Nacque a Udine nel 1860 e vi morì nel 1944. Fu medico chirurgo. Operò a lungo a Poffabro, dove fu alla direzione del piccolo stabilimento della fonte Giulia. Pubblicò numerosi saggi scientifici, dei quali, nella sua bibliografia medica friulana, Oscar Luzzatto riporta una quindicina di titoli. I testi, spesso utilizzati per conferenze, trattano di lotta contro la tubercolosi, di inaugurazioni o ricorrenze relative a colonie elioterapiche, di esperienze mediche, ma anche di tabagismo e della «missione della donna nella società moderna» (conferenza del dicembre 1907). Nel recensirlo sulle sue «Pagine friulane», Domenico Del Bianco lo definì «uno dei medici più colti e studiosi della provincia». Risulta assai limitata e sempre racchiusa nello schema del sonetto la produzione in versi in lingua friulana, secondo D’Aronco ascrivibile esclusivamente all’ambito dell’“otium” e caratterizzata dall’agilità di spirito, com’è il caso del sonetto dialogato Un consult dopo gespui, che Chiurlo - Ciceri indicano giovanile («Martignacco 1881»): una fanciulla spiega al medico che «plui no ài fan, né ligrie; nome s’al sgnaule / un giat, mi bat lu cûr e ‘o trimi a plen» [non ho più fame, né allegria; se solo miagola un gatto, mi batte il cuore e tremo tutta], sintomi per i quali il dottore suggerisce di «cioli Zef par midisine» [prendere Giuseppe come medicina]. Su «Pagine friulane» C. si firmava Iulius e riservava abitualmente al suo alter ego poetico la professione medica con i suoi aneddoti (Mal… di murì [Male… da morire]). Tuttavia ne Il miedi di vile [Medico di paese], datato Maniago, 10 luglio 1897, abbandona la vena scherzosa per raccontare il dramma di una madre alla notizia della morte della sua bambina. Nel sonetto più tardo ‘E sede [La seta] (Udine, 20 novembre 1934), C. descrive i piccoli gesti della produzione domestica della seta con una chiusura a mo’ di canzone: «E tu sede, riciezze dal Friûl, / Come il furlàn, va vie pal mont, o sede» [E tu seta, ricchezza del Friuli, come il friulano, va’ via per il mondo, o seta].