Elena Laura Eleonora Anna nacque il 25 luglio 1861 a Lestizza (Udine) dalla baronessa Felicita del Mestri di Schönberg e dal conte Nicolò Francesco, sindaco del comune di Lestizza e poi deputato alla Camera per la circoscrizione di Palmanova. F., settima di nove figli, trascorse l’infanzia nella villa di famiglia a Lestizza, dove la casata dei Fabris risiedeva da lungo tempo: qui, infatti, già a partire dalla prima metà del secolo XV, si stabilì il capostipite Gian Domenico Brianti. A Udine F. frequentò l’Istituto Uccellis, dando poi nel suo secondo romanzo, Brutta, una vivida testimonianza del periodo che vi aveva trascorso; mentre qualche anno più tardi avrebbe ricordato come nello stesso istituto ebbe occasione di incontrare Caterina Percoto, sua maestra e modello letterario. Nel 1883, a ventidue anni, F. convolò a nozze con il conte Antonio Pio Bellavitis (1848-1927), che a Udine fu impiegato presso l’ufficio metrico del Ministero dell’agricoltura, industria e commercio. La coppia, che ebbe tre figli, Felicita Anna Elisabetta Francesca, Mario Nicolò Riccardo ed Egle Benvenuta, visse tra il capoluogo friulano, la villa di Lestizza e Sarone, la località del pordenonese scelta da F. per trascorrervi alcuni periodi di villeggiatura. Il figlio Mario, laureato in giurisprudenza a Padova e docente presso lo stesso Ateneo e all’Università di Ca’ Foscari, a Venezia, mantenne un forte legame d’affetto con la madre e a lui si devono l’individuazione e la stesura dell’elenco completo degli scritti di F. e la pubblicazione postuma della raccolta Novelle e bozzetti (1927). Tra il 1887 e il 1891 la scrittrice diede alle stampe tre romanzi, tutti pubblicati a Udine: Un genio, dolore, amore ed arte (1887), Brutta (1889) e Zia Lavinia (1891). In essi cercò di dare una rappresentazione delle diverse classi sociali, ma non sempre gli esiti raggiunti furono all’altezza delle aspettative. Nello stesso torno d’anni iniziò a collaborare con quotidiani e periodici locali, in particolare con il «Giornale di Udine» e «Pagine friulane», pubblicando sia scritti letterari, molti dei quali verranno in seguito riuniti nella raccolta Pro parvulis (1899), sia articoli di cronaca, descrizioni di gite e di paesaggi, articoli di critica artistica e letteraria, oltre a biografie e necrologi. A causa di un’improvvisa malattia F. morì il 25 febbraio 1904, all’età di soli quarantadue anni, mentre si trovava con il marito a Bologna. Le sue ceneri furono accolte nel cimitero di Lestizza, dove una lapide ricorda la vita e l’arte della scrittrice. Dal 1884, anno di pubblicazione del suo primo romanzo, al 1904, F. si dedicò con impegno e passione alla scrittura e, attraverso la sua opera, raccontò la vita e i costumi della nobiltà udinese, cercando di descrivere con altrettanta attenzione le vicende e le sofferenze delle comunità rurali del Friuli, riproducendone anche la lingua. Celebrò la saggezza e l’umanità del mondo contadino, ma ne denunciò anche i «rigidi pregiudizi e i malevoli pensieri», annotando scrupolosamente «le anacronistiche superstizioni, le credenze magiche agrarie arcaiche, i modi di dire e di vita». Le sue considerazioni erano frutto di un atteggiamento paternalistico di matrice cattolica, tipico del tempo e della classe sociale a cui la scrittrice apparteneva, che considerava la realtà contadina come un mondo astratto da redimere dalla superstizione e dall’ignoranza, senza cercare di comprenderne sino in fondo la complessità. Il comune di Lestizza ha voluto intitolarle la Biblioteca civica, mentre a Udine le è stata dedicata una scuola media. Anche il paese di Sarone ha ricordato la sua illustre ospite intestandole una via.