ANTONIOLI GUIDO

ANTONIOLI GUIDO (1857 - 1918)

giornalista

Immagine del soggetto

La testata del primo numero (1 marzo 1883) del settimanale «Florean dal Palazz», stampato nella tipografia udinese Jacob e Colmegna e diretto da Guido Antonioli.

Vissuto a Udine dal 1857 al 1918, lo si ricorda come gerente responsabile del settimanale «Florean dal Palazz» (uno dei personaggi di pietra che popolano l’udinese piazza Contarena), che esce dal primo marzo 1883 al 10 giugno 1886, con tirature dichiarate (o millantate) dalle 2.500 alle 5.000 copie (in un caso 10.000). Cambi di tipografia (Jacob e Colmegna ad alternarsi con Montalban) e di gerente sono indizi di una esperienza non tranquilla: con l’ultimo numero della prima annata Vincenzo Luccardi, che collabora al «Secolo» e all’«Adriatico», subentra ad A., indicato come Tutti gli articoli«venditore di giornali» (efficace il profilo offerto dalla «Patrie dal Friûl» nel 1946), e non si tratta di normale rotazione. Il 3 aprile del 1884 il «Florean» pubblica (o è costretto a pubblicare) la sentenza che condanna A. a un mese di carcere, a trecento lire di multa e alle spese processuali, per querela di Paolo Billia, diffamato da una corrispondenza da Codroipo. Per il settimanale è la svolta. Scompaiono (e verosimilmente precipitano) le tirature e il foglio perde mordente, pur tentando la risalita: con l’offerta di spazi pubblicitari, che restano nei fatti virtuali (magri gli inserti a pagamento), con il romanzo d’appendice, troncato alla quarta puntata. Laico e democratico, il «Florean» guarda all’Italia e commemora i suoi «martiri» (Oberdan a un anno dalla morte). Polemico a tutto campo, con i clericali e i moderati, con «La Patria del Friuli» e i suoi portavoce, Camillo Giussani  e Domenico Del Bianco, con il trasformismo di Depretis e dei suoi seguaci, il «Florean» si richiama al «popolo» e difende i «poveri». La tensione ideale, la militanza aspra, dopo la condanna di A., si allenta, ma l’interesse, a dispetto dell’asfissia del pettegolezzo e dell’anticlericalismo, non viene meno. ... leggi Dalla terza annata, in una modesta girandola plurilingue (il fascicolo del 26 agosto 1883 accoglie un tedeschismo acceso come «verfluchter», maledetto, per il quale si può postulare l’eco delle strade, la quotidianità urlata e impaziente, pur se «farfluchters italienis» è posto in bocca tedesca e riferito al cruciale 1866), il giornale concede spazio anche al dialetto udinese con la satira delle sartorelle e una serie di «romanz di Florean»: Un mario infedel e una muger de spirito (5 marzo 1885), El sacrifizio d’una dona (12 marzo 1885), El primo baso (19 marzo 1885). La satira delle sartorelle è topica (e non a caso evoca Zorutti), ma non generica. Facile bersaglio di un moralismo acre, le sartorelle, creature inquiete, si aprono (così almeno sembra) al nuovo linguistico, adottando, a proposito o a sproposito, il veneto: una civetteria forse, ma anche spia di un allargarsi della venetizzazione al di là delle barriere sociali note. Il dialetto udinese ha modo di filtrare come contrappunto burlesco in altre zone della scrittura – della stessa scrittura friulana –, ma l’interesse primario del «Florean» sta nel friulano, assunto con disinvolta varietà di toni e di registri, e basti a sostegno qualche titolo, nello stile del «reportage», del servizio di cronaca in presa diretta, della palese volontà di denuncia, accanto a escursioni urbane in prima battuta più innocenti: Florean pes Bancis [Florean per le banche] (5 aprile 1883), Florean in Ciase di Ricovero [Florean in casa di ricovero] (17 maggio 1883), Florean a predice [Florean alla predica] (26 agosto 1883), anche con orizzonti più larghi e non meno risentiti, come Florean a Tripoli (5 febbraio 1885). Con caustica intemperanza: «Voaltris o saves che jo no hai fiduzie te bance sott il Palazz. Al è par chest che mi soi mitut tal ciaf di fâ un zir pes Bancis che a felizitin i nestris bogns popui, e son dute tenerezze par chei puars diaui che han bisugne di un miar di francs; no impuarte nuje se dopo i ciamps e lis ciasis e sparissin. Ches e son robis che puedin tocià ai vis e, ciase plui, ciase manco, par un colp ’l arbul nol cole…» [Voi sapete che io non ho fiducia nella banca sotto il Palazzo. È per questo che mi sono messo in testa di fare un giro per le banche che favoriscono i nostri buoni popoli, e sono tutta tenerezza per quei poveri diavoli che hanno bisogno di un migliaio di franchi; non importa se dopo i campi e le case spariscono. Quelle sono cose che possono toccare ai vivi e, casa più, casa meno, per un colpo l’albero non cade…]. Merita un cenno infine l’azzardo narrativo, I misteris di Udin [I misteri di Udine], che scandiscono l’appendice per alcune puntate (1, 8, 15 e 29 novembre 1883) e poi si interrompono, a dispetto della promessa di un «continue» in calce: «Al jere d’unviar e une brute sere. Al neveave che dio la mandave e al tirave un ajar cussì fred che al penetrave propit te medole dai uess. Dutis lis stradis e jerin cuviartis di nev e no si vedeve fur nance un cian…» [Era d’inverno e una brutta sera. Nevicava che dio la mandava e tirava un vento così freddo che penetrava proprio nel midollo delle ossa. Tutte le strade erano coperte di neve e non si vedeva fuori nemmeno un cane…]. Tinte forti, marcate: insostenibili forse per un congegno ancora debole e precario come quello del primo settimanale friulano. Al «Florean dal Palazz» si rifanno, ma senza la fortuna del modello, «Il fi di Florean dal palazz», «Florean dal palazz numar doi», «Il gnuv Florean» e «Florean ilustrât».

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Bibliografia

«Florean dal palazz», I, 1 (1° marzo 1883) - IV, 17 (10 giugno 1886).

DBF, 30-31; [G. B. CORGNALI ], Florean dal palaz e i prins sfueis furlans, «La Patria del Friuli», 14 d’avrîl 1946, 3; [G. B.] C[ORGNALI ], Un po’ di bibliografia. «Florean» e «Venturin», «Avanti cul brun! Lunari di Titute Lalele pal 1948», Udine, Avanti cul brun!… Editôr, 1947, 88-89; PELLEGRINI, La cultura, 1049-1050; ID., Il veneto a Udine: spunti tra Sei e Ottocento, in La città e le sue lingue. Repertori linguistici urbani, a cura di N. DE BLASI - C. MARCATO, Napoli, Liguori, 2006, 117-120, 133-140.

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