Ingegno poliedrico e versatile, eccentrico e anticonformista, nacque a Udine il 9 febbraio 1863 da famiglia benestante. Dopo aver frequentato le scuole elementari presso lo “stabilimento” delle Grazie dove proseguì gli studi fino al ginnasio, nel biennio 1876-1877 frequentò il collegio militare di Milano che abbandonò nel 1878. Passò poi all’Istituto tecnico di Cividale, poi a quello di Udine per imparare il mestiere di telegrafista. Nel 1882 fece il cromista per la ditta Passero di Udine e nello stesso anno entrò all’Accademia di belle arti di Firenze. Rientrò a Udine con il titolo di professore di disegno. Nel 1883 intraprese con passione gli studi musicali di armonia, contrappunto e fuga con Luigi Cuoghi e divenne maestro di musica; nel 1885 fu direttore della banda a Tarcento, dove sposò nel 1889 la maestra Maria Giovanna Troino, che gli diede due figli, Arnaldo e Guido. L’anno successivo scrisse una raccolta di brani per voce e pianoforte, secondo il gusto dell’epoca. Nel 1886 fondò a Udine il Club mandolinisti e chitarristi udinesi, oggi Orchestra a plettro a lui intitolata dal 1926; dal 1890 al 1897 si trasferì a Trieste dove insegnò privatamente mandolino, mandola, chitarra e zither e fondò un Circolo mandolinistico. A quegli anni risale la pubblicazione di valzer e romanze, ma soprattutto di metodi e antologie presso l’editore Carlo Schmidl. Dal 1914 gestì a Udine una fabbrica di giocattoli che ottenne riconoscimenti nazionali; all’indomani della disfatta di Caporetto dovette trasferirsi prima a Milano e, nel 1918, a Napoli, dove fondò e diresse un importante stabilimento meccanico con tanta perizia da meritare il titolo di cavaliere per meriti industriali e dove ricevette la notizia della morte del figlio Guido sul fronte francese. Tornato a Fauglis di Gonars alla fine della guerra, fu commissario prefettizio dal 1919 e podestà dal 1924 al 1930 e vi morì il 1°dicembre 1943. Gli anni trascorsi a Gonars furono i più produttivi dal punto di vista artistico. Purtroppo i dipinti a olio, acquerello e pastello andarono in gran parte dispersi, in particolare i ritratti, mentre rimasero tracce di paesaggi agresti e bozzetti con i quali vennero allestite alcune mostre. Nel 1927 M. formò una corale maschile di quarantacinque elementi che diresse fino al 1942 e che oggi si chiama, in suo onore, “Tite Grison”. Il fondo musicale donato dal figlio Arnaldo al Conservatorio di musica Iacopo Tomadini di Udine si presenta invece integro e conserva più di duecento lavori, trascrizioni-riduzioni da melodrammi per più organici diversi e composizioni originali ancorate alla scrittura tardo-ottocentesca. Operette, favole e vaudevilles, quasi sempre in friulano, accompagnati da bozzetti di scene e costumi, sono arricchiti dall’ironica freschezza tipica del suo temperamento. La sua fama è legata principalmente alla trentina di villotte in friulano a tre voci su testi propri, di Pietro Zorutti, Bindo Chiurlo e altri; le pubblicò sul periodico «Ce fastu?», in un proprio album nel 1930 e nelle raccolte della Società filologica friulana. Nel 1914 stampò La vera furlana nelle sue due forme originali per pianoforte, che richiamò su quella forma l’attenzione di musicisti e studiosi. Scrisse danze, inni, brani sinfonici e molta musica strumentale, soprattutto per plettri ma anche per archi, per voce e pianoforte, e musica polifonica sacra. Coltivò anche la fotografia; il comune di Gonars, molto attento a onorarne la memoria, ha raccolto un migliaio di pezzi fra lastre, lastrine stereoscopiche e pellicole dalla fine dell’Ottocento al 1940. Solo di recente il suo fondo fotografico è stato ricomposto e valorizzato con mostra e catalogo, per cui oggi si riconosce che egli operò con acuta propensione anche nella fotografia. Si lasciò contagiare dall’entusiasmo del primo Novecento per le innovazioni tecnologiche e costruì in proprio automobili e persino un aeroplano, strumenti musicali tradizionali e di sua invenzione. Negli ultimi vent’anni scrisse una quarantina di poesie in friulano, occasionali o scherzose.