CAPPELLO PIERLUIGI (1967-2017)

CAPPELLO PIERLUIGI (1967-2017)

poeta

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Il poeta Pierluigi Cappello

Nato a Gemona del Friuli l’8 agosto 1967, primogenito di Antonio, ferroviere, e di Bruna Maieron, casalinga, trascorse gli anni dall’infanzia all’adolescenza a Chiusaforte. Al paese e alla sua gente rimase sempre profondamente legato, e sono loro dedicate molte liriche evocative, tra le sue più intense. «Pierluigi Cappello era una specie di incarnazione del Friuli: la sua terra ha materiato ogni fibra della sua personalità umana e poetica, sia che la esprimesse nella poesia in friulano, sia che la mediasse con la lingua italiana. Pochi autori ho conosciuto che avessero una impronta così viva dei luoghi in cui erano cresciuti nella loro evoluzione: credo dipenda dal fatto che Pierluigi aveva scoperto questo suo universo nel momento del grande trauma del terremoto del ’76: una circostanza che ha funto da moltiplicatore per l’intensità dell’affetto con cui il poeta si è legato ai suoi luoghi» (Fo 2021). Il terremoto che distrusse la sua casa segnò per il fanciullo di neppure nove anni il definitivo venir meno di un mondo e di una cultura da tempo minati dal boom economico. «Ai bambini che hanno riunito la forza della loro immaginazione per contenere il terrore del terremoto durante quella sera del ’76 si è aperta dentro una faglia di precarietà, e credo che la mia ossessione per la scrittura muova dal buio di quella faglia e dal tentativo, patetico quanto ostinato, di riavvicinarne i lembi» (Cappello 2013 p. 53s). «Rispristinare un ordine perduto è stato, a ben riflettere, anche il senso della scrittura di Cappello» (Affinati 2018 p. 89). La sua poesia più matura è tutta permeata dal senso di appartenenza (Cappello: «resto un uomo di montagna, / aperto alle ferite» – Lettera per una nascita) e dal desiderio di un impossibile ritorno al “mondo di prima” e di un ricongiungimento ai suoi familiari e compaesani morti. ... leggi Esperienze diverse, congiunture felici lo iniziarono in quegli anni alla passione per la lettura e da essa per la scrittura: l’ascolto, dalla voce di un’insegnante di lettere, della Chanson de Roland e il dono da parte della stessa di Addio alle armi di Hemingway, e la lezione di un’insegnante di matematica sull’esattezza delle parole. Maturarono, quelle letture e quella lezione, nel suo amore per la lettura, nella scoperta di una letteratura specchio della vita e nella convinzione che la lingua della poesia è altra cosa rispetto a quella della scienza: le parole di questa sono non più che “termini”, mentre la precisione della parola poetica è quella «che dà forma tangibile all’indeterminatezza dei sentimenti» (Cappello 2013 p. 80s), parola veritativa e rivelatrice di una realtà ulteriore. La cifra poetica di Cappello fu quella del dire come espressione: non mera comunicazione, né frutto di “ispirazione”, ma un dire proprio, saggiato e perfezionato attraverso il confronto con la grande tradizione letteraria e l’elezione di un canone personale. Un altro episodio scolastico determinante nella sua formazione fu il premio ricevuto per un componimento sull’esperienza della profuganza a Lignano nei mesi successivi al nuovo sisma del 15 settembre e del ritorno a Chiusaforte nei prefabbricati del campo Ceclis. Si trattava di un volume illustrato sugli aerei che accese in lui la grande passione per il volo che lo spinse, terminate le medie, a iscriversi al corso di aeronautica dell’Istituto Tecnico Malignani di Udine. «Volare per lui, diventare pilota, era un traguardo pratico, fatto di conoscenza tecnica degli aerei, motori e modelli … ma era anche un sogno ampio, pieno di cielo e di metafora, senza retorica» (Archibugi p.10). Ma l’11 settembre 1983, appena sedicenne, Pierluigi, studente brillante, promessa dell’atletica come centometrista, subì l’incidente motociclistico che lo lasciò permanentemente invalido, condizione cui seppe reagire con la «consapevolezza che ognuno di noi porta in sé un limite che è anche una soglia. Delle colonne d’Ercole che rappresentano l’invito ad essere superate» (Cappello 2013 p.166). Ricoverato presso un istituto di riabilitazione, ne uscì quasi diciottenne nel marzo del 1985: «un tempo che ha cancellato ogni continuità con le premesse della sua esistenza per consegnarlo a un diverso progetto di vita che comporta dure limitazioni e