AGOSTINI GIOVANNI ANTONIO

AGOSTINI GIOVANNI ANTONIO (1540 - 1631)

pittore, intagliatore

Immagine del soggetto

Altare ligneo di Giovanni Antonio Agostini nella chiesa di S. Michele a Formeaso di Zuglio (1603), particolare.

Nato intorno al 1550 a Fielis di Zuglio è documentato come pittore e intagliatore dal 1570 al 1631, anno della sua morte a Udine. Ritenuto allievo dell’Amalteo per la pittura e forse di Girolamo Ridolfi per la plastica, è pure probabile una sua formazione in ambito veneziano e certa appare la collaborazione con lo scultore feltrino Francesco Terilli, di cui replica alcuni modelli. Fu autore assai prolifico che seppe dare il meglio di sé per qualità formali e stilistiche nell’attività dell’intaglio, tanto da porsi ai vertici di tale arte nel Friuli fra Cinque e Seicento; mentre, per quanto riguarda la parte pittorica, non si elevò mai dall’iterazione di moduli locali (desunti da Pellegrino da San Daniele, Pordenone e Amalteo), svolti attraverso una cifra stilistica di modeste proporzioni. D’altra parte simili caratteri trovavano piena rispondenza nelle richieste di un mercato legato a chiese di piccoli centri, spesso periferici, in cui i committenti non gradivano particolari novità espressive ed erano ancorati agli esiti più fortunati della produzione dei decenni precedenti. Significativa in questo senso è la cimasa con Trinità e Annunciazione nella chiesa dei SS. Filippo e Giacomo a Conoglano di Cassacco (degli inizi Seicento), che riprende uno schema di impaginazione tipica dell’arte friulana del Cinquecento, nella quale la scena della Trinità deriva dal celebre dipinto di analogo soggetto del Pordenone (del 1535), nel duomo di San Daniele del Friuli, seppure impoverita fino ad avvicinarsi a modi popolareschi. ... leggi Analoghi echi della stagione del primo Cinquecento friulano si avvertono pure nel San Sebastiano con san Giuseppe e san Rocco (1588), già nella chiesa di S. Francesco di Udine e ora nei Musei civici di quella città, nel quale al prestigio della commissione corrisponde un trattamento qualitativo di ben maggiore spessore. L’A. risulta essere stato molto attivo in Carnia, sua terra d’origine, come attesta la pala che raffigura il Battesimo di Cristo nella pieve ad Invillino di Villa Santina (1570), sua prima opera conosciuta, la pala di San Giovanni Battista nella chiesa di S. Daniele a Paluzza (del 1593), i Santi Urbano e Sinforiano nella parrocchiale di Trava di Lauco, la Vergine con santi nella chiesetta di S. Nicolò a Comeglians, un’ancona lignea nella chiesa di S. Caterina a Luint di Ovaro, un trittico ligneo nella chiesa di S. Leonardo a Osais di Prato Carnico, la pala con la Pentecoste nella chiesa di S. Giovanni a Lungis di Socchieve, le portelle dell’organo della pieve di S. Pietro di Zuglio e l’altare di S. Michele a Formeaso (1603), tre statuette nella parrocchiale di Zovello e due dipinti per la parrocchiale a Ravascletto, l’Adorazione dei Magi per Santo Spirito a Chiusini di Piano d’Arta e l’altare nella chiesa di Avausa, l’altare del Santo Nome di Gesù nella parrocchiale di Sutrio, dove per la chiesa di S. Nicolò realizzò anche un’ancona. Si tratta di una lunga teoria di opere che segnalano l’A. come uno dei principali protagonisti della scena friulana tra Cinque e Seicento, con i limiti di cui si è detto e con il pregio di corrispondere in modo corretto al desiderio di un aggiornamento degli apparati decorativi in edifici sacri lontani dai centri maggiori. Alla produzione ricordata si aggiunge quanto creato per altre aree del Friuli, come il polittico di Sant’Antonio abate nella chiesa di S. Giorgio a Pagnacco, gli altari lignei per le chiese di S. Maria del Giglio di Tarcento (1604), di S. Pelagio ad Adorgnano di Tricesimo e di S. Floreano di Buia (del 1630). Inoltre una sua scultura lignea che raffigura la Madonna con il Bambino è conservata nella località croatoistriana di Svetvincenti. Tuttavia per l’A. risulta arduo stilare un catalogo esaustivo, poiché sono certamente ancora numerose le sue opere sparse nelle chiese friulane che attendono una precisa attribuzione.

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Bibliografia

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