ZAFFONI GIOVANNI MARIA DETTO IL CALDERARI

ZAFFONI GIOVANNI MARIA DETTO IL CALDERARI (1495 - 0)

pittore

Immagine del soggetto

Nascita della Vergine, particolare degli affreschi di Giovanni Maria Zaffoni nella cappella Mantica del duomo di Pordenone, 1554-55.

Figlio di maestro Nicolò di Pordenone, deve il soprannome Calderari al mestiere che esercitava la sua famiglia. Nato intorno al 1495-1500 e morto entro il giugno del 1563 nella città lambita dal Noncello, lo Z. è certamente uno dei più fedeli seguaci del celebre Giovanni Antonio Sacchis detto il Pordenone; buon frescante e discreto pittore da cavalletto, ha lasciato numerose testimonianze della propria attività nel Friuli occidentale. Il suo profilo critico, abbastanza recente e non condiviso in maniera unanime dagli studiosi, deve inoltre essere considerato provvisorio poiché alcune opere, da poco restaurate, potrebbero essere aggiunte al suo corpus. Il modesto affresco con la Madonna con il Bambino tra i santi Floriano e Bartolomeo eseguito nel 1517 per la chiesetta di S. Maria a Villa Sile presso Pordenone, viene considerato da I. Furlan la prima opera dello Z. È invece di Girolamo del Zocco la predella con la Pentecoste, ora in collezione privata e già attribuita al Calderari, realizzata per la pala della Madonna della Misericordia del Pordenone (1515-16) del duomo della città, ed eseguita in un secondo tempo forse per dare maggiore slancio all’imponente tela, collocata sul primitivo e basso altare di legno. Espunte dal catalogo dell’artista e restituite al sacchiense anche le ben più articolate portelle lignee del battistero del duomo con Storie della vita del Battista e la rovinatissima pala con la Natività della chiesa parrocchiale di Pescincanna (ora in collezione privata), verosimilmente ultimata dallo Z. nel 1542, le opere certe del maestro si collocano tutte nel periodo della sua maturità. Tra le più importanti vanno annoverate la pala dell’Istituzione dell’Eucarestia (1547), ora nel Museo diocesano di Pordenone, cromaticamente e compositivamente ben risolta, con l’elegante figura di Cristo esaltata dalla disposizione degli apostoli e dal nitore delle architetture; il grande affresco con la Fuga in Egitto del duomo di Spilimbergo (1540); il ciclo di affreschi, che decora le pareti della chiesa della Santissima Trinità di Pordenone (1540-45), con esclusione delle cappelle laterali, raffigurante Storie del Vecchio testamento e Annunciazione, dove le numerose e non sempre felici citazioni pordenoniane sono compensate da una tavolozza ricca e piacevole; sempre nella stessa città gli affreschi con Storie della Vergine nella cappella Mantica del duomo (1554-55), densi di figure ma privi di vigore compositivo; infine l’imponente e complesso ciclo di affreschi con Storie del Nuovo testamento, caratterizzato da un linguaggio declinato in tono di “rinascimento minore” malgrado l’insistenza sui dettagli, che decora il presbiterio della chiesa di S. Rocco a Montereale Valcellina (1560-63), dov’è conservata anche l’incompiuta pala con l’Assunzione della Vergine (1563). In tutte le sue realizzazioni il pittore ripete senza slanci la lezione del Pordenone e del seguace di questi Pomponio Amalteo; tuttavia il suo linguaggio, più popolare, è a tratti fresco e arguto, vivace e anche sorprendente nella resa dei particolari. Tra le opere di recente attribuite all’artista si ricorda l’affresco esterno della lunetta dell’ingresso della chiesa di S. Francesco di Pordenone con la Sacra Famiglia e san Francesco, stilisticamente affine alle realizzazioni della maturità.

Bibliografia

DBF, 849; CAVALCASELLE, La pittura, 99-100, 145-146; JOPPI, Contributo quarto, 32, 85; V. QUERINI, Pomponio Amalteo nel 450° anniversario della nascita, «Il Noncello», 4 (1955), 53; I. FURLAN, La Natività di Pescincanna, «Il Noncello», 7 (1956), 39-58; BAMPO, Contributo quinto, 21-22; I. FURLAN, Il Calderari nel quarto centenario della morte, «Il Noncello», 21 (1963), 4-30; G.M. PILO, Risarcimento per Giovanni Antonio Pordenone, «Paragone», 289 (1974), 10-21; G. BERGAMINI, Il Pordenonismo in Friuli, in Il Pordenone. Catalogo della mostra a cura di C. FURLAN, Milano, Electa, 1984, 150, 168; C. FURLAN, «Per dar maggiore vaghezza et splendore alla chiesa». La decorazione pittorica dalla metà del Quattrocento alla fine del Cinquecento, in San Marco di Pordenone, a cura di P. GOI, Pordenone, GEAP, 1993, I, 259-263; P. CASADIO, Zaffoni, Giovanni Maria, detto Il Calderari, in La pittura in Italia. Il Cinquecento, a cura di G. BRIGANTI, Milano, Electa, 19973, 866-867; P. GOI, Antica Pieve di Montereale, Montereale Valcellina, Circolo culturale Menocchio, 2002, 14-18.

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