ferrei vincoli». (Villalta 2018 p. 63). «Ciò che è rimasto in piedi e che ha rappresentato la linea continua tra la vita di prima e la vita di dopo, è stata la letteratura. Anzi, la passione si è liberata dal peso delle regole del branco. Ridotta a una vita clandestina durante gli anni di collegio e di studio, ora bruciava più che mai» (Cappello 2013 p. 169). Fu dunque il tempo della degenza anche quello della scoperta, attraverso la lettura, di «una vocazione letteraria già presente e che ora viene alla luce senza più condizionamenti sociali» (Reitani). Tutto ciò Cappello rievocò – dopo lunga elaborazione, quasi trent’anni – nell’autobiografico Questa libertà, splendido testo in prosa non meno preziosa della sua pienamente matura poesia. Il titolo dell’opera è dichiarazione della trasformazione del proprio stato, attraverso la letteratura, in una superiore forma di libertà: il «letto come tappeto volante». Compì gli studi superiori passando al liceo scientifico Paschini di Tolmezzo e le magistrali di Udine per poi iscriversi alla Facoltà di Magistero, corso di materie letterarie, presso l’Università di Trieste, rinunciando però alla laurea per dedicarsi esclusivamente alla poesia. Suo esordio da verseggiatore fu, nel 1989, la raccolta Ecce homo, che presto ripudiò e non volle figurasse nella sua bibliografia; liriche malcerte, nelle quali già ricorrono i temi a lui più cari: la poesia stessa (molta della sua scrittura ha carattere di metapoesia), Chiusaforte, la propria condizione; presente un unico testo in friulano, il Dì dai muarz, anch’esso anticipatore. Nei successivi cinque anni Cappello si impose un severo tirocinio: «Per scrivere poesie ho dovuto dedicarmi a un profondo studio della metrica italiana. Per me che venivo da una scuola tecnica, ha assunto quasi le dimensioni di un’iniziazione. È stato uno studio feroce. Da una parte avevo il libro di Dante i cui versi erano divisi sillaba per sillaba, dall’altro il manuale di metrica per verificare se facevo pasticci o no. È fondamentale che ci sia l’aspetto concreto in qualsiasi fatto che riguarda il nostro spirito perché ci riconduce alla sostanza delle cose» (Cappello in D’Agostini p. 61). Nel 1994 pubblicò Le nebbie, silloge che Pierluigi non rinnegò ma non accolse nell’antologia della sua produzione “autorizzata”. «Le nebbie merita tuttavia di fare da apripista, di inaugurare un tempo che nei suoi frastagli non ha continuato che a incidere lo stesso solco, ad accudire lo stesso miele, a suggere lo stesso fiele … nei sonetti di quel libro c’è già tutto un mondo… ci sono, incatenati in “armonia” di metri e rime gli elementi primi di un mondo di poesia e… l’accompagnamento di una letterarietà sapiente e acerba insieme, puntuale e nondimeno abilmente sovrapposta, precisa eppure minuziosamente artificiosa» (Tesio 2006 p.11). Le nebbie sono il frutto del lungo, esigente, strenuo apprendistato degli strumenti tecnici del poiein: forme, metri, ritmi, tropi la cui perfetta padronanza si trasmuta in naturalezza, anzi natura, e in progressiva semplicità. Di qui la scelta iniziale di forme chiuse – quartine, sonetti, rime – che, proprio in quanto costrittive, diventano di fatto elementi di creatività. «Il linguaggio di Pierluigi Cappello si caratterizza decisamente come linguaggio “poetico” nel senso che comporta un alto tasso di artificio linguistico, e attraverso le molte figure retoriche viene istituito un fitto intreccio di rapporti fonici tra le parole» (Tore Barbina 1994 p. 8). «La prima modalità del fare poesia di Pierluigi Cappello ha … un carattere musicale; egli non abbandonerà mai questa attitudine, né la riflessione su di essa, ma in un secondo momento la riassorbirà dentro un orizzonte esistenziale più ampio e più complesso» (Villalta 2018 p. 66). Tale iniziazione fu oggetto del saggio del 1998 La mela di Newton, programma di una poetica che poi andò chiarendosi e semplificandosi, diversamente ma non meno esigente, affinata dal confronto con quella di autori esemplari (Caproni soprattutto) e sempre più personale. Magistrali le riflessioni sull’uso del sonetto e delle forme chiuse in genere. Nello stesso anno e presso lo stesso editore pubblicò La misura dell’erba, sedici poesie che tra lirica e metapoesia mostrano i frutti ormai maturi di una ricerca formale che evolve dall’estremo virtuosismo a un «più disinvolto uso di forme metriche, assai accosto al verso