenza delli cantanti […], opera 3, Venezia, B. Magni, 1620 (in conclusione contiene una interessante «Apologia dell’Auttore in favore de’ moderni Compositori»); Lettanie della B. V. che si cantano nella S. Casa di Loreto, composte a cinque voci […], con un motetto nell’ultimo concertato, accomodato per sonar nell’organo […], opera quarta, Venezia, stampa del Gardano, appresso B. Magni, 1622; Compieta concertata a quatro voci pari con basso corrente […], opera quinta, Venezia, B. Magni, 1626; Concerti Ecclesiastici a una et due voci. Con alcune symphoniae da sonarsi con diversi stromenti, et il Basso corrente per l’organo. Di d. Lazaro Valvasensi Organista nella chiesa maggiore di Tricesimo […], Opera sesta […], Venetia, Gardano, 1627; Secondo giardino d’amorosi fiori, cioé arie a voce sola accomodate per cantarsi nel clavicembalo, tiorba, chitarone […], opera ottava, Venezia, B. Magni, 1634; Messe concertate a doi, tre & quatro voci, con il basso corrente per l’organo & un motetto in festivitate ecclesie a 4. Di Lazaro Valvasensi organista di Valvasone, & academico occulto detto il stravagante […], opera decima, Venezia, B. Magni, 1636; Salmi concertati a due voci […], opera decima sesta, Venezia, B. Magni, 1640; [Terzo giardino Di Lazaro Valvasensi a 1.2.] (s.n.t.). Si tratta soprattutto di musica sacra scritta in stile concertato, adatta e in qualche caso dedicata alle comunità presso le quali il V. si trovò a lavorare. Particolarmente nell’op. 3ae 6a, al di là del titolo che richiama i Concerti ecclesiastici del Viadana, si avverte l’influenza dei modi del Monteverdi della “seconda pratica” e si può trovare qualche buona pagina per l’impiego di un’armonia modulante e di virtuosismi melodici. La produzione profana appare inseribile, senza particolari spunti d’interesse generale, nella vasta produzione di composizioni monodiche accompagnate del primo Seicento. Interessanti sono comunque nell’op. 8, l’unica ad oggi completa, tre cantate, due sono pezzi a invenzione continua e recano (come un altro brano nel volume) l’indicazione agogica, la terza, Margarita, ben che m’aleti, è una cantata strofica. Merita segnalazione, in sede etnomusicologica, la canzonetta a due voci Gioldin, gioldin che chiude questo libro: essa ci tramanda una quartina popolare in lingua friulana che Valvasensi dice di aver sentito cantare da due contadine del luogo. Molte delle composizioni presenti in queste opere sono indirizzate a vari membri delle più ragguardevoli famiglie del Friuli (ai Valvason, naturalmente, in primis, ma anche ai Manin, Toppo, Valentinis, Florio, Deciani, Bissone), a letterati come Brunellesco Brunelleschi e Eusebio Stella, a ecclesiastici-musicisti come fra Stefano Barbolano organista, pre Cosmo Rossittis pievano di San Martino e organista di Maniago, Giovan Domenico Pino mansionario di Aquileia, O. Bartolini maestro di cappella a Udine, e testimoniano come prete L. abbia intrattenuto assidui rapporti con gli ambienti colti e signorili dell’epoca.

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Bibliografia

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