WALLAND GIUSEPPE

WALLAND GIUSEPPE (1763 - 1834)

arcivescovo

Immagine del soggetto

L'arcivescovo Giuseppe Walland, olio su tela di Giuseppe Tominz, 1820 ca. (Gorizia, duomo).

Nacque il 28 gennaio 1763, a Nova Vas, presso Radovljica (allora in Austria, oggi in Slovenia), da una famiglia di contadini. Studiò presso il Seminario di Graz e fu consacrato sacerdote il 15 novembre 1789. Dopo vari incarichi di insegnamento, divenne funzionario “governiale” prima a Trieste e poi a Lubiana. Fu nominato vescovo di Gorizia dall’imperatore Francesco I con decreto dell’8 marzo 1818, e confermato da Pio VII il 2 ottobre successivo. Il 22 novembre 1818 fu consacrato vescovo a Lubiana; il 10 gennaio 1819 fece il suo ingresso a Gorizia e tenne un’omelia in cui espresse la sua devozione incondizionata all’imperatore e al papa, ma in cui era evidente il carattere, assunto dalla Chiesa cattolica nell’Impero d’Austria della restaurazione, marcatamente funzionale al mantenimento dell’ordine dello Stato. Nello stesso giorno emanò anche la sua prima lettera pastorale, rivolta al clero, nella quale esortò i suoi sacerdoti soprattutto all’ordine nelle funzioni del loro ufficio ed all’uniformità nel compiere i servizi divini, raccomandata dai decreti dei Concili e stabilita dalle disposizioni dei religiosissimi imperatori. Al vescovo W., per sua stessa ammissione, stava massimamente a cuore ubbidire ai suoi superiori, sia ecclesiastici che civili. Per questo, quando andò a Lubiana, nel 1821, in occasione del congresso dei rappresentanti delle maggiori potenze europee, per rendere omaggio all’imperatore Francesco I, lo supplicò oralmente che gli fosse permesso di inviare la “relatio ad limina” al papa. L’imperatore glielo concesse, ma a condizione che sottoponesse prima la relazione al suo esame. Quando il vescovo nel 1823 inviò la relazione all’imperatore e ripeté in forma scritta la preghiera che aveva già rivolto due anni prima oralmente, ottenne l’autorizzazione di consegnare la sua “relatio” al pontefice, ma anche l’ordine di non effettuare la visita “ad limina” personalmente. ... leggi Il vescovo si adeguò agli ordini dell’imperatore e il 16 aprile 1823 mandò la sua relazione al papa, in cui dichiarò che il popolo generalmente era docile, bene istruito nella religione romano-cattolica, tranquillo ed abbastanza religioso. Unico neo era l’eccessiva passione per i balli, considerati dal vescovo una minaccia per l’onestà e l’integrità dei costumi. Per questo egli si impegnava con tutte le sue forze a diminuire il numero dei balli tra il popolo, invocando anche l’aiuto del braccio secolare. Ma ciò che più lo affliggeva era la «nefanda et sacrilega libido» di certi vagabondi di depredare le chiese, nata durante il periodo delle guerre napoleoniche e non ancora del tutto estirpata, per cui le suppellettili sacre non potevano essere conservate di notte nelle chiese. Nella relazione “ad limina” del 1826, invece, W. espresse la sua soddisfazione per la straordinaria pietà dimostrata da tutto il popolo per il giubileo universale, che egli aveva indetto nella sua diocesi con l’epistola pastorale dell’11 aprile 1826, emanata in esecuzione della bolla del papa Leone XII, Exultabit spiritus noster, del 25 dicembre 1825. Durante l’episcopato di W. si realizzarono la laboriosa nuova sistemazione delle circoscrizioni delle diocesi del Litorale austriaco e della Dalmazia e l’erezione di una sede metropolitana a Gorizia. Il processo canonico per la nuova circoscrizione delle diocesi della costa adriatica austriaca fu affidato al vescovo di Gorizia, con decreto della Congregazione concistoriale del 14 giugno 1821, ma la regolazione delle diocesi fu stabilita appena il 30 giugno 1828, con la bolla di Leone XII Locum beati Petri, in base alla quale il Litorale austriaco fu diviso nelle diocesi di Gorizia, Trieste-Capodistria, Parenzo-Pola e Veglia. L’atto finale della “Diözesenregulierung” avvenne appena il 15 febbraio 1831, quando la bolla pontificia In supereminenti Apostolicae Dignitatis, emanata da Pio VIII il 27 luglio 1830, fu munita del “Placitum regium”: con essa la diocesi di Gorizia fu elevata al rango di arcidiocesi e sede metropolitica per le diocesi suffraganee di Trieste-Capodistria, Parenzo-Pola, Veglia e Lubiana. Tre anni dopo l’arcivescovo W. morì a Gorizia, l’11 maggio 1834.

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Bibliografia

Wien, Österreichisches Staatsarchiv, Allgemeines Verwaltungsarchiv, Alter Kultus, Ktn 127, Fasz. 182 Mart. 818, 8 marzo 1818; Ktn 118, Fasz. 23379-3207-October 829, Regulirung [sic] der Dalmatischen und Küstenlandischen Diöcesen [sic], copia della bolla pontificia Locum Beati Petri, del 30 giugno 1828; AAG, Walland I, 2 ottobre 1818; ASVat, S. Congr. Concilii Relationes, Relatio del 16 aprile 1823 171r e 171v e del 13 ottobre 1826 185v e 186r. I. SANTEUSANIO, La diocesi di Gorizia tra Vienna e Roma (1818-1883), in L’arcidiocesi di Gorizia dall’istituzione alla fine dell’impero asburgico (1751-1918), a cura di I. VETRIH, Udine/Gorizia, Forum, 2002, 188-204.

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