libero» (Tapparo 1998 p. XIV). «Si tratta di una poesia che accompagna al grande nitore espressivo … una forza di coesione semantica e una concentrata ricchezza di suoni che non è possibile ignorare. Infatti sarà subito notata e apprezzata» (Villalta 2018 p. 67). Della «forma quasi perfetta dei suoi componimenti» fu persuaso Amedeo Giacomini, che accolse nella rivista Diverse lingue alcune delle poesie in friulano poi edite in una plaquette dal titolo – immediata citazione di Pasolini – Il me Donzel, silloge per la quale Cappello ricevette i premi San Vito e Lanciano-Mario Sansone. Vi comparivano quindici dei ventisei sonetti minori (in versi settenari) che andarono a costituire la prima sezione della silloge Amôrs (1999). La figura del Donzel di cui Cappello si fa specchio ha un carattere introspettivo-narcisistico, autotelico, che viene superato negli Amôrs, tredici poesie in verso libero e schemi diversi nelle quali compare, in funzione di apertura dialogica, la figura della Domine, «creatura femminile, sorta di divinità fertile, di figura della movimentazione del mondo … Così si realizza per altra via la fuoruscita dal cerchio dell’incantagione aurorale … la rottura della regressione narcissica del donzel, grazie allo scatto amoroso, al dono che si muove “verso” e viene da un “tu” … fino ad approdare all’invocazione libare tu, Domine mê, la mê libertât…» (Piccini p. 7). Amôrs segnò un momento importante nell’evoluzione della poetica di Cappello dal lirismo al confronto con la realtà oggettiva. Quanto alle forme adottate, «nessuno, che io sappia, prima di me aveva scritto dei sonetti minori in friulano, o ripreso, come ho fatto io, l’uso fonetico timbrico dai poeti delle origini romanze, con inserti dalla tradizione francese quattro-cinquecentesca. Non riconosco ascendenza, neppure quella pasoliniana, cui si potrebbe pensare. Diversa dalla mia fu l’esperienza di Pasolini: il suo donzel era un ragazzo reale; il mio è figura di carta, poiché a quella realtà non si può più attingere, è diventata altro. Ma certo riconosco il debito verso Pasolini, e verso coloro che hanno aperto per la poesia friulana una stagione di libertà: Giacomini e Bartolini, soprattutto» (Cappello, in Turello 2004). Quanto al dialetto, «conta il fatto di essere nato a Chiusaforte in cui vive linguisticamente una variante contadina di slavo e carnico … uso una variante centrale della koiné, muovendola, screziandola con apporti diversi, eterogenei. Sì, nel mio fare c’è molta consapevolezza della eccentricità del dialetto. Per me è una lingua del sogno, del non-luogo, magia evocativa… È un friulano parlato che interiorizzo, ecco, un parlato interiore… Per sganciarmi dalla realtà, per entrate nella dizione del sogno. Pasolini è un maestro in questo senso» (Cappello in Torrecchia p. 541). A giudizio di Maurizio Casagrande «non sembra legittimo ridurre Cappello né a un tardo epigono di Pasolini né a un poeta da etichettare sbrigativamente come neodialettale o postdialettale. Sembra piuttosto un innovatore tanto in dialetto quanto in lingua». La terza sezione di Amôrs comprende sei Variazions, traduzioni da Caproni. «Il mio modello è soprattutto Giorgio Caproni. Sono approdato come lui a un’idea di “trasparenza” della poesia: la poesia è un gesto che diventa natura dopo essere stato storia; è il gesto affinato del samurai» (Cappello in Turello 2004). Il premio San Vito introdusse Cappello in una cerchia di amicizie, rete di condivisione e di confronto critico tra diverse poetiche. Nel 1999, assieme a Ivan Crico, ideò e inizialmente diresse La barca di Babele, una collana edita dal Circolo Culturale di Meduno che accolse poeti dell’area friulana, veneta e triestina. Nella stessa collana, dopo di lui diretta da Amedeo Giacomini, nel 2002 pubblicò Dentro Gerico. I versi di Wyslawa Szymborska in epigrafe (Morire quanto è necessario, senza eccedere / Ricrescere quanto occorre da ciò che si è salvato) sono un chiaro riferimento alla sua condizione, e «ciascuna delle tre sezioni in cui è suddivisa la raccolta si apre e si chiude su testi che rappresentano altrettanti snodi di un travagliato percorso esistenziale» (De Simone 2002 p. 53). La città biblica, ad un tempo rifugio e recinto, ripara dall’assedio del male ma al tempo stesso preclude le infinite possibilità oltre le mura. «In questa sua bipolarità, la città murata è naturalmente trasfigurazione della condizione esistenziale del poeta. Ma forse, in prospettiva, si fa simbolo anche della condizione sociale di un Occidente che, reso claustrofobico dai suoi stessi traffici e dalle reti (e mura) di sovrastrutture edificate a difenderli, guarda all’assedio dei “barbari”, di questa gente rozza ma più vicina all’immediata vita delle cose, in una prospettiva quasi kavafiana, di catastrofe terapeutica» (Fo 2018 p. 24s). «Nella poesia di Cappello l’io poetico è l’io di un esiliato dal mondo, uno che in quel mondo non si riconosce, ma cui resta tuttavia l’appetito e la volontà di attraversarlo, di comprenderlo» (Tesio 2006 p.13). Tra i temi più significativi della raccolta compaiono sia quello, poi sempre più presente e accentuato, della resistenza («qui resistere significa esistere» – La retroguardia), sia una apertura alla trascendenza nelle accorate invocazioni/preghiere di Isola e D’inverno: una «spiritualità di lirico colto». (Sgorlon). Del 2004 è Dittico, silloge bilingue che comprende venti poesie, dieci in friulano e dieci in italiano, intitolate rispettivamente Inniò e Ritornare, a indicare il desiderio, l’«imperdonabile speranza» (Tesio p. 14) di un chimerico altrove e un rimpatrio che approda a un faticosamente conquistato, poetico ed esistenziale “assetto di volo”: questo il titolo – poi esteso al corpus decennale della sua produzione – della poesia conclusiva che di fatto segna «l’inizio di quella sommessa, alta epica del quotidiano che sarà la cifra più notevole di Pierluigi Cappello nelle successive e meglio note opere» (Villalta 2018 p. 80). Dittico ricevette il Premio Montale; fu occasione per Cappello di puntualizzare a proposito della sua produzione in friulano: «Neppure io potevo più scrivere come i poeti dialettali degli anni Settanta e mi sono inventato, attingendo a Pasolini e agli stilnovisti, le figure del donzel e della domine in funzione di filtro, di uditori consentiti alla mia poesia. E la mia lingua friulana è la lingua della terra che non c’è, o meglio, lingua che è terra essa stessa: all’interno di questo cerchio posso muovermi con la massima libertà e scrivere, ad esempio, Rondò che foneticamente è tessuto di richiami provenzali. Mi sono posto davanti al friulano come i poeti del ’200 si ponevano davanti ai volgari … Fino ad oggi le due forme [italiana e friulana] sono rimaste separate, ora s’intrecciano in modo singolare. Inniò, che dà il titolo alla sezione friulana, è un avverbio che significa “in nessun luogo”; io lo uso come sostantivo: equivalente a utopia, a chimera, a luogo del sogno. Ad esso è demandata l’espressione onirica, interiore, più personale dell’autore. La sezione italiana apre invece alla realtà, alla contemporaneità … è il rovesciamento delle tradizionali funzioni attribuite al dialetto e alla lingua». (Cappello in Turello 2004). Nel 2006 l’editore Crocetti raccolse quasi tutti i versi di Cappello sotto il titolo di Assetto di volo, ormai metafora di un percorso poetico giunto a perfezione, e ne sostenne il lancio dedicando al poeta una copertina della prestigiosa rivista «Poesia». Il libro vinse il Premio Nazionale Letterario Pisa, il Premio Bagutta 2007 sezione Opera Prima, il Superpremio San Pellegrino 2007, il Premio Speciale della Giuria “Lagoverde 2010”. Nel 2008 Cappello pubblicò Il dio del mare, raccolta di sei prose: oltre a Non un milligrammo di meno, breve rivendicazione del carattere resistenziale della propria poesia nei confronti di ogni genere di volgarità: guerra, violenza, umiliazione, ostentazione («Essere volgari è seducente. Per conto mio, mi ingegno di resistere, per lo più leggo e qualche volta scrivo. Scrivere versi è preparare con ostinazione e con cura il proprio fallimento, portarne tutto il peso, non un milligrammo di meno» (p. 5); La mela di Newton; Quattro cavalieri, straordinaria esegesi del canto XXVIII dell’Inferno in parallelo con gli orrori di Auschwitz; Alla mamma il capo dei banditi, in memoria del partigiano Ettore (Gino Lizzero), In una scheggia il mondo, sintesi delle sue riflessioni sulla poesia, e il Bosco di Coutron, magistrale analisi metrica della poesia di Ungaretti Soldati, più volte proposta da Cappello nelle lezioni che tenne presso l’Università di Udine e in diverse scuole del Friuli, di ogni grado. È del 2009 la pubblicazione di Voci nella mia voce, felicissimo frutto della conversazione sulla poesia epica e lirica con le classi quinte della scuola primaria di Tarcento. Una citazione almeno: alla domanda dei bambini: «Serve studiare? Serve leggere?» risponde: «La funzione della cultura, del leggere, è quella di acquisire una grande semplicità, una grande chiarezza di vista. A voi sembra che più libri si leggono, più le cose si facciano difficili. Non è vero. Più libri si leggono e più le cose dovrebbero essere viste in maniera chiara, elementare» (p.25). Da Assetto di volo rimasero escluse Le nebbie, quindici poesie di La misura dell’erba, sei di Amôrs e le traduzioni da Caproni; vi figuravano invece tre poesie inedite: Mandate a dire all’imperatore, La luce toccata e I vostri nomi. La prima diede il titolo alla successiva raccolta, pubblicata da Crocetti nel 2010, che valse a Cappello il premio Viareggio. La lirica introduttiva, rovesciando un famoso apologo kafkiano, enuncia un’idea resistenziale della poesia che nella prima sezione, I vostri nomi, Cappello traduce in un epos degli umili, a cominciare da suo padre e dalla gente di Chiusaforte: ombre, nomi, voci, neve. Testi di profonda commozione; raggiunto l’assetto formale del suo volo, il poeta si concede di trattare di sentimenti, affetti, intimità senza timori di sentimentalismo. «Il monito di questa poesia … riguarda il logoramento, lo svuotamento delle parole, e con esso anche la perdita di senso delle nostre esistenze … sono persuaso che noi dobbiamo, anzi siamo tenuti, chi scrive soprattutto e chi scrive poesia in particolare, a dare delle risposte ai nostri morti … Ma dobbiamo delle risposte anche a coloro che verranno … e in più dobbiamo anche delle risposte, in chiave sincronica, a coloro che vivono con noi l’epoca che stiamo vivendo. Per cui, ecco, il cardine di tutto quanto è, proprio nel suo significato etimologico, il concetto di responsabilità che porta con sé la parola. E questo concetto si pone in maniera gratuita, disarmata, in opposizione invece all’irresponsabilità con la quale le parole vengono usate spesso (ne abbiamo esempio quotidiani, soprattutto dalla televisione). Quindi, quando ci sono in molte mie poesie queste figure, queste ombre, che premono, in realtà non sono ombre, sono presenti, affiorano alla luce nello stesso momento in cui vengono pronunciati quei nomi: perché portano con sé una storia, perché a quei nomi, a quelle azioni, noi dobbiamo delle risposte, agendo e interagendo in maniera specifica con ognuno di loro» (Cappello in Zadra e Zobele). L’impegno di responsabilità fu da Cappello esteso anche al rapporto con la tradizione letteraria: «La cura con cui si scrive si irradia anche sul passato» (Cappello in Turello 2010). Seguono i due gruppi di Dedica a chi sa, di riservato carattere amoroso, e Restare, che si apre con la poesia Poiein, di cui va citata almeno l’invocazione Rimetta a noi i nostri cieli la parola aggiustata. Chiude e sigilla la raccolta La via della sete, un’allegoria con molti tratti di oscurità, dantesca visione di catabasi ed ascesa, dalla versificazione insolita, ma strettamente connessa alle liriche dedicate ai suoi morti (anche qui centrale è la figura del padre). Nello stesso anno Cappello ragionò della propria poetica resistenziale e memoriale in dialogo con il fotografo Danilo De Marco (Trimant il vivi). Nel 2011 pubblicò Rondeau, che raccoglie sue traduzioni in friulano da Shakespeare, Rimbaud, Aleixandre, Kavanagh, Caproni, Montemayor, lette da lui stesso nel CD allegato. Nel 2012 curò per Rizzoli la propria antologia Azzurro elementare. Poesie 1992-2010. Completato Assetto di volo con Mandate a dire all’imperatore, diede forma a un canzoniere unitario e compatto eliminando le cesure tra le varie raccolte. Così come non licenziava un singolo verso che non avesse una sua intrinseca necessità (che non fosse «vero ed onesto») Cappello compose le sue raccolte, e ancor più questa, secondo disegni coerentissimi. L’introduzione è di Francesca Archibugi, la regista che nel 2013 girò il film Parole povere dedicato a Cappello e alla sua poesia. Nel settembre 2013 apparve Questa libertà. «La scrittura mi ha torto il collo e ha costretto il mio sguardo nei luoghi felici dell’infanzia o a muovere i miei passi dentro dolori intensi che pensavo di avere rimosso» (Cappello 2013 p. 9). Del libro ha dato una puntuale e partecipe lettura Luigi Reitani che, riguardo ai due motivi dichiarati, scrive che nei primi quattro racconti l’autore «sa trarre dall’accaduto significati universali, senza tuttavia mai scadere in un facile moralismo», nel quinto «affronta con coraggio disarmante le conseguenze di un incidente che lo ha costretto su una sedia a rotelle, privandolo delle speranze riposte nel futuro». Nel 2014 pubblicò Ogni goccia balla il tango Rime per Chiara e altri pulcini, una serie di deliziose filastrocche dedicate all’amatissima nipotina Chiara, con illustrazioni di Pia Valentinis. Dopo un periodo di infermità particolarmente penoso, nel 2016 pubblicò Stato di quiete. Poesie 2010-2016. Sei anni, trenta poesie soltanto; nella nota introduttiva scrive: «Ci sono dei momenti nella vita in cui stare fermi è la scelta migliore, bisogna addensarsi intorno alla propria energia potenziale e lasciarsi scorrere addosso la bufera. Non è qualcosa di passivo; significa essere l’occhio di un ciclone» (p.14). Ma la raccolta è percorsa da un senso di resa, di abbandono, di rassegnato presentimento. Morì cinquantenne a Cassacco (Udine), domenica 1 ottobre 2017. L’anno seguente Rizzoli pubblicò Un prato in pendio. Tutte le poesie 1992-2007 integrando Azzurro elementare con Ogni goccia balla il tango, Stato di quiete e alcuni inediti, «scritti in sé mirabili, e, alla luce di tutta la sua parabola esistenziale e creativa, mirabilmente significativi» (Fo 2018 p. 48): otto poesie e alcune prose. Tra queste la più consistente, Cassacco anno zero, è il segmento finale della sua autobiografia, «una sorta di seguito naturale di Questa libertà» (Fo, ibidem), toccante racconto dell’ultimo ricovero ospedaliero e lucida riflessione sulla propria sorte: «la vita mi ha riservato il ruolo di un homo patiens. Allora mi chiedo se la pazienza sia la capacità di sopportare annullandosi o la capacità di sopportare ma sentire senza annullarsi. E non so darmi una risposta. Se non sostituendo il verbo sopportare con la locuzione “essere capaci di abbandonarsi”. Abbandonarsi, nel mio caso specifico, alla lingua, alla parola, in definiva alla vita» (Cappello 2018 p. 440). Oltre alla propria attività letteraria, Cappello fu generoso ideatore e curatore di iniziative di grande spessore culturale, tra cui la rassegna Lo sguardo della poesia, restare umani. Percorsi di poesia contemporanea promossa Comune di Tarcento, la maratona poetica presso i Colonos di Villacaccia, con interventi di ventidue poeti friulani raccolti con sua presentazione nel volume i colôrs da lis vôs (Associazion Culturâl Colonos 2006, con CD), gli spettacoli itineranti dei Cercaluna (vedi Medeossi 2019). Il 6 novembre 2012, al palazzo del Quirinale, Cappello ricevette dalle mani del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il premio Vittorio De Sica 2012 per la poesia. Il 21 giugno 2013 l’Accademia dei Lincei gli assegnò il Premio “Maria Teresa Messori Roncaglia ed Eugenio Mari”, il 27 settembre dello stesso anno l’Università di Udine gli conferì la laurea honoris causa in Scienze della formazione. Un passaggio della sua lectio magistralis: «In vent’anni di scrittura ho cercato di sforzarmi per raggiungere uno sguardo il più possibile nitido e pulito partendo da concetti di nitidezza fonica. Ho iniziato con l’idea che le parole sono materia plasmabile, allo stesso modo ho proseguito cercando prima di tutto una pulizia sonora della parola perché le parole sono fatte di suono e di silenzio, hanno entrambi questi elementi misteriosi al loro interno. Questa ricerca della pulizia, mano a mano che il lavoro si faceva più chiaro si è trasferita nello sguardo. Ho provato a cercare allora la precisione dell’immagine o di un’azione, di un oggetto che magari non dice niente e poi però si rivela essere il dettaglio che ti spalanca le porte di una realtà diversa da quella che stai osservando. Infine la comprensione, proprio nel significato etimologico del termine, dell’errore e del lapsus. Anche l’errore schiude dei mondi che non immaginavi fossero aperti lì, apposta per me che scrivo e per voi che li leggerete» (Cappello in Pierluigi Cappello. Un poeta sulla pista della luce, p. 19s). Nel novembre 2013 C. ricevette il premio letterario “Bruno Cavallini” per la poesia, il 5 dicembre la cittadinanza onoraria della città di Udine e il 13 dicembre quella di Tarcento. Nel cuore del festival Vicino-lontano il 17 maggio 2014 ricevette il premio letterario internazionale Terzani ex aequo con Mohsin Hamid. Nello stesso anno divenne beneficiario della Legge Bacchelli.

 

 

 

 

 

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Bibliografia

Opere di Cappello - Poesia: Ecce homo, Stab. Grafico “Carnia”, Tolmezzo 1989; Le nebbie, prefazione di M. TORE BARBINA, Campanotto Editore, Pasian di Prato 1994; La misura dell’erba, introduzione di L. TAPPARO, postfazione di A. GARLINI, Ignazio Maria Gallino Editore, Milano 1998; Il me Donzel, presentazione di G. TESIO, Boetti & C. Editori, Mondovì 1999; Amôrs, introduzione di M. TORE BARBINA, Campanotto Editore, Pasian di Prato 1999; Dentro Gerico, presentazione di G. TESIO, Editore «Circolo Culturale di Meduno 2002; Dittico. Poesie in italiano e friulano 1999-2003, introduzione di G. TESIO, Liboà Editore in Dogliani 2004; Assetto di volo, a cura di A. DE SIMONE, prefazione di G. TESIO, Crocetti Editore, Milano 2006; Mandate a dire all’imperatore, postfazione di E. AFFINATI, Crocetti Editore, Milano 2010; Azzurro elementare. Poesie 1992-2010, prefazione di F. ARCHIBUGI, BUR, Milano 2013; Ogni goccia balla il tango. Rime per Chiara e altri pulcini, Rizzoli, Milano 2014; Stato di quiete. Poesie 2010-2016, prefazione di JOVANOTTI, BUR, Milano 2016; Un prato in pendio. Tutte le poesie 1992-2017, prefazioni di A. FO, G. M. VILLALTA, E. AFFINATI, bibliografia a cura di A. DE SIMONE, BUR, Milano 2018. Prosa: Voci nella mia voce, Circolo culturale Menocchio, Montereale Valcellina 2009; Trimant il vivi, dialogo con D. DE MARCO, Circolo culturale Menocchio, Montereale Valcellina 2010; Questa libertà, Rizzoli, Milano 2013; Il dio del mare. Prose e interventi 1998-2006, BUR, Milano 2015. Traduzioni in friulano: Rondeau. Venti variazioni d’autore, Forum Editrice Universitaria Udinese, Udine 2011. Per plaquettes, edizioni d’arte, curatele, pubblicazioni e interventi su riviste e quotidiani e su antologie si veda l’ampia bibliografia di A. DE SIMONE in Un prato in pendio. ... leggi Tutte le poesie 1992-2017, Rizzoli 2018, pp. 467-484. Bibliografia della critica. Oltre alla succitata di DE SIMONE: N. DI MONTE, Un passo prima del buio, «Pagine», X/27 (1999), pp. 32-33; A. FO, Il verbale di una persistenza. Assedio e nostalgia di lontananze in “Gerico” di Pierluigi Cappello, «Caffè Michelangelo», VII/2 (2002), pp. 61-62; A. DE SIMONE, Dentro Gerico di Pierluigi Cappello, «Poesia», XV/164 (2002), pp. 51-57; A. GIACOMINI, Pierluigi Cappello in Tanche giaiutis. La poesia friulana da Pasolini ai nostri giorni, Associazione Culturale Colonos, Villacaccia di Lestizza, 2003, pp.151-153; M. CASAGRANDE, recensione a Dentro Gerico, «Atelier», VII (2003), pp. 70-75; M. MARCHESINI, Gli esordienti, in Poesia 2002-2003. Annuario a cura di Giorgio Manacorda, Cooper&Castelvecchi, Roma, 2003, pp.154-156; M. TURELLO, Un viaggio nella poesia assieme a Pierluigi Cappello, in «Messaggero Veneto» 11/09/2004 p. 19; S. AGLIECO, Pierluigi Cappello, Dittico, in Poesia italiana, a cura di Fabio Zinelli, XXIII, 2005, pp.110-111; D. PICCINI, Pierluigi Cappello. Il “nessun dove” della poesia, «Poesia», XIX/205 (2006), pp. 2-9; D. TORRECCHIA, Cime preziose: Assetto di volo di Pierluigi Cappello, opera completa di un raffinato furlan, «Studi novecenteschi», XXXIV/74 (2007), pp. 537-558; I. BOSSI FEDRIGOTTI, Versi musicali, liriche ardenti. In «Assetto di volo» l’italiano si accompagna al friulano, in «Corriere della Sera», 18 gennaio 2007; D. BRULLO (a cura di), Pierluigi Cappello. La Provenza in Friuli, in La stella polare. Poeti italiani dei tempi ‘ultimi’, Città Nuova, Roma, aprile 2008, pp. 45-60; C. SGORLON, Cappello affronta il mistero della vita oltre la siepe dei versi, in «Messaggero Veneto», 25 giugno 2008, p. 15: C. PRINCIOTTA, Assetto di volo, in Poesia 2007-2008. Tredicesimo annuario a cura di Paolo Febbraro e Giorgio Manacorda, pp. 292-294; P. DI TERLIZZI, Mandate a dire all’imperatore. L’attesa raccolta di poesie di Pierluigi Cappello, uomo di montagna aperto alle ferite del mondo, in «Il Momento», luglio-agosto 2010, pp. 11; M. TURELLO, Pierluigi Cappello trionfa: «La poesia è antagonista», in «Messaggero Veneto», 27/08/2010 p. 11; A. CASELLI, Pierluigi Cappello, Mandate a dire all’imperatore, in Poesia 2010-2011. Quindicesimo annuario, a cura di Paolo Febbraro e Matteo Marchesini, Giulio Perrone Editore, Roma, 2011 pp. 190-192; M. ZADRA e G. ZOBELE, intervista a Pierluigi Cappello a partire da Mandate a dire all’imperatore, https://lospazioesposto.wordpress.com, 22 luglio 2011; G. PIAZZA, Pierluigi Cappello, Mandate a dire all’imperatore, Cappello, «Communitas», De profundis, n. 58 (2012), Vita Altra Idea Soc. Coop, Milano; G. PIAZZA, La strada della sete di Pierluigi Cappello, «Atelier», a. XVIII, n.71, settembre 2013, pp. 68-77; L. REITANI, Da Rolando a Cortez, in AA. VV, Lo sguardo della poesia. Dedica a Pierluigi Cappello, Centro Iniziative Culturali, Tarcento, 2013; M. TURELLO, Pierluigi Cappello: con affetto, «La Panarie», 51/196 (2018), pp. 19-31. Il 19 febbraio 2018 si tenne presso l’Università di Udine il convegno “Pierluigi Cappello, un poeta sulla pista della luce”. Gli atti sono raccolti nel volume omonimo, a cura e con introduzione di Franco Fabbro, Antonella Riem Natale e Marco D’Agostini, pubblicato da Forum Editrice Universitaria Udinese, Udine 2019. Apre il volume la lectio magistralis tenuta da Cappello nel ricevere dall’Università di Udine la laurea honoris causa: La voce nuda. Le ragioni di un percorso poetico. Seguono i contributi di G. M. VILLALTA, Parola data. La poesia di Pierluigi Cappello; N. CROCETTI, Pierluigi Cappello, un poeta diverso; A. URBANO, Essere l’editor di un poeta; A. COLONNELLO, Nella bottega del far poesia con Pierluigi Cappello; M. D’AGOSTINI, Pierluigi Cappello, educare alla libertà. Un’intervista; A. R. PAOLONE, Poesia ed educazione in Pierluigi Cappello; G. P. GRI, Siarant i vôi par viodi. Nota intorno all’esperienza del limite in Pierluigi Cappello; F. FABBRO, Pierluigi Cappello tra poesia e sciamanesimo; P. MEDEOSSI, Con Pierluigi, cercando la Luna in un altro Friuli; I. e T. PERS, Benvenuti sulla Luna. Il viaggio insieme a Pier tra il gesto e la parola; V. DELLA MEA, Il discorso - Un ricordo; F. BERTINO, Nel suo giardino. A Cappello sono dedicati i romanzi di S. TAMARO Il tuo sguardo illumina il mondo, Solferino 2018 e di A. GARLINI Il canto dell’ippopotamo, Mondadori 2019. A. FO, La terra, la gente, il cielo nella poesia di Pierluigi Cappello, 24 luglio 2021. Video realizzato in occasione di “Pordenone legge”, https://www.youtube.com/watch?v=TfZlmD8Yo3U.Chiudi